Giorgio domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 11/11/2015

Milano

Lavoro, vita e ansia continua...

Buongiorno...
mi presento sono G., 23 anni, vivo a Milano, sono fuori sede come molti... la mia storia potrebbe essere una tra le tante, sono precisissimo, compulsivamente ordinato, non so se sono io a lamentarmi troppo o tutto il sistema che mi sta attorno che mi sta causando dei problemi, fatto sta che da poco sono in cura da una psichiatra perchè da un consulto ne è uscito che ho bisogno di stabilizzatori dell'umore.
Detto ciò, volevo comunque sentire un parere da uno psicologo, il 2015 è stato un anno diverso per me, ho iniziato a lavorare a maggio ed ero felice, tutto è cambiato ad agosto, quando ho cambiato lavoro, spinto dalla mia irrazionalità, e mi son trovato male. Da li ne è uscito un disagio immane, mi trovavo male, non avevo voglia di lavorare, finchè a settembre non ho cambiato: sembravo aver trovato il lavoro che faceva per me, quello che desideravo davvero, ma alla fine, anche qui, mi son ritrovato con un contratto poco soddisfacente, con orari non rispettati e stipendi non pagati e molta molta frustrazione... non sono più felice, ecco quanto... e la cosa più grave è che non so più quello che voglio... i miei obbiettivi di carriera si sono affievoliti, e vorrei solo trovare un impiego che mi faccia star tranquillo, al di l che mi piaccia o no...
il consiglio che volevo chiedervi, è semplicemente questo, può il lavoro rendermi così? Cosa devo fare?

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Mirella Caruso Inserita il 13/11/2015 - 08:31

Milano
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Gentile G., sono tante le situazioni che cita meritevoli di un approfondimento. E' un fuori-sede a Milano, nel senso è uno studente-lavoratore o è a Milano per solo per lavoro? Ha cercato e ne ha trovato uno, a maggio, che lo ha soddisfatto, nel senso che era proprio cio' che stava cercando, razionalmente, ma che poi ha lasciato. Spinto dalla sua irrazionalità, scrive, forse aveva bisogno di cercare qualcos'altro..o cosa...oppure, sentiva di avere un'età in cui si puo' ancora cercare? I suoi obiettivi di carriera si sono affievoliti e quindi la sua autostima ne risulta minata. Certo, il lavoro è fondamentale nella misura in cui ci consente di collocarci nel mondo, costruire la propria persona in relazione agli altri. Costruire un valore. Le consigliere di ricorrere a uno psicoterapeuta che l'aiuti a comprendere gli sbalzi di umore che la disturbano. Altro elemento da considerare è quel suo essere una persona "compulsivamente ordinata". E' molto probabile che il nuovo lavoro abbia messo in discussione alcune abitudini e forse anche le sue certezze. Saluti.

Dott.ssa Cristina Fumi Inserita il 12/11/2015 - 11:45

Buongiorno Giorgio,
molte sono le domande che pone, domande importanti e vitali.

Nel 2015 ha affrontato molti cambiamenti: il lavoro rispecchia una parte importante e significativa della nostra vita psichica e relazionale.
Il lavoro è il luogo simbolico della "costruzione" o "distruzione" della nostra autostima.
La frustrazione, l'insoddisfazione minano la stima di noi stessi, tolgono energia vitale.
Le suggerirei di affiancare alla cura farmacologica in atto, una psicoterapia,
per poter meglio dare senso a ciò che sta vivendo condividendo ansie e paure relative a tutti questi cambiamenti lavorativi
che hanno messo comprensibilmente a dura prova il suo equilibrio.
In bocca al lupo!

Dott.ssa Cristina Fumi
Psicologa - Psicoterapeuta
Milano