Distratti dallo smartphone: il phubbing

Il phubbing indica l'atteggiamento del trascurare l’interlocutore preferendo lo smartphone

Pubblicato il 28 settembre, 2017  / Psicologia e dintorni
Distratti dallo smartphone: il phubbing

Sei in compagnia di una persona e controlli il cellulare ogni cinque minuti?

Riponi lo smartphone in una posizione comoda, affinché tu possa guardarlo anche se ti stai dedicando ad altro?

Fai finta di ascoltare il tuo interlocutore ma in realtà aspetti il momento giusto per tirar fuori il telefonino dalla tasca e guardare le ultime notifiche?

Bene. (Diciamo).

Si chiama “Phubbing”, un neologismo inglese che unisce due termini, “phone”, telefono e “snubbing”, ossia ignorare, snobbare, trascurare e indica il comportamento comune di non prestare attenzione all’interlocutore preferendo lo smartphone.

E' proprio vero che ci vorrebbero delle regole di comportamento per utilizzare il telefonino e non solo per buona educazione ma anche e soprattutto per non perdere di vista i valori reali della vita, quelli che non possono essere mediati dalla tecnologia e che hanno a che fare con il contatto umano, epidermico e sensoriale, che neppure il più evoluto dispositivo informatico potrà mai sostituire. Non si tratta di parole nè di mera teoria, ma di realtà confermate da varie ricerche psicologiche. 

Molti studi hanno evidenziato quanto il telefonino possa essere causa di discordie relazionali con il proprio partner, nonchè di stress e di scarso rendimento lavorativo.

Il dott. James A. Roberts ha coinvolto in una ricerca 145 persone, tra uomini e donne. Di questi, il 46% ha dichiarato di aver “snobbato” (con lo smartphone) il proprio partner almeno una volta, il 23% ha dichiarato che il “phubbing” avesse causato la fine della propria relazione, infine il 37% si era sentito depresso almeno una volta, a causa del phubbing.

Non essere considerati dalla persona che ci sta accanto, secondo questo studio, aumenterebbe i livelli di depressione, rabbia e insoddisfazione interpersonale.

Avere gli occhi puntati costantemente sul telefonino, a volte a fissare il nulla, non produrrebbe dei disagi solo a livello interpersonale, ma anche a livello individuale, aumentando il livello di stress percepito e l’inefficienza lavorativa. Senza considerare che la natura always-on degli smartphone rende difficile staccare dal lavoro. C'è qualcuno che Io porta addirittura “sotto le lenzuola” o lo tiene sul comodino durante la fase dell'addormentamento: anche questo comportamento è dannoso perchè la luce delle notifiche interferisce nel rilascio di melatonina, l’ormone che favorisce il sonno.

Questo articolo non vuole sminuire l'importanza della tecnologia e delle connessioni social, ormai parte integrante e irrinunciabile della vita di ognuno di noi, ma vuole attivare delle riflessioni sul loro lato oscuro, perchè la mia impressione è che andiamo in una direzione di vera e propria dipendenza da queste potentissime risorse, dunque è molto importante mantenere un controllo dello strumento, senza perderne il controllo.

Il costante bisogno di non perdersi una notifica, di essere sempre in contatto virtuale, il bisogno di vedere e di farsi vedere, quando diventa totalizzante disperde i bisogni veri di noi essere umani, i bisogni primari, quali quello della condivisione emotiva (vera) non mediata da un surrogato, la rete.  

Sicuramente il costante bisogno di essere aggiornati e comunicare al mondo quello che ci accade può essere divertente ed interessante, ma non bisogna dimenticarsi che alla base di ogni interazione c’è la comunicazione, quella verbale, semplice, capace di rendere una pausa caffè, una pausa vera, uno stop dagli obblighi lavorativi e non un momento per creare un album di quaranta foto intorno ad una tazzina.

Insomma, trascurare le persone con cui si passa del tempo per curare le condivisioni social, controllare le notifiche e scorrere le notizie di facebook, sembra essere diventata la regola. Per liberarci da questa dipendenza sono state create delle app che monitornano il tempo e l'uso del cellulare e che, restituendo un feedback renderebbero la persona più consapevole del tempo trascorso on line. 

Personalmente, non affiderei ad un app anche il controllo del mio tempo ma comincerei con il riordinare le mie priorità per imparare ad autogestirmi. 

Fermiamoci e interroghiamoci su cosa per noi vale davvero. Dedichiamo del tempo alle persone che amiamo e alle amicizie. Senza distrazioni, senza interferenze. Quel tempo che non può essere rubato da una inutile fotografia, nè condiviso con persone che, se vogliamo dirla tutta, non sono neppure tanto importanti.