Elena  domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 03/06/2019

Essere definito "strana " o "mattoa" mi condiziona la vita

Salve , Sin da quando ho iniziato a frequentare le scuole medie sono stata etichettata come "strana " . Al liceo scientifico , in particolar modo durante i primi anni , l'impatto è stato duro : avevo interessi diversi ed ero anche davvero insicura.. Adesso mi sono laureata , faccio tennis agonistico e mi curo molto fisicamente . Ho anche più amici e vado alle feste .. ma ho lo stesso problema . Dopo che la gente mi conosce , sembro sempre "strana " o diversa . Questo aggettivo non mi piace , non capisco perché io risulti sempre diversa . Mi crea un senso di disagio . Anche la mia relatrice (un po' burbera e molto schietta) , che mi ha proposto di candidarmi per un dottorato, mi ha detto che sono un po' matta . Io credo che lei abbia stima in me , ma ho paura che se anche riuscissi a superare la selezione (e c'è concorrenza ) , mi troverei a disagio in un ambiente pettegolo e inquadrato come quello universitario . Mi reputo una persona abbastanza buona e amichevole , ma sono anche svampita e ho delle uscite un po' "stralunate " . Quindi spesso , anche se in maniera inconsapevole , sono stata presa in giro . Fino a un anno fa questa mia diversità unita ai miei interessi mi sembrava una mia caratteristica . Ma adesso sono davvero demoralizzata . Ho più difficoltà a trovare un ragazzo che mi accetti a tutto tondo ( i ragazzi che mi vedono o mi contattano dai social mi immaginano in una certa maniera , poi mi conoscono e perdono l