I demoni : Dentro e fuori di me
Salve, mi chiamo Daniele.
Ho maturato l'idea da giorni di scrivere la mia vita in questo spazio per il bisogno di trovare una risposta, di trovare comprensione, per non essere giudicato, allontanato e demonizzato.
Sono sempre stato un bambino "diverso". Questa mia diversità la sentivo come una seconda pelle. Io fatico con il parlato, non parlo bene, sono balbuziente, la balbuzie fa parte di me, per questo sono stato la vittima preferita di bulli e bulle. Mi hanno reso la vita scolastica un vero inferno, in più gli insegnanti spingevano i miei genitori nel mandarmi da psicologi e logopedisti. Ho passato infanzia e adolescenza in questi ambienti. Se a scuola stavo male, a casa di certo non me la passavo meglio. I problemi della mia famiglia c'erano già prima che io nascessi, mia madre ha sempre schifato mio padre, non lo sopportava, arrivò al punto di mettere noi figli contro nostro padre. Io e mio fratello, maggiore di 8 anni. Quando avevo 14 anni vidi mio fratello scappare di casa, non sopportava mio padre, ha trovato un'altra famiglia, quella della sua ragazza, ora convive e ha un figlio. Ritornando a me, rimasi solo in questa situazione. Avevo sempre paura che la mia famiglia crollasse da un momento all'altro, non ho mai dato tante preoccupazioni, io dovevo rimanere a casa. Sempre verso i 14 anni, arrivarono i desideri sessuali, non mi piacevano le ragazze, il mio corpo rispondeva solo con immagini di nudo maschile. Io avevo paura di accettare la mia omosessualità, ma allo stesso tempo non potevo andare contro all'evidenza. Sono stato un ragazzo molto solo, le "amicizie" di solito non andavano oltre il contesto scolastico. Questi impulsi sessuali si fecero sempre più forti e indomabili, l'autoerotismo non bastava più, volevo sperimentare uno step successivo. Ma non trovavo una valvola di sfogo. All'inizio mi limitai nell'osservare mio padre sotto la doccia, poi il resto arrivò con una tale velocità. Gli feci delle avance sessuali, non lo reputai sbagliato o immorale, lo feci e basta. Mio padre dopo l'inizio titubante, accettò. Ho avuto dei rapporti sessuali con lui, completi. Ma non era come volevo o come mi aspettavo. Erano rapporti violenti, che mi lasciarono dei segni fisici permanenti con cui ancora ora convivo. Da quel momento qualcosa è cambiato in me, il senso di colpa cresceva giorno dopo giorno, mi sentivo sbagliato, una brutta persona per aver fatto quella cosa. Iniziai col prendere brutti voti, a 15 anni vennì bocciato, a 18 mi ritirai dalla scuola. Ci provai altri 3 anni nel rincorrere il diploma, ma lasciai sempre dopo 2 mesi dalla fine. Non capivo, mi convinsi che lo studio era troppo difficile. Non potevo dire nulla di quella cosa, era un segreto che dovevo portarmi nella tomba, un segreto che avrebbe polverizzato la mia famiglia e distrutto delle vite. Convivere con mio padre è difficile, la sua presenza è onnipotente e schiacciante, lui ha sempre ragione, ha l'ultima parola su tutto, spesso metteva davanti il suo bisogno prima di quello degli altri. Per lui io ero e sono un pessimo figlio, indifferente sul mio percorso scolastico (non veniva mai ad un ricevimento), ero sempre l'ultimo della fila e non mancava di umiliarmi davanti a figli di altri. Abitiamo in campagna, la classica fattoria, con le piante e gli animali, io ero convinto di avere tutto quello che bastava per rendermi felice. Però dovevo stare sempre agli ordini di mio padre, se facevo qualcosa lui lo distruggeva. Non avevo un ruolo in questo ambiente. Tornando indietro, sempre da adolescente mi appassionai al computer, grazie ad esso potevo navigare in rete, vedere le cose che volevo, informarmi sullle mie passioni. La mia dipendenza virtuale ha sicuramente influito sulla mia disastrosa carriera scolastica. Da quel momento, qualcosa lentamente nasceva in me, come delle immagini di fantasia che avevo, non come un sogno, io ero sveglio ma la mia fantasia volava e prendeva forma. Come una sorta di mondo immaginario, dove io sono il capo unico e assoluto. Io ho la consapevolezza che non è reale ma mi trovo così bene, non c'è ansia, tristezza, limiti, paura e responsabilità. io li chiamo i due mondi, quello reale, dove ci sono le persone fisiche, dove ci sono responsabilità, doveri e poi c'è il mondo non reale, dove sperimento sensazioni positive. Solo che dura poco quest'ultimo, è come se mi trovassi in una via di mezzo, una situazione logorante che mi porta ad essere catapultato da una parte all' altra. Forse non mi spiego bene, è un po' come essere davanti al mare, due mondi combaciano. Il mare (l'acqua) dove la libertà di movimento è ridotta, e il cielo (l'aria). In questo ultimo anno sono comparsi stati di ansia, dove provo angoscia, solitudine, disperazione, in quel momento più che prendo la consapevolezza della dura realtà. Del fatto che non ho mai intrapreso alcun percorso lavorativo e sentimentale. In questo ultimo periodo tutto è peggiorato, mi sono allontanato dai pochi amici che avevo e vivo da un anno chiuso in casa. Per tutti questi anni mi sono fatto del male perché una parte di me odia quello che ho fatto, vuole che io sia infelice e vuole portarmi alla rovina, alla distruzione del mio essere. Ma dentro di me c'è un'altra parte che vuole vivere, iniziare da zero ed essere felice. Ma tutto questo mi sembra impossibile, ombre prendono la forma di demoni che intralciano il mio cammino, come faccio a combatterle? basta la sola volontà? ho paura di non farcela e di morirci dentro. Voglio solo essere accettato e amato , ma tutto questo mi sembra impossibile. La parola giusta è rinascita. Se il pulcino non romperà il guscio, ci morirà all'interno.