giorgia  domande di Psicologia e dintorni  |  Inserita il 05/02/2021

Roma

È sbagliata la strada intrapresa?

Buonasera, vi scrivo in cerca di aiuto! Mi trovo ormai da tre anni, ad un punto morto. Ho 25 anni, sono una studentessa di medicina al quarto anno, sono indietro con gli esami di un anno, dovrei frequentare il quinto. In questi anni ho avuto vari blocchi e momenti molto bui che mi hanno fatto perdere tempo a livello universitario, e che sono dati dai miei dubbi e ostacoli nel percorso. Non sono sicura che questa sia la mi strada, lo stare indietro rispetto alla mia età mi fa sentire un fallimento, e allo stesso tempo non mi sblocco dal fallimento, sto dando gli esami ma a rilento e non senza riscontrare ogni volta delle difficoltà e molta ansia. Ho scandagliato tutte le possibili passioni e interessi alternativi dai quali poter partire per un cambio di percorso, ma non ho trovato niente, e questo mi porta a rimanere a continuare su questa strada . L’unico ambito che penso mi potrebbe interessare, è la psichiatria, ma non riesco a vederlo come obiettivo a cui arrivare, il che mi fa dubitare anche dell’effettivo profondo interesse. Sono stata in psicoterapia di approccio cognitivo comportamentale per un anno e mezzo che mi ha aiutato ad uscire da dei primi momenti di depressione di cui non capivo la causa, e successivamente ho intrapreso un percorso di psicanalisi per un anno che ho interrotto, con accordo anche dello specialista, ma senza vedere effettivi risultati. A questo punto, non so più che fare. Non vedo via di uscita, questa situazione mi porta ad uno stato di insoddisfazione profondo che si riflette in una ricerca di compensazione con altro e che nel tempo mi sta portando ad una sempre maggiore dipendenza affettiva dal mio fidanzato, che forse erroneamente interpreto proprio come necessità di aggrapparmi a qualcosa di positivo (abbiamo una relazione molto bella). Adesso è piena sessione di esami, e vivo in uno stato di profonda demoralizzazione con annesso pianto frequente. Cosa mi consigliereste se mi aveste davanti? Come si fa a trovare la propria strada? È giusto interpretare queste difficoltà come un segno di dover cambiare nonostante fossi convinta ed ancora una parte di me lo pensa, che medicina sia la mia strada? Sarebbe utile ricercare aiuto, o forse dovrei cercare da sola? Grazie mille in anticipo, davvero non vedo speranza.

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 05/02/2021 - 11:57

Roma - Cassia, Flaminia, Tor di Quinto, Cesano, Fo
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Buongiorno Giorgia,
da quanto marra, mi pare di capire che uno dei nuclei attorno a cui si organizza il suo attuale malessere sia la sua inclinazione a dubitare ("i miei dubbi"), quindi a mettere in discussione ciò che fa nella sua vita, più in generale. Come mai accade ciò secondo lei? é un tratto che ha caratterizzato da sempre la sua vita o è emerso in concomitanza con l'ingresso all'Università?
Negli altri ambiti della sua vita, il processo decisionale è agevole o risente, allo stesso modo, dei meccansimi ossessivi qui descritti? ("Non sono sicura che questa sia la strada").
Se fosse in consulenza da me, la aiuterei a comprendere come mai Giorgia ha scelto Medicina e come si immagina la sua futura eventuale attività professionale. Al contrario, nel caso in cui non dovesse laurearsi, chi, in particolare potrebbe risentire della cosa? A chi o cosa dedicherebbe eventualmente il conseguimento della sua laurea? Che peso ha nella sua vita la realizzazione professionale?
Quindi, prima di agire in qualsiasi senso ("un segno di dover cambiare"), le consiglio di prendersi del tempo per valutare la sua condizione emotiva più in generale, facendosi supportare da uno psicoterapeuta che le ispiri fiducia e che la aiuti a trovare dentro di sè cosa desidera realmente per stare bene nella sua vita ("la sua strada"), acquisizione che le consente di uscire dalla posizione conflittuale in cui si trova ora ("punto morto").
Un caro saluto.
Dott.ssa Anna Marcella Pisani (Roma)

Dott.ssa Cinzia Siragusa Inserita il 06/02/2021 - 15:45

Padova
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Cara Giorgia, le emozioni che descrive sono importanti e comprendo la sofferenza che sta attraversando.
Per quanto riguarda chiedere o meno aiuto, il consiglio per consultare uno psicologo è che alle volte riflettendo da soli ci si può perdere in una spirale di pensieri che, però, non fanno arrivare ad una soluzione ma aumentano la sofferenza.
Chiede cosa faremmo se fosse di fronte a noi; le chiederei cosa l'ha guidata in certe scelte e vedremo insieme come indirizzare i suoi interrogativi da dubbi a spunti di riflessione per uscire dal questo momento.

Resto disponibile per qualsiasi eventualità.
Un caro saluto,
Dott.ssa Cinzia Siragusa