Ritrovare sé stesse dopo un trauma

Un approccio psicoterapeutico integrato per il recupero dell'equilibrio emotivo

Pubblicato il   / Ansia e Depressione
Ritrovare sé stesse dopo un trauma


Quando il trauma continua a influenzare il presente

Chi ha vissuto un trauma frequentemente percepisce che una parte di sé sia ancora “bloccata” nel ricordo dell’evento. Alcune reazioni frequenti, che emergono dai racconti dei miei pazienti sia in studio sia durante le sedute online, includono:

  • attacchi di panico improvvisi
  • ansia intensa in contesti quotidiani
  • pensieri di inadeguatezza e autocritica
  • senso di colpa o vergogna persistenti

Razionalmente la persona sa che il pericolo è finito, ma il corpo reagisce ancora come se fosse presente, segnale che il trauma non è stato integrato a livello emotivo e corporeo.


Un esempio concreto

Una donna che ho seguito qualche anno fa in un percorso di psicoterapia online aveva vissuto a lungo una relazione caratterizzata da violenza emotiva e improvvisamente ha iniziato a soffrire di attacchi di panico: tachicardia, respiro corto e paura intensa senza motivo apparente.

A prima vista la vita sembrava normale: lavoro, famiglia, routine quotidiana. All’improvviso, però, il corpo reagiva soprattutto in situazioni che ricordavano indirettamente l’evento traumatico.

A peggiorare la situazione arrivava l’autocritica: “Dovrei essere più forte”, “È colpa mia se reagisco così”, “Non ho il diritto di sentirmi così”. Queste frasi non indicano fragilità, ma memorie emotive non rielaborate che mantengono attivo il sistema di allarme.


Perché cercare di “combattere” i sintomi non aiuta

Spesso le persone tentano di gestire ansia, attacchi di panico o emozioni intense cercando di reprimerle o di forzarsi a “superarle”. È una reazione naturale: vogliono avere il controllo della situazione o la sensazione di poter andare avanti.

Il problema è che il sistema nervoso non risponde alla logica o alla forza di volontà. Reprimere le emozioni o giudicarsi per il fatto stesso di provarle attiva ulteriormente il sistema di allarme, aumentando ansia, tensione e senso di inadeguatezza.

In altre parole, più ci si critica o si cerca di sopprimere le reazioni emotive, più il corpo percepisce minaccia. Al contrario, accogliere le emozioni con gentilezza e curiosità permette al sistema nervoso di calmarsi, creando lo spazio necessario per affrontare gradualmente ciò che è rimasto irrisolto.


Strumenti terapeutici integrati: CBT, EMDR e CFT

Psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT)

La CBT o psicoterapia cognitivo-comportamentale consente di conoscere l’ansia e i fattori di mantenimento mediante la psicoeducazione, aiuta a riconoscere e modificare i pensieri disfunzionali che mantengono ansia, senso di colpa e panico.  Attraverso esperimenti comportamentali con l’ausilio di tecniche di respirazione contribuisce a ridurre la frequenza e l’intensità dei sintomi ansiosi.

Esempio sui pensieri disfunzionali e sulla ristrutturazione cognitiva:

“Non dovrei sentirmi così” → “È normale reagire così dopo un trauma”.

In questo modo la CBT si integra naturalmente con gli altri approcci.


EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing)

L’EMDR consente alla persona di sviluppare varie risorse e di lavorare direttamente sulle memorie traumatiche, aiutando il cervello a rielaborare l’evento e a ridurne l’impatto emotivo sul presente. Di conseguenza, sintomi come attacchi di panico e ipervigilanza diminuiscono gradualmente. Non si tratta di dimenticare ciò che è accaduto, ma di ridurre l’influenza che il trauma continua ad avere sulla vita quotidiana.


Compassion Focused Therapy (CFT)

La CFT sviluppa un dialogo interno più gentile e accogliente, riducendo autocritica, senso di colpa e vergogna. Allenare la compassione crea un senso di sicurezza interiore che permette di affrontare le memorie traumatiche senza esserne sopraffatti.


In sintesi

Per affrontare un trauma è utile:

  • conoscere l'ansia e i fattori di mantenimento;
  • modificare i pensieri disfunzionali;
  • apprendere tecniche di respirazione e di rilassamento;
  • rielaborare le memorie traumatiche;
  • sviluppare la compassione verso sé stesse

al fine di ridurre sintomi come ansia, attacchi di panico e autocritica, migliorando la relazione con sé stesse e la capacità di vivere il presente in modo più equilibrato.

Riconoscere che ansia, attacchi di panico e senso di colpa spesso possono derivare da un trauma non rielaborato è il primo passo verso il cambiamento. Un percorso psicoterapeutico, sia in studio sia online, offre uno spazio sicuro per comprendere le proprie reazioni, rielaborare il trauma e sviluppare un dialogo interno compassionevole, essenziale per ritrovare equilibrio e serenità.



Bibliografia:
 

  • Borzì R., Montano A. (2019), Ansia e attacchi di panico, FrancoAngeli, Milano.
  • Faretta E. (2018), EMDR e Disturbo di Panico: Dalle teorie integrate al modello di intervento nella pratica, Ed. Edra, Milano.
  • Gilbert, P. (2023). La terapia focalizzata sulla compassione. Caratteristiche distintive. Edizioni FrancoAngeli, Milano.