Attacchi di panico e terapia cognitivo comportamentale

Perchè la terapia cognitivo comportamentale è efficace quanto gli psicofarmaci?

Pubblicato il 7 dicembre, 2016  / Ansia e Depressione
Attacchi di panico e terapia cognitivo comportamentale
attacco di panico cura

“Dottoressa, al pronto soccorso mi hanno detto che ho avuto un attacco di panico. Ma cos’è?”

La prima volta che una persona sperimenta un attacco di panico ha la sensazione che qualcosa di molto grave gli stia per succedere, come morire, avere un attacco di cuore o impazzire e quindi si reca spaventata al pronto soccorso. I medici, dopo aver monitorato tutti i parametri fisiologici, riferiscono che si è trattato di un attacco di panico e rimandano a casa il paziente, solitamente dopo avergli somministrato una dose di ansiolitico per aiutarlo a calmarsi.

L’attacco di panico è un episodio caratterizzato da un’ansia intensa che raggiunge il suo picco in un breve arco di tempo, circa 10 minuti, durante i quali si manifestano diversi sintomi somatici e cognitivi tra cui: palpitazioni, tachicardia, tremori, sensazione di soffocamento, nausea, vertigini, brividi o vampate di calore, formicolio, paura di perdere il controllo, di morire o di impazzire, sensazione d’irrealtà o di essere distaccati da se stessi.

L’attacco di panico può insorgere all’improvviso oppure a seguito di una situazione stimolo.

Perché gli attacchi di panico ritornano?

L’attacco di panico è un disturbo che viene mantenuto dalla paura della paura: si instaura un circolo vizioso secondo il quale il nostro cervello interpreta alcuni sintomi somatici come minacciosi e anticipatori di un attacco, quindi l’individuo si spaventa e amplifica i segnali della paura, alimentando l’ansia (detta anticipatoria) e quindi generando un nuovo attacco di panico.

Per questo motivo il limite più grande di colore che soffrono di questo disturbo è costituito dall’evitamento di alcune situazioni sociali, come andare a un concerto, a una fiera, al cinema o in altri posti affollati da cui sarebbe difficile (o imbarazzante) allontanarsi nel caso sopraggiunga l’attacco di panico.

Di conseguenza le persone iniziano ad evitare molti luoghi o situazioni sociali (feste, guidare l’auto, prendere gli autobus, ecc.) isolandosi sempre di più o richiedendo necessariamente che qualcuno stia sempre accanto a loro.

La terapia cognitivo comportamentale è molto efficace nel trattamento degli attacchi di panico perché lavora sull’ansia anticipatoria sia a livello cognitivo (è erroneo pensare “sto per avere un infarto” o “ sto impazzendo”) sia sulle sensazioni corporee associate (mancanza d’aria, aumento del battito cardiaco, ecc.) attraverso esercizi di rilassamento, di ristrutturazione cognitiva e di esposizione enterocettiva guidati dal terapeuta.

Il protocollo cognitivo comportamentale può raggiungere risultati significativi nel 70-90% dei casi di disturbo da panico.

Bibliografia:

  • Barlow D.H., Craske M.G., Cerny J.A., Klosko J.S. (1989): Behavioral treatment of panic disorder. *Behavior Therapy, 20*, 261–282.
  • Barlow D.H., Craske M.G. (1994). *Mastery of Your Anxiety and Panic II (MAP II).* NY: Graywind.
  • Craske, M.G., Barlow, D.H. (2007). *Mastering Your Anxiety and Panic: Workbook for Primary Care Settings, 4th ed. *New York: Oxford University Press.
  • Wells, A., (1997). *Trattamento cognitivo dei disturbi d’ansia.* Milano: McGraw-Hill.