Camilla  domande di Psicologia e dintorni  |  Inserita il 23/10/2019

Problemi di accettazione

Salve, mi chiamo Camilla e ho 25 anni. Mi sono sempre considerata una persona stabile e forte, dal momento che non ho mai lasciato che una situazione familiare difficile (mia mamma da che ricordi soffre di depressione e prende psicofarmaci, e non è mai stata davvero in grado di stabilire un rapporto con me) mi destabilizzasse nell'affrontare la vita. Oggi ho due lauree e un lavoro stabile, e sono da tutti considerata una persona allegra e positiva. Nell'ultimo periodo ho dovuto però fare i conti con una situazione che mi ha destabilizzato. Il mio ragazzo ha sofferto di attacchi di panico e, nonostante abbia reagito inizialmente bene alla cosa cercando di essergli di supporto, ora che sta meglio sto sperimentando un mix di rabbia e paura a scoppio ritardato. Credo che tutta la situazione che ho sempre dovuto affrontare con mia madre influisca su questa cosa, ma mi rendo anche conto che non dovrei fare il paragone essendo due situazioni, e soprattutto due persone, molto diverse. Non riesco tuttavia ad accettare fino in fondo questa situazione, e questa mia rigità e sorta di intolleranza verso la debolezza psicologica altrui mi preoccupa, perchè ho paura possa compromettere il rapporto con la persona di cui sono innamorata. Sto valutando se vista la mia situazione potrebbe essermi utile un percorso psicologico, anche se non ho mai avuto nessun tipo di disturbo psichico.
Attendo risposte, grazie mille dell'attenzione

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Mirella Caruso Inserita il 24/10/2019 - 09:43

Salve Camilla, è stata davvero in gamba a gestire una situazione familiare difficile dove la sua mamma è stata oppressa dalla depressione lasciandole il problema di crescere protetta senza il suo aiuto. Emozioni e rabbia oggi si presentano nella sua relazione e la conducono a uno stato di sconcerto. E così succede. Situazioni psichicamente forti, emozioni non elaborate tornano a ripresentarsi nella vita, quasi spingessero la persona a prenderne atto, a farci i conti. Sigmund Freud parlava di "coazione a ripetere" (vedi) per indicare la tendenza della psiche a ripetere per riorganizzare esperienze passate vissute dolorosamente e passivamente, nel tentativo di liberarsene. Emozioni che talvolta si ripresentano ne sogni. Il suo sconcerto di oggi, la rabbia e la paura potrebbero essere motivate dalla percezione di avere a che fare con la medesima situazione: perché a me, ancora! Un percorso di psicoterapia sarebbe utile per elaborare quell'abbandono, anche se lei ha fatto di tutto per costruirsi come una persona forte e serena. I sintomi psichici come gli stati depressivi o gli attacchi di panico, mi consenta, non sono frutto di debolezza psicologica bensì il contrario: un sintomo arriva quando non si può cambiare, quando è difficile, quando non si possono intravedere altre possibilità. Quando si rimane tenacemente attaccati al modo di vivere abituale, che può essere, anche molto compatto e impenetrabile alle sollecitazioni del mondo esterno. Un tempo noi si andava tutti "in analisi", oggi la maggior parte delle persone arriva con sintomi conclamati, quando oramai non ce si fa più. Il suo ragazzo si sta facendo seguire? In bocca al lupo.