Antonio domande di Genitori e Figli  |  Inserita il 20/02/2016

Bari

Rapporto con mio padre

Salve non so se è la sezione giusta sulla quale scrivere non sapendo se si tratta di un fatto psicologico.
Il motivo di questo messaggio è il pessimo rapporto con mio padre che io chiamo rapporto tra bambino e figlio. Si perchè mio padre manca poco e diventa un bimbo capriccioso.
Lui ha ben 67 anni ed io 28. Inizio dicendo che il nostro rapporto non riguarda maltrattamenti e simili ma bensì l'educazione rigida che non c'è mai stata per me.
L'unica cosa che mio padre ha saputo trasmettermi è stata solo paura e ansia di dover affrontare le cose normali per un figlio maschio.
Forse dovrei raccontare in due parole la vita di mio padre che ha perso i suoi genitori molto giovane. Ha lavorato fino ai 35 anni, non è stato mai accettato dalla famiglia di mia madre con la quale è sposato da 30 anni.
Dopo che ha perso il lavoro ha fatto altri lavoretti. Con il passare del tempo non so perchè ma ha sempre trovato scuse per non lavorare rifiutando colloqui e non presentarsi ad appuntamenti prefissati sapendo che doveva mantenere una famiglia visto che mia madre è la classica donna del sud che deve badare alla casa e alla famiglia che non può permettersi di lavorare. Ecco fin qui penso sia chiaro. Ma la cosa che mi fa rabbia è il dover vivere con la consapevolezza che mio padre non riesca a comprendere che io non sono come lui. Io sono l'opposto. Molto più maturo. Io ho studiato lui no, io ho fatto determinate esperienze e lui no. Lui si è rinchiuso dentro casa da ben 8 anni a causa di un problema alla vista dopo aver affrontatato degli interventi agli occhi ma la vista è ancora buonissima per permettersi di uscire e di giudare ma lui ha voluto questa scusa appunto per non uscire e le uniche persone che mandano avanti le pratiche per le questioni democratiche della famiglia sono io in primis e mia madre. Io alla mia età mi sento un ragazzo fallito a causa sua. Vedo in giro uomini e figli con un armonia bellissima come la scorsa volta quando vidi due uomini scendere uno da una macchina e l'altro da una moto e scambiarsi i mezzi e ho sentito dire al ragazzo PAPA' CI VEDIAMO STASERA e ho provato invidia enorme invece in casa mia non passa mai un giorno liscio a causa di discussioni banali volute da lui. Per non parlare delle brutte figure davanti i miei amici di scuola quando dovevo uscire tardi o prima e lui non voleva mai aspettare un minuto di più e mi urlava contro davanti i miei amici. Ma questa è una della tante cose accadute e che accadano ancora oggi. E' un tipo ansioso e paranoico. Non affronta le questioni faccia a faccia e non c'è un dialogo fluido ma se ne sta a guardare la tv o alla finestra e parla sottovoce. E' un uomo che si mette il muso per ore e ore a causa di banalità. E' anche un tipo che pensa male su tutto come quando mi chiede di controllare il credito della carta e il sito non è al momento disponibile lui crede che io non voglia farlo dicendomi rimproverandomi come se la colpa fosse la mia o anche quando la linea è lenta su internet e gli devo far vedere un video o altro se dico che la linea è lenta lui è dubbioso come se io non volessi fargli il favore di vedere un sito. Insomma sono molteplici le cose che vi posso raccontare ma non servirebbe un messaggio. Oggi io mi sento diverso dagli altri ragazzi a causa sua in quanto ho perso gli anni più belli cioè la pre-asolescenza e post-adolescenza. Le uscite dovevo evitarle perchè mi ha insegnato che uscire ritirarsi tardi o altro significava non voler bene alla famiglia e quindi restare a casa così eravamo tranquilli che non mi succedesse nulla di grave. Quindi per mio padre uscire o andare in gita vale a dire rischiare qualcosa di brutto. Sono cresciuto con questa mentalità e ansia bruttissima. Non ho mai partecipato a gite scolastiche, non mi sono divertito tantissimo in questi 28 anni, a 18 anni oggi i ragazzi hanno la macchina e vanno in giro mentre io a 18 o 20 anni non dovevo guidare e tanto meno andare in macchina con nessuno dei miei amici per evitare rischi. Ok i rischi ci sono ma evitare di fare una vita normale per un ragazzo è davvero brutto. Ritornando al discorso lavoro mio padre da piccolo ha sempre lavorato ma non è stato un tipo che si è dato da fare costruendosi una reputazione lavorativa con dei risparmi ecc...Io oggi non ho nessun amico in quanto il dover rispettare le sue regole di stare in casa mi ha portato ad ingrassare per poi dimagrire e questo ha fatto si che io avrei visto gli amici piano piano allontanarsi da me a causa dei miei rifiuti ad ogni loro invito. Sono alla ricerca di un lavoro, non ho la macchina perchè dopo la patente per mio padre era pericoloso che io guidassi una macchina ma non si rende conto che la patente non me l'hanno regalata e che sono in grado di fare kilometri in macchina, ho paura di innamorarmi perchè lo so già che in caso dovessi presentare la mia ragazza ai miei o invitarla a cena a casa mia mio padre rovinerà tutto come ha sempre fatto. Ho la passione per la musica ho avuto proposte di andare fuori casa per fare degli spettacoli e ho dovuto rifiutare anche queste occasioni a causa sua e quando per scherzo o per davvero dico ai miei genitori che prima o poi sarò famoso lui risponde così "SE ASPETTIAMO TE QUANTI ALTRI ANNI PASSERANNO??" e parte con una risata. Ma se per lui ho rifiutato occasioni importanti come si permette? Insomma a volte mi vien voglia di lasciare il mio paese e andarmene staccandomi da tutto e tutti e magari realizzarmi nella vita come lui non ha fatto e dare ai miei figli soprattutto se maschi una rigida educazione e crescerli diritti come veri uomini. Cosa sarà giusto per me? Cambiare il mio modo di vedere mio padre accettandolo e realizzarmi lo stesso oppure comportarmi da duro e facendogli capire che mi deve trattare come uomo e non come stupido. GRAZIE.

