Govanna domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 20/07/2016

Ferrara

Difficoltà di concentrazione e nello studio

Buongiorno, sono una ragazza di 21 anni e vi scrivo perché da tempo ormai non sto bene. Sono sempre stata una persona estremamente sensibile e fragile ed ho sempre sofferto di ansia, sin dalle elementari, in particolar modo dalla terza (temo in questo abbia influito l'arrivo di una maestra molto aggressiva e severa, che mi terrorizzava). Prima ero molto brava, ricordo che mi piaceva quello che facevo, invece da quel momento ogni interrogazione o compito in classe o il semplice andare a scuola sono diventati un incubo e sono diventata incostante nello studio. Ed è andata sempre così, fino alle superiori: alternavo periodi in cui studiavo tanto ed ottenevo risultati brillanti, a periodi di totale apatia in cui non riuscivo neanche concentrarmi sulla pagina che stavo leggendo, facevo una fatica immensa, la testa andava altrove, e la "non voglia" di studiare prendeva il sopravvento su tutto. Non so come spiegarlo. Sapevo che se volevo fare bene dovevo impegnarmi, sapevo che sarei rimasta molto male se avessi preso un brutto voto ma comunque non RIUSCIVO a stare lì con la testa sui libri, era più forte di me. Ho concluso l'ultimo anno del liceo classico male, con un risultato ben inferiore alle mie capacità e mi sono sentita un fallimento, una delusione immensa per i miei genitori. Successivamente mi sono iscritta all'università, alla facoltà di lingue, perché era l'unica cosa che mi riusciva un po' meglio. Ho iniziato alla grande, ero super motivata, volevo riscattarmi da tutti i brutti risultati del passato e rendere orgogliosi i miei, ho superato il primo esame con il massimo dei voti....e poi sono ricaduta, e sono arrivati gli attacchi di panico. Ho cominciato a non andare più a lezione (studio fuori sede quindi non avevo nessuno che mi controllasse) ed ho accumulato materie su materie. Hanno contribuito anche la fine di una storia a cui tenevo molto e il non riuscire a farmi degli amici a causa della mia ansia e scarsa autostima. Mi sentivo terribilmente sola, depressa e demotivata; è stato il periodo più buio della mia vita. Mi svegliavo tardi, non uscivo più di casa, trascuravo la mia stanza e passavo tutto il giorno davanti alla tv, che era l’unico modo per non pensare a niente, altrimenti mi assalivano i sensi di colpa e piangevo. Non riuscivo a parlarne con nessuno, neanche con i miei perché sapevo che non avrebbero capito (ogni volta che portavo un brutto risultato a casa non pensavano mai che potesse esserci in me qualcosa che non andava, magari un disagio; quando parlavo delle mie difficoltà nello studio, nel non riuscire a concentrarmi, dicevano solo che era colpa mia, che non mi impegnavo, che ero svogliata, che non riuscivo mai a portare a termine niente). Ho iniziato a mentirgli, a dire che avevo passato gli esami quando non era così, perché pensavo “tanto mi ammazzo…appena trovo la forza la faccio finita”. Ero davvero convinta che fosse l’unica soluzione, il solo pensiero di affrontarli e dirgli che, per l’ennesima volta, avevo fallito mi uccideva. Immaginavo mia madre piangere, mio padre urlare e stare male, come era già successo altre volte, e non potevo sopportarlo di nuovo; pensavo “meglio una figlia morta che fallita”. Ho deciso di parlargliene l’anno scorso, quando mi sono resa conto che quelli non erano più solo pensieri ma desideri; io volevo davvero farla finita ed ho avuto paura, paura di me stessa e di quello che avrei potuto fare. Non volevo più stare male, essere ansiosa, sentirmi sola, sentirmi un peso per loro e per me. È stato uno dei momenti più brutti; dire che non se l’aspettavano è riduttivo ma hanno provato ad aiutarmi, siamo andati a parlare con uno psichiatra e per un po’ le cose sono andate meglio. Oggi però mi ritrovo più o meno nella stessa situazione dell’anno scorso. L’entusiasmo iniziale per la facoltà che ho scelto è un po’ scemato, ma allo stesso tempo mi chiedo “se non continuo, che faccio?”, non so fare niente, non c’è nient’altro che mi piaccia particolarmente, non ho talenti straordinari. Continuo a fare una fatica immane nel rimanere concentrata sui libri e i miei risultati non sono quelli che vorrei (quest’anno ho dato solo due materie e non con i voti sperati). Purtroppo ad oggi non sento di avere un reale obiettivo nella vita e questa cosa mi spaventa moltissimo. Se avessi un obiettivo forse potrei trovare la motivazione e la forza per andare avanti e riprendere il controllo, invece c’è solo apatia, infelicità, paura di non farcela, di deludere i miei genitori, di essere nessuno. Ormai mi viene l’ansia anche quando mi siedo alla scrivania per studiare, mi batte il cuore, sento la gola stringersi, inizio a pensare che non posso farcela e di conseguenza non riesco a concentrarmi, devo leggere ogni frase mille volte perché non la capisco e tutto questo mi demoralizza. Ho il terrore di non riuscire a portare a termine i miei studi e questa stessa paura mi impedisce di studiare serenamente. L’ultima volta che sono tornata a casa, mia madre mi ha detto “non preoccuparti, vada come vada, noi ormai abbiamo messo in conto tutto, anche che lasci, non ci aspettiamo più niente” la cosa peggiore è che non era arrabbiata, era rassegnata ed io mi sono sentita l figlia più ingrata del mondo. Cosa posso fare? Vedo il tempo che passa, i miei coetanei vanno avanti, alcuni stanno per laurearsi e io sono sempre qui, ferma nello stesso punto da due anni. Vi prego di aiutarmi, accetto qualsiasi consiglio o critica.
Grazie in anticipo.

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Marina Gerin Birsa Inserita il 21/07/2016 - 12:23

Carissima Giovanna, vorrei proporti di iniziare oggi, sin da subito, ad individuare tutti i tuoi pensieri negativi ed a scriverli creando una lista. Da lì parti con il primo e cerca di trasformarlo in positivo pescando, probabilmente con fatica perchè non c'è l'abitudine di farlo, dalle tue risorse e potenzialità. Individua il preciso momento in cui ogni pensiero è apparso nella tua vita e chiediti perchè si è originato, che scopo aveva. Chiediti anche che scopo ha adesso ogni pensiero. Oggi può essere il giorno giusto per iniziare il tuo percorso di liberazione della mente da ciò che la ingombra, ma ciò accadrà solo se tu lo vorrai. Marina Gerin Birsa

Dott.ssa Franca Consorte Inserita il 20/07/2016 - 15:30

Ciao la prima cosa che vorrei dirti ė non perseguitarti...proprio così dalla tua storia sembra che tu in maniera inconsapevole ti sia creata una serie di situazioni in cui ti puoi commiserare per giustificare ciò che non sei.
Bene inizia con lo stare sul presente, inizia a porti delle domande su ciò che sentì come bisogno senza farlo filtrare da ciò che gli altri si aspettano da te; inizia a guardarti dentro, ascolta ciò che ti dice il tuo cuore, cosa vuoi, come puoi iniziare ad ottenerlo. Esci dalla stanza della compassione ed entra nella stanza del merito.
Franca