Claudio  domande di Genitori e Figli  |  Inserita il 05/09/2019

Genova

Mi odio

Gentili dottori,
Sono Claudio, ho 23 anni e ho già fatto psicoterapia per un periodo di 10 mesi, da Marzo a Dicembre 2017.
Scrivo di una situazione per me tanto confusa quanto recente. Il mio problema è che dentro di me c'è una voce che quando non viene soffocata mi ricorda che mi odio, me lo urla. Disprezzo me stesso per la mia debolezza, per la mia lunaticità, per non riuscire a essere autentico con le persone a cui tengo. Non mi piaccio fisicamente ed è per me un'ossessione, ma prima di iniziare a fare palestra per irrobustirmi ho cominciato a sospettare che il mio problema sia ben diverso da una semplice dismorfofobia: sospetto che quanto mi sta accadendo da un po di anni sia il risultato di un'infanzia in cui sono arrivato a idealizzare i miei genitori per non provare ira e frustrazione per la loro educazione repressiva (e a tratti violenta). In sintesi, sospetto che dentro di me ci sia una rabbia che non trova espressione, derivante da una "pedagogia nera" e che mi porta al giorno d'oggi a odiarmi, mi trovo infatti ridicolo e gradualmente sto perdendo le speranze di amarmi. Ho l'abitudine da 5 anni di tenere un diario, nel quale non scrivo sistematicamente quanto accaduto ogni giorno: preferisco invece usarlo come valvola di sfogo, senza appuntamento, quando mi va lascio che i miei pensieri si imprimano senza filtri sulla carta. Per carattere sono introspettivo e cerco di ascoltarmi, qualunque emozione io stia provando. Ma fare lo psicologo di me stesso non è semplice, soprattutto perché non ho una sincera autostima e mi giudico a ogni piè sospinto. La consapevolezza del mio odio è arrivata dalle pagine del mio diario datate 6 mesi fa. Nel mio ultimo percorso di psicanalisi ho compreso infatti che ho soffocato per tutti gli anni del liceo questo odio verso me stesso creandomi un'immagine ideale di me stesso, quasi un "supereroe": sono stato figlio modello, studente modello, amico modello, ragazzo pacato e sempre incline all'ascolto. Insieme al mio dottore abbiamo superato questa visione, ma da quel momento mi sono sentito "nudo". Ho provato a ricostruire un'autostima (questa volta autentica) ma non ci sono mai riuscito, in questo quadro ho avuto anche la mia prima delusione amorosa e sono stato lasciato all'improvviso dal ragazzo che amavo. Mio padre non ha accettato completamente la mia sessualità e con lui il rapporto è molto complicato: da un po' di tempo non gli voglio più bene, ma non me ne vergogno, avrà le sue responsabilità senz'altro. I miei genitori si sono separati quando avevo 8 anni, da lì mio padre è passato da essere il mio dio a una persona che a tratti odiavo, perché non viveva più con me e anzi, dopo poco tempo ha conosciuto la sua attuale moglie. A livello razionale non mi sento geloso, ma chissà cosa bolle in pentola da anni. Il risultato è che adesso lui vorrebbe vedermi in modo più leggero, per venirmi incontro e aiutarmi a sentirmi di nuovo legato a lui, se non come un padre almeno come un amico. Ma non ne ho voglia, e se a volte mi sento in colpa più sovente mi sento saldo nella mia decisione. In conclusione, anche questo "voltafaccia" con mio padre mi sta facendo pensare di covare una rabbia inespressa, motivo della mia autostima bassa, o forse del tutto assente. Voglio cambiare la mia vita e amarmi, non ha senso la vita senza l'amore per se stessi: non sarei capace di amare nessun altro, perlomeno non in modo sano. E a 23 anni sento di consumare nell'odio quelli che potrebbero essere i miei anni migliori. Voglio far rivivere quel bambino che a un certo punto è diventato adulto di colpo. Vorrei sapere se un percorso psicologico nel mio caso può essere d'aiuto e se secondo voi, per quanto potete leggere, io abbia fatto centro e in qualche modo abbia capito da dove deriva la mia frustrazione. Grazie in anticipo per il cortese interesse, cordiali saluti.

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Mirella Caruso Inserita il 06/09/2019 - 09:32

Milano
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Gentile Claudio, nel 2017 ha iniziato una psicoterapia durata circa otto mesi, ma considerando le pause anche di meno, che mi pare avesse dato buoni risultati. Che cosa è successo, come mai ha interrotto il percorso..si è sentito nudo, scrive. Questa parola potrebbe avere molti significati e da qui' possiamo fare solo delle congetture. Si è sentito scoperto, messo-a-nudo in una situazione in cui i vecchi meccanismi difensivi (la ricerca della perfezione, l'idealizzazione di se stesso) non funzionavano più perché oramai inadeguati, oppure il toccare "da vicino" la conflittualità con il proprio genitore l'ha disturbata non poco... E che cosa sentiva verso l'analista nel momento in cui ha deciso di interrompere: paura del giudizio, del confronto, risentimento, rabbia, la necessità di mantenere una posizione? Un bisogno di proteggerlo? Sì, anche questo può essere un motivo d’interruzione. Tenga presente anche che a volte si può interrompere una terapia proprio nel momento in cui sta funzionando: i motivi possono essere i più vari, ma è come se la mente ponesse un blocco, un irrigidimento e non riesce ad andare avanti. Un blocco che ha ora nei confronti di suo padre. Un blocco che andrebbe analizzato. Credo che proprio da qui' possa iniziare, sia col vecchio terapeuta sia con uno nuovo. Non saranno certo le pagine di un quaderno a poterle dare una risposta. Cordiali saluti.

Dott.ssa Sara Vassileva Inserita il 08/09/2019 - 17:13

Gentile Claudio,
mi sembra che ci siano molte cose che sono emerse nella sua precedente psicoterapia, ci sono molti temi che possono essere affrontati per potersi sentire meglio. Lei parla di problemi ai autostima, difficoltà nella relazione con suo padre, rabbia...
Sarebbe opportuno riprendere il suo percorso psicoterapico con il precedente professionista oppure continuarlo con uno nuovo, ma le sarebbe utile sicuramente proseguire.
Saluto, Sara Vassileva