Jonatan domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 14/02/2018

Pescara

Consigli su presunta crisi depressiva

Gentili Dottori. Sono un ragazzo di 31 anni. Da circa 3 mesi sono stato lasciato da una ragazza dopo 6 anni di fidanzamento di cui 3 anche di convivenza. Preciso che per me è stato un fulmine a ciel sereno e sono entrato in una profonda crisi, accentuata sicuramente da un mio vissuto psicologico non semplice (probabilmente perchè ho un padre con disturbo bipolare e un fratello con depressione maggiore diagnosticati quando ero ancora un bambino) e dalla freddezza con cui la mia ex mi ha trattato nonostante la mia vistosa sofferenza. il primo mese è stato un pò come l'occhio del ciclone: ho ripreso le mie amicizie e mi sono fatto forza con loro. Tuttavia dal secondo mese in poi ho iniziato ad entrare in una crisi profonda. Sono un libero professionista, sono sempre stato brillante, svolgendo il mio lavoro con passione. Gli altri mi descrivono in questo modo e come una persona forte, simpatica, empatica. Ora indosso una maschera di finta serenità, ma dietro questa maschera vedo buoi: svolgo il mio lavoro come un automa, non ho più hobby, esco con gli amici solo per non perderli e ho a volte idee suicidarie (sono queste che temo maggiormente). Da circa 2 settimane ho intrapreso un percorso autonomo di introspezione e miglioramento del mio rapporto con la gente ( sto cercando di essere una persona migliore di quella che già sono). A complicare il tutto c'è il rapporto travagliato con l'altro sesso: non ho problemi a parlare con le donne, ma ho serie difficoltà ad andare oltre l'amicizia, sicuramente per cause imputabili a me. In questi 3 mesi sono uscito con 2 ragazze di cui una abbandonata per via di incompatibilità caratteriali e l'altra in standby per sua scelta. Insomma da come ho descritto le cose avrete capito che in testa ho una tempesta di pensieri, sentimenti ambigui e difficoltà psicologiche. Spero possiate consigliarmi cosa fare. Grazie in anticipo

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 15/02/2018 - 09:41

Roma - Cassia, Flaminia, Tor di Quinto, Cesano, Fo
|

Buongiorno Jonatan,
mi sembra che lei sia molto concetrato su una condizione di benessere e migliormaneto di sè che le provoca un'intenso stato di attivazione psicofisica e lo allontana dal contatto con i suoi sentimenti e vissuti che attendono una deminazione e comprensione. Lei infatti ha parlato di una "profonda crisi" ma non mi sembra chiaro come si senta in realtà ed in più si fa condizionare dalle diagnosi che hanno ricevuto suo padre e suo fratello. é come se volesse rassicurarsi accostandosi a loro e trovare così una spiegazione che semplifichi la sua condizione.
Ma vede, il processo di conoscenza di sè è molto complesso e richiede anche coraggio e forza nel conoscere parti di sè che appaiono nascoste, come lei stesso afferma quando parla di "maschera di finta serenità". Quindi, può iniziare a lavorare su stesso prendendo contatto con le sue emozioni, ma con l'obiettivo di conoscersi più a fondo, sospendendo il giudizio su di sè e quindi senza porsi degli obiettivi di "miglioramento" che sortiscono l'effetto contrario, in quanto si concentra sui suoi punti deboli.
poi, se lo ritiene opportuno può chiedere aiuto ad un professionista in modo da avere una comprensione più ampia e indagare le "idee suicidarie" di cui ha parlato e che giustamente teme, perchè nascondono un disagio più profondo che va oppotunamente analizzato.
Dott. ssa Anna Marcella Pisani (Roma)

Dott.ssa Mariangela Spera Inserita il 14/02/2018 - 18:42

Siena
|

Gentile Jonatan,
le separazioni sono un momento cruciale della nostra vita, che ci mettono di fronte, a volte tutto ad un tratto, una realtà completamente diversa da quella che avevamo immaginato. Si crea così quella incrinatura in noi stessi, ed emergono le fragilità, le insicurezze, le paure, i dubbi che possono farci vacillare. Il momento di presa di consapevolezza dell'essere soli, di non aver nessuno su cui basare la propria esistenza, può lasciare spiazzati. Senza certezze, punti di riferimento, o vedendo i propri progetti svanire tutto perde senso. Spesso risulta inefficace provare a mostrare a se stessi e agli altri che nulla sia successo. A volte nei momenti di crisi e difficoltà si chiede e a se stessi di dare di più, di essere migliori, di uscire quasi indenni dalle difficoltà. Ma non è detto che siamo pronti a farlo, e queste aspettative verso se stessi possono portare maggiore confusione e frustrazione. Il consiglio che sento di darle è di prendere in considerazione la possibilità di intraprendere un percorso di psicoterapia, che le permetta di riflettere su cosa è successo nella sua vita, di ‘farci i conti’, con l’obiettivo finale di consolidare le sue risorse, chiarire quali sono i suoi bisogni e quali fragilità sono emerse nella fine della sua relazione. Le auguro quindi una positiva esperienza di terapia.