Come superare il dolore per una separazione d'amore? Ce lo suggeriscono i bambini

Ritorno alle nostre origini per rinascere dopo una perdita

Pubblicato il 22 giugno, 2015  / Sesso e Amore
Come superare il dolore per una separazione d'amore? Ce lo suggeriscono i bambini

Una storia d’amore che finisce provoca un dolore immenso. Sentimenti contrastanti dominano l’anima: dolore per la perdita, rabbia, malinconia e nostalgia. La disperazione si manifesta con pianti, sfoghi e molto altro. Sembra non possa esserci di peggio invece una fase ancora più dolorosa deve arrivare: la disperazione, dapprima così loquace, si trasforma in un dolore silente ma profondo.

Ovvero non si piange più in modo così disperato, con gli amici si parla meno perché ormai s’è già detto tutto, ma nell’animo è rimasto un vuoto profondo e un dolore ancora molto forte che, se misconosciuti possono portare a stati profondamente depressivi.

Oltretutto il nostro sentire è spesso irrazionale o meglio non spiegabile con una logica comune. Magari la storia appena chiusa era auspicabile che prendesse quella piega e giungesse al termine. Ma molte volte si insinua il desiderio che rifiuta la realtà e ci porta a desiderare ancora chi ci ha fatto del male, chi ci ha tradito, preso in giro o chi semplicemente chi non ha ricambiato il nostro amore. Questo desiderio, che non vuole vedere l’impossibilità materiale della storia, nega il fatto che se si è spenta un motivo c’è, ma spinge verso l’alto, risale i gradini dell’inconscio per manifestarsi e far piombare nello stato di malinconia o nostalgia il soggetto già sofferente.

Il dolore va attraversato. Non rimosso.

All’inizio  la disperazione va vissuta tutta. La rabbia va sfogata e va interpretata: è l’altra faccia dell’amore, è l’amore frustrato. Nella fase successiva, quella di calma apparente ma ugualmente dolorosa e tagliente, il dolore va affrontato cercando nuove energie, un altrove in cui collocarsi e ricollocarsi. E’ ritornare con l’anima presso di sé, amandoci e prendendoci cura di noi. Trasformare l’energia della rabbia (che c’è sempre e ancora ma è silente e messa a tacere) in energia per fare attività ed esperienze nuove, cose che piacciano e gratifichino, investendo nel lavoro e in nuove amicizie.

Tutte cose che rigenerano ma…

Ma c’è sempre il vuoto dell’assenza.  

E come superare il vuoto dell’assenza?

Con l’immagine interiorizzata.

Come si fa?

Come abbiamo fatto da bambini.

Il bambino ha bisogno della mamma, della sua presenza, nei primi tempi soprattutto fisica, poi sia fisica che psicologica. Ad un certo punto però impara a staccarsene. Impara a stare da solo e ci riescce perché interiorizza la sua immagine, sa che la mamma, anche se non è presente fisicamente, c’è, lo ama e ritornerà.

Quando i bambini cominciano a dormire da soli, spesso  hanno spesso accanto a loro il cosiddetto oggetto transazionale di Winnicot (che può essere un orsacchiotto, una coperta o un lembo di stoffa). Quell’oggetto rappresenta la madre, perché il bambino non ha ancora completato l’interiorizzazione. Poi con il tempo il processo di interiorizzazione si conclude e il bambino non ha più bisogno di quegli oggetti e diventa indipendente.

Ecco allora che proprio i bambini ci insegnano un modo per superare l’assenza della persona che abbiamo amato:  con la sua immagine interiorizzata, sapendo che quella persona è nel cuore, nell’ anima. Essere consapevoli che c’è stata una relazione, che è stata significativa per entrambi e che nessuno potrà cancellare il legame che c’è stato anche se si è interrotto.  L’amore per quella persona non è svanito nel nulla anche se così sembra. Un sentimento d’amore c’è stato e non può essere dimenticato.  Nessuno può cancellare niente.

E anche se difficile evocare un senso di gratitudine alla vita: certo la separazione è dolorosa ma un tempo si è stati felici. E per quella felicità si può provare riconoscenza. La storia ha dato quello che poteva dare. E anche il sentimento di gratitudine sarà una panacea per il doloroso vuoto dell’assenza.