Uscire dalla "zona di comfort" o accettare la propria natura?
Salve, sono una ragazza di 29 anni e da tempo mi pongo un quesito: per vivere bene, bisogna a tutti i costi tentare di migliorarsi e di superare i propri limiti o sarebbe meglio accettarsi per quello che si è, con i propri pregi e difetti? Ho sempre desiderato avere una carriera di cui potessi andare fiera, che mi garantisse un buono stipendio e che mi facesse sentire realizzata e, per questo motivo, talvolta mi sono imposta decisioni "più grandi di me", pensando che ogni cosa debba essere conquistata con il sacrificio. Pur non rivedendomi a pieno in quell'immagine futura che avevo di me, ho sempre pensato che con un po' di sforzo avrei potuto limare certi aspetti del mio carattere in modo da conformarmi a quell'idea. In fondo, si fa un gran parlare di quanto sia importante uscire dalla propria "comfort zone" e superare i propri limiti. "Fake until you make it", dicono. Ora, però, mi ritrovo a quasi 30 anni, con un'enorme confusione e senso di smarrimento. Una parte di me vuole cedere e abbandonare tutto. Come potrebbe mai una persona introversa, riservata, timida ambire a posizioni professionali tanto importanti? L'immagine che ho nella mia testa cozza con questi aspetti del mio carattere, ma, a questo punto, mi chiedo se sia sano tentare di combatterli. E' questo il momento di accettarsi o di insistere ancora di più? Sono solo troppo pigra se desidero lasciarmi andare o mi è concesso?