Barbara  domande di Genitori e Figli  |  Inserita il 09/12/2018

Agrigento

Senso di colpa e rabbia per madre

Buongiorno,
mi rivolgo a voi per avere uno "sguardo" esterno sulla situazione che sto vivendo.
Ho vissuto per tutta la vita con la mia famiglia d'origine. Sinceramente non sono riuscita a fare altrimenti. Ho vissuto in una sorta di identità collettiva, senza averne una mia. Fin da piccola ho sofferto molto per i litigi dei miei genitori, la grande aggressività di mio padre nei confronti di mia madre che non si difendeva, sono cresciuta chiusa e molto spaventata. Ho assorbito il dolore di mia madre, la sua tristezza perenne. Le sono sempre stata accanto come supporto emotivo nelle difficoltà anche economiche. Non l'ho vista mai felice. Ho sviluppato rabbia nei confronti di mio padre, ma anche di mia madre nel vederla così passiva. Mi sento di averle fatto io da madre, emotivamente. Ogni giorno ho assorbito la sua tristezza, le lamentele, la sua frustrazione. Si è sempre lamentata tantissimo. Io sono stata sempre ad ascoltarla, supportarla, poi dell'adolescenza anche a "difenderla" da mio padre durante le loro discussioni. Risultato: grandi discussioni con mio padre con cui non mi sono rivolta la parola per moltissimo tempo a ripetizione. Sono cresciuta non sapendo chi fossi, né cosa volessi, senza obiettivi e mete personali. Ho vissuto di rabbia, paura, chiusura, complesso di inferiorità e ricerca di affetto. Mi sono laureata tardissimo perché soffrivo moltissimo il clima in casa, e perché pur essendo sempre pronta agli esami non mi sentivo mai tale è non mi presentavo. Ho visto e vissuto della mancanza di stima e di apprezzamento da parte di tutti, criticata da tutti dentro e fuori casa. Mi sono rinchiusa per la vergogna. Non sono riuscita a cercarmi un lavoro...Mi sono subita quasi quotidianamente per anni le critiche dei miei genitori. Poi ho iniziato a risvegliarmi...Ho iniziato a sentire chi sono e cosa voglio fare. Ho trovato un partner con il quale ho deciso di andare a vivere, ma non per fuggire dal clima ormai divenuto insostenibile per me (critiche, aggressività ricevuta e ritornata, mancanza di spazio personale, senso di colpa, vergogna ecc.) ma per iniziare una nostra vita indipendente. Sì, finalmente ho sentito la mia identità personale, il volermi distaccate dalla famiglia, il pensare a me, il voler diventare responsabile della mia vita, il voler avere spazio di libertà ed espressione totalmente censurate a casa. Mi sono sentita implodere, ma ho retto per permettere al mio partner di terminare i lavori di ristrutturazione della casa in cui andremo a vivere. Ora che siamo pronti per fare i biglietti, nei giorni in cui stavo per dire a mia madre che a breve sarei partita, lei decide di andare dal medico di base per farsi visitare su un disturbo che lamentava da 1 anno e per il quale avevo sempre proposto e insisto di andare con suo netto rifiuto, e da lì per poter fare gli accertamenti necessari mi sono ritrovata a non poter fare i biglietti. È brutto dirlo, ma sono molto arrabbiata ed allo stesso tempo mi sento in colpa perché proprio ora che per la prima volta ho iniziato a pensare a me, a distaccarmi, mi sono ritrovata bloccata da lei, come sempre mi sono sentita in vita mia. Lei sapeva da moltissimo che dovevo partire, in estate le ho fatto vedere anche le foto dei lavori, ma non si è mai posta il problema di andare a visitarsi con la mia presenza. Decide liberamente di farlo ora. Mi sono sentita in trappola. Mi sono saliti un grande senso di ribellione ma anche di colpa. Se avesse qualcosa di più che un disturbo? Mi ritroverei ancora a vivere qui, ed io sinceramente, ora che non sono più la persona di una volta è che mi sono risvegliata, non ho più intenzione di farlo perché mi sono sentita allo stremo, fisicamente e psicologicamente. È egoista dirlo. Ma ho sempre pensato a tutto io, tranne che economicamente, mi sono sempre sentita carica di responsabilità e tristezza. Io non ho mai vissuto per me stessa. Eppure non è sola. Al piano di sotto vivono mio fratello è mia cognata, che mi ha detto che se dovevo partire di farlo, che l'avrebbe portata lei alle visite, di farmi la mia vita. Eppure io mi sento in colpa al pensiero di non occuparmi di lei se ce ne fosse bisogno...e mi sento arrabbiata e ho solo voglia di ribellarmi per prendermi il mio spazio. Mi hanno fatta sentire cattiva, stupida, brutta per una vita, una fallita. Ora so che non lo sono. Per me che ormai ero alla frutta trovarmi in questa situazione mi sta lavorando. Mi sento lacerata e come tirata da due parti: la mia nuova vita dall'altra parte dell'Italia, la vecchia vita che mi lega ancora qui per la quale mi dà la brutta sensazione che non mi lascerà mai libera.
Lei non ha accettato la mia partenza, mi ha colpevolizzata molto, dicendomi che l'avrei lasciata sola, a morire da sola, e che non sapeva come avrebbe fatto senza la mia compagnia. Mi sono resa conto del rapporto simbiotico e della sua manipolazione.
Mi sento davvero in crisi, in ansia, in colpa ma anche in ribellione allo stato di cose. Ho fatto un grande lavoro su me stessa e voglio abbandonare questo stato di cose.
Grazie per una eventuale risposta.
Cordialmente,
Barbara

