Perché li trovo tutti io?

Ovvero perseguire alacremente l’infelicità relazionale

Pubblicato il 9 ottobre, 2019  / Psicologia e dintorni
relazioni complicate

Dopo aver preso in considerazione come (dis)funziona il nostro cervello, vediamo ora cosa accade a livello psicologico, ovvero come (dis)funziona la nostra mente.

Sarà capitato a molti di chiedersi, ad esempio, per quale supposto accanimento del fato si ritrovino spesso ad avere a che fare, nelle loro relazioni, con persone che li maltrattano, li abbandonano, li soffocano, li tradiscono… e chi più ne ha, più ne metta.

Per tentare di fornirvi una chiave di lettura è importante, anzitutto, comprendere questa realtà molto semplice e universale: tutte le emozioni e gli stati d’animo che non siamo in grado di gestire, le riversiamo inconsciamente su chi ci sta accanto.

Quindi, per esempio, se non sappiamo gestire le separazioni, tenderemo a far sentire l’altro sempre in bilico e a rischio di perderci, oppure lo faremo sentire soffocato e costantemente sotto controllo; se non sappiamo gestire la rabbia rischieremo di diventare maltrattanti oppure, se oltre a non saperla gestire ne abbiamo una gran paura, ci capiterà sovente di fare arrabbiare gli altri, anche senza volerlo, e quindi di sentirci malversati; se non riusciamo ad accettare di sentirci esclusi, continuamente provocheremo nell’altro un sentimento di gelosia, o diventeremo a tal punto invadenti e possessivi che alla fine, verosimilmente, non ne potrà più e si sentirà spinto a tradirci.

Sia ben chiaro, non sto giustificando alcun tipo di comportamento, ognuno è responsabile di ciò che prova e di come agisce (o non agisce): ciò non toglie che, nella misura in cui evochiamo negli altri emozioni e sentimenti che non sappiamo gestire, li stiamo caricando e spingendo involontariamente ad assumere proprio quei ruoli che non ci piacciono, e che ci portano poi a chiederci: perché li trovo tutti io? La risposta è che abbiamo un radar infallibile nel rintracciare persone magari già predisposte a ricoprire certi ruoli (il traditore seriale, il maltrattante, l’appiccicoso…), e a questa predisposizione aggiungiamo il nostro carico da novanta, finché non accade proprio ciò che temiamo e che avremmo potuto evitare, se solo fossimo stati più consapevoli e capaci di gestire, in primo luogo, noi stessi.

Tutto ciò che ho detto fin qui è reversibile, ossia capiterà facilmente di oscillare tra atteggiamenti opposti e sentirsi implicati in ruoli altrettanto polarizzati, ma in ogni caso si tratti di ricoprire di preferenza ruoli attivi (maltrattare, tradire, abbandonare…) o passivi, gli stati d’animo e le dinamiche in gioco sono sempre gli stessi.

Si tratta di dinamiche sottili, ma molto potenti e pervasive, che alla lunga finirebbero per logorare qualsiasi relazione, non importa quanto ci teniamo, e quanto impegno ci mettiamo: se non sappiamo portare da soli la nostra mente, ovvero gestire i nostri bisogni e sentimenti, chiederemo all’altro di farlo per noi e, presto o tardi, ci faremo del male a vicenda.

Sappiate che questa è solo la punta dell’iceberg, che il discorso è assai complesso e ogni situazione è complicata dalle molteplici variabili in gioco che fanno capo a noi, all’altro, al contesto.

Tuttavia cominciare a prendere coscienza di questo sarebbe già un buon inizio: se ci ritroviamo, in situazioni diverse e in momenti diversi della nostra vita, a fare i conti con dinamiche che si ripetono, è perché in queste dinamiche sono in gioco bisogni e stati d’animo che non riusciamo a elaborare, e quindi gestire. Così, più o meno senza rendercene conto, le reimmettiamo in circolo in ogni relazione, costringendo l’altro a farsene carico, e questo è un compito troppo gravoso per chiunque (tranne per uno psicoterapeuta formato per questo, pagato per questo - e per non più di 45 minuti alla volta!).