Fulvia domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 30/01/2017

Apatia

Salve, ho 35 anni, sono sposata; e solo poche settimane fa sono riuscita a dare un nome ad un mio comportamento costante che mi ha creato e crea tuttora problemi: apatia, intesa non come uno dei sintomi della depressione ma proprio come disturbo dell'umore fine a se stesso. Ho dei periodi attivi, ma poi,divento come quiescente, inerte... Io sono serena, ma questo comportamento preoccupa i miei genitori (ancora adesso che sono una donna adulta) fino a litigare furiosamente perchè "non mi impegno". Ovviamente le loro accuse mi fanno star male (mi sento attaccata ingiustamente, ma anche colpevole). Mi sforzo di uscire dal guscio, dò inizio a dei progetti, sento che potrebbe essere la volta buona, sono felice..ma alla fine si ripete tutto come prima. Si è pensato ad ansia (no), a depressione (nope),mi è stato detto che "lo fai apposta perchè ami manipolare le altre persone" (ma quando mai!) "Come la bisnonna Maria che è morta alcolizzata come una barbona,in strada"... Alla fine ho scoperto la definizione che mi calza: apatia,incapacità di riconoscere sia i propri bisogni che i propri sentimenti... che si traduce ad una serena, tranquilla anemia emotiva, priva di slancio vitale. Da un lato mi sento sollevata (wow, allora ho davvero un problema psicologico, non sono stupida o/e stronza come credevo), dall'altro lato mi chiedo come si può "curare" un disturbo che ti porta a dissanguarti emotivamente senza neppure accorgetene, anzi, convinta che vada tutto bene! Iternet suggerisce meditazione e "iniziare a fare qualcosa" (si,ciaone), ma ho bisogno di un parere su misura. Grazie per qualsiasi risposta (sono temporaneamente in fase "up" per via della botta di endorfina dovuta alla mia scoperta.. ma sto giá trascurando di nuovo i mestieri casalinghi e la ricerca del lavoro.. aiuto!)

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Laura De Martino Inserita il 30/01/2017 - 18:50

Cara Fulvia, dare un nome al proprio vissuto è un passo importantissimo, immagino si sia sentita riconosciuta e sollevata, ma per andare poi oltre occorre prima di tutto una reale motivazione. Da quello che scrive non mi è chiaro se desidera migliorare la sua situazione o sente di doverlo fare per i suoi genitori? Io credo che come per ogni sintomo ci sia sempre "una buona ragione" alla sua apatia, ovvero un senso, che si inscrive nella sua storia, nelle relazioni del presente e del passato e nel suo rapporto con il futuro. Le suggerisco di approfondire richiedendo uno spazio di psicoterapia personale, magari ad un esperto della sua zona, dove potersi incuriosire di sé, capirsi meglio senza giudicarsi inutilmente e magari ritrovare quella spinta e quell'energia per poter realizzare se stessa.

Un caro saluto
Dr.ssa Laura De Martino
Psicologa, Psicoterapeuta sistemico-relazionale
Napoli - 328 0273833