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Chiara Ostini Inserita il 10/12/2018 - 19:01

Gentile Barbara,
è evidente come lei sia intrappolata in una famiglia cosiddetta invischiata, in cui la lealtà ai membri viene difesa al costo della realizzazione e crescita personale. Sono famiglie, queste, molto complesse e da cui è molto difficile emanciparsi, sebbene spesso ci si trovi a vivere queste relazioni con grande fatica e dolore. Lei è sicuramente stata molto in gamba a differenziarsi e a trovare il coraggio per seguire i propri desideri e aspirazioni; immagino che non deve essere stato per nulla facile!
La reazione di sua madre è, per contro, normale in un simile contesto: infatti, in questo tipo di famiglie, in cui la coesione va difesa a qualsiasi costo, quando un membro decide di scegliere diversamente (e sconvolge l'equilibrio) è molto probabile che un altro elemento familiare metta in atto dinamiche (per buona parte inconsapevoli) per ripristinare l'equilibrio e riportare il "membro ribelle" all'ordine. Anche i suoi sentimenti ambivalenti sono normali: quando, a costo di molti sforzi, si fa qualcosa che esce dagli schemi soliti (e approvati dalla propria cultura familiare) è normale provare emozioni quali paura, senso di colpa e ansia. La cosa importante è riconoscerle per quello che sono, cioè residui del vecchio modo automatico di pensare e comportarsi, che resiste al cambiamento. Tale resistenza è fisiologica ma va contestualizzata nel momento di vita molto delicato in cui si trova.
Sta facendo un passo importante, che comporta in qualche misura una sorta di "tradimento" della famiglia. Tale tradimento è un normale processo che segna il passaggio dei figli alla vita adulta, ma nella sua famiglia non viene accettato, da qui i suoi forti sentimenti ambivalenti e la resistenza della sua famiglia a lasciarla andare.
Capisco che affrontare tutto questo da sola possa essere molto difficile, nonostante sia già riuscita a compiere passi importanti. Il mio consiglio è di cercare un aiuto professionale che la possa accompagnare in questa delicata fase di transizione.
Le auguro ogni bene
Dott.ssa Chiara Ostini