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Cristina Fumi Inserita il 22/02/2016 - 10:02

Caro Antonio,

quanto dolore, sofferenza, disillusione si leggono tra le righe di questa tua lettera; leggendola, a me è venuto in mente questo testo tratto dal Piccolo Principe di Antoine-Marie-Roger de Saint-Exupéry

"È una follia odiare tutte le rose perché una spina ti ha punto, abbandonare tutti i sogni perché uno di loro non si è realizzato, rinunciare a tutti i tentativi perché uno è fallito. È una follia condannare tutte le amicizie perché una ti ha tradito, non credere in nessun amore solo perché uno di loro è stato infedele, buttate via tutte le possibilità di essere felici solo perché qualcosa non è andato per il verso giusto. Ci sarà sempre un'altra opportunità, un'altra amicizia, un altro amore, una nuova forza. Per ogni fine c'è un nuovo inizio."

I genitori rappresentano per noi importantissimi punti di riferimento emotivi e affettivi fin da quando siamo molto piccoli; dipendiamo fisicamente e psicologicamente da loro fin dal primissimo momento in cui veniamo al mondo, rimangono per molto tempo gli unici adulti di cui fidarci, gli unici a cui affidarci.
Se essi deludono le nostre aspettative, se tradiscono i nostri desideri noi soffriamo, molto, moltissimo.
Se essi continuano a deludere e a tradire, continuiamo a soffrire.

Essi sono uomini e donne: non sono esseri perfetti e onnipotenti, sbagliano e possono fare male, molto male.

Crescendo nonostante la fatica e la sofferenza, è possibile difendersi e imparare a difendersi dal male altrui; è possibile ritrovare in qualcuno d'altro la fiducia e la speranza nella vita.
Oggi Antonio ha 28 anni, PUO' difendersi e DEVE difendersi.
Lo deve imparare però, nessuno glielo ha evidentemente insegnato; contatti se possibile un terapeuta anche pubblico (consutorio e ASL) della sua zona.

E' possibile un nuovo inizio. Se lo conceda, nonostante tutto e tutti: non pensi a Suo padre ma solo a sè.

Un caro saluto.

Dott.ssa Cristina Fumi
psicologa-psicoteraeputa
MILANO
www.studiokaleidos.it

Dott.ssa Serena Russo Inserita il 22/02/2016 - 09:45

Gentile Antonio,
ha ragione: un messaggio non è sufficiente a descrivere la sua situazione nè a fornirle il supporto adeguato che merita di ricevere. Alcune riflessioni però voglio farle insieme a lei: all'inizio del msg lamenta di non aver ricevuto un'educazione rigida da parte di suo padre, e pertanto si augura di poter un giorno fornire questo tipo di educazione ai suoi figli proprio perchè ne ha sentito fortemente la mancanza. Continuando poi nella lettura, quello che emerge è invece la descrizione di un'adolescenza molto faticosa, priva di tutte le esperienze ricreative che un adolescente dovrebbe fare. In poche parole una vita "rigida", incapsulata all'interno di rigorosissime regole morali e comportamentali imposte da suo padre, quel tipo di educazione rigida che però dice di non aver ricevuto. Racconta inoltre di suo padre chiuso in casa per un problema agli occhi assolutamente superabile; dice di non voler assomigliare a lui ma poi nei fatti, un po' per le imposizioni di suo padre, un po' per quelle che lei stesso si impone, anche lei si sta imprigionando. La sua prigione è dapprima stata il suo corpo, adesso sono le sue paure irrazionali di mettersi in gioco su un piano adulto, che la immobilizzano al pari del problema agli occhi di suo padre. La sua autostima è stata fortemente compromessa da tutto questo, ma deve assolutamente trovare il modo di iniziare a fidarsi di se stesso e di credere nelle sue capacità. Se non inizia per primo lei a farlo, agli altri risulterà ancora più complesso. Le suggerisco di iniziare un percorso terapeutico con un terapeuta ad indirizzo sistemico-relazionale. Vedrà che la aiuterà a trovare le risposte e la forza che disperatamente sta cercando.
Le faccio i miei migliori auguri e rimango comunque a disposizione.
Un saluto
Dott.ssa Serena Russo
Psicologa-Psicoterapeuta
Roma