Sara  domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 23/08/2019

Milano

Se il mio ragazzo è depresso come posso aiutarlo?

Gentile dott./dott.ssa,
Per diversi motivi quali eccessiva irritabilità, perenne stato di stanchezza e apatia,temo che il mio ragazzo sia depresso.Ho provato a parlargli e gli ho proposto di fissare una consulenza da uno psicologo,ma si rifiuta.Sono molto preoccupata per il suo cambiamento che penso sia dovuto al continuo stato di stress a cui è sottoposto da quando ha iniziato a lavorare come medico.Vorrei poterlo aiutare ma non so proprio come ,quindi penso che in questo momento la persona che più potrebbe aiutarlo sia un professionista. Mi dispiace se mi sono dilungata,ma la mia domanda è:come posso convincerlo a fissare un appuntamento da uno psicologo? E cosa posso fare per confortarlo?
Grazie in anticipo

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 23/08/2019 - 10:33

Roma - Cassia, Flaminia, Tor di Quinto, Cesano, Fo
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Buongiorno Sara,
Comprendo la sua preoccupazione nei confronti del suo ragazzo, ma, da ciò che scrive, insistere nel proporre una terapia psicologica può avere un effetto controproducente.
Consideri, infatti, che se il soggetto a cui consigliamo la terapia psicologica non è propenso a farla, può sentirsi anche giudicato da questa prescrizione e quindi non motivato a seguirla.
Ossia, può sentirsi considerato una persona disturbata, perciò temere la psicoterapia, che può essere percepita come un prendere le distanze dalle sue difficoltà, non un'alleanza per affrontarle.
Pertanto, ciò che posso consigliarle di fare è provare a mostrare vicinanza emotiva al suo fidanzato sospendendo il giudizio sulla condizione psicologica di lui, puntando, invece, sulle sue risorse ed energie.
Qualora, tale strategia non dovesse sortire i risultati da lei sperati, le consiglio di richiedere una terapia psicologica per lei stessa, finalizzata a comprendere come si sente lei più in generale, come si sente nella relazione con lui ed in che modo potrebbe agire per migliore le cose.
Un caro saluto.
Dott.ssa Anna Marcella Pisani (Roma).

Dott.ssa Mirella Caruso Inserita il 26/08/2019 - 10:58

Gentile Sara, non ci dice qual è il motivo per cui il suo ragazzo si rifiuta di ricorrere all'aiuto di un professionista. Pensa di potercela fare da solo? Ha notato cambiamenti importanti nel suo comportamento da quando ha iniziato a lavorare. La stanchezza è comprensibile, visto i turni massacranti cui sono sottoposti i medici con il personale in genere sotto organico. Anche l'irritabilità può essere comprensibile, se è dipendente dalla stanchezza. Certo questo stato non aiuta nel lavoro quotidiano e nel rapporto con i pzz, con le loro famiglie e con il personale della struttura. Neanche nella vita privata. Con l'apatia siamo già un passo oltre. Che cosa pensa il suo ragazzo di questo suo stato, ha scelto il lavoro dove è capitato oppure ha preso ciò che ha trovato...Vorrei però rispondere alla sua domanda..come può convincerlo a farsi aiutare..Se è sottoposto a turni massacranti dovrebbe prima di tutto tutelare se stesso: sia la sua salute psichica sia anche mettersi al riparo da eventuali errori che potrebbe commettere a discapito di qualche paziente. La relazione medico- paziente è il primo motore della cura. Un medico distaccato e psichicamente lontano non è un buon medico e gli strumenti scientifici di cui la medicina dispone, non sono sufficienti a farne un bravo medico. Se infatti non sente con partecipazione ed empatia il suo paziente, ma ascolta filtrato da un velo, potrebbe commettere qualche errore per diagnosi sbagliate. Un percorso di psicoterapia, se ben fatto, potrebbe marcare la differenza tra un medico che lavora con fatica e uno che ha trovato in sé una motivazione forte e che si impegni per la salute e forse anche il benessere dei suoi pazienti