Giovanni94 domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 01/09/2015

Ferrara

Dipendenza affettiva nei confronti di amici

Buonasera, spiego brevemente e spero in maniera chiara ed esaustiva il "problema" che mi accompagna da ormai un anno circa. Sono un ragazzo di 20 anni; una persona del tutto normale, ho un numero abbastanza grande di amici, e una decina circa di loro li considero quasi come fratelli o sorelle. Parlando di questo numero ristretto, posso dire che siamo un gruppo molto unito come compagnia, fra di noi non esistono segreti, e in linea generale mettiamo sempre gli amici come priorità numero uno nella nostra vita (perfino di fronte a storie d'amore). Usciamo praticamente ogni sera da anni oramai, minimo 3 o 4. E qui subentra il "problema" di cui ho parlato sopra. Mi sono reso amaramente conto di come io desideri, in maniera quasi assurda ai miei stessi occhi, che ogni singolo giorno, ogni volta che usciamo insieme, ci siano tutti (specialmente un mio amico in particolare, ci conosciamo da 16 anni e lo considero alla stregua di un fratello). Se per esempio capita che una sera non ci sia nessuno per uscire, mi trovo a pensare (senza un fondamento logico) che in realtà tutti gli altri siano usciti ma che non me l'abbiano detto chissà per quale ragione. Nutro un desiderio continuo di sapere cosa fanno le persone quando non ci sono, un desiderio che poi quando si è tutti insieme mi rendo conto di quanto sia stupido ed egoista, ma è più forte di me. Spesso questo stato mentale negativo mi porta a pesanti sensazioni di frustrazione, tristezza o abbandono. Mi sono anche reso conto di come metta i miei amici davanti a praticamente tutto nella mia vita, e di come i momenti nei quali sto effettivamente meglio (sono più felice, mi sento più leggero, tranquillo e mi dimentico dei miei problemi) siano quelli che passo in loro compagnia. Di questo ho preso consapevolezza circa un mese fa, quando conversando con il mio più caro amico di cui sopra, egli mi ha detto questa frase "io di "pilastri della mia esistenza" ne ho 3: me stesso, mia madre e mio padre, fine. Tutto il resto può cadere ma se questi 3 rimangono su allora sono sicuro di rimanere su pure io" sbrigandosi ad aggiungere "questo non vuole dire che tu per me non valga niente, anzi!". Ecco io mi sono reso conto che i pilastri della mia vita sono invece le persone a cui voglio bene al di fuori della mia famiglia. Volevo dunque chiedere se questo mio comportamento possa essere considerato "normale", o se invece soffro di un qualche problema psicologico che da profano della materia non riesco a riconoscere da solo.

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Valentina Nappo Inserita il 09/09/2015 - 10:57

San Giuseppe Vesuviano
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Gentile ragazzo,

la questione non è capire se si è normali oppure no, ma se si è sereni e in pace con se stessi oppure no, se ci si accompagna agli altri per il piacere di farlo e di esserci o per paura di essere esclusi ed abbandonati.

Queste ed altre dinamiche andrebbero approfondite attraverso un consulto de visu: contatti uno psicoterapeuta della sua città e ci tenga aggiornati.

Resto a disposizione
Dr.ssa Valentina Nappo
Terapia individuale e terapia di coppia a Napoli Soccavo, Pompei, San Giuseppe Vesuviano (NA)
www.psicodialogando.com

Dott.ssa Valentina Mossa Inserita il 08/09/2015 - 20:18

Caro Giovanni,
parto dal presupposto che il confine tra il "normale" e l'"anormale" è davvero tanto labile e, spesso, anche privo di fondamenti :)
La mia esperienza porta invece a considerare ciò che non porta l'Altro a vivere bene, o meglio, ciò che ha portato/causato un cambiamento negativo della precedente situazione psicologica.
Da quello che ci racconti gli amici per te rivestono uno spazio particolare, importantissimo, forse più di qualsiasi altra cosa e persona la mondo.
Mi viene da chiedermi dove sia tu in tutto questo; quale sia l'importanza che tu stesso ti dai senza lo "specchio" dei tuoi amici. Penso anche al fatto che tu non abbia menzionato i tuoi genitori e mi colpisce il tuo definirti "del tutto normale".
Ti consiglio di valutare l'ipotesi di contattare uno psicologo nella tua città per approfondire quello che senti e quello che stai vivendo.
Ti faccio un grandissimo in bocca al lupo,

Dott.ssa Valentina Mossa - Torino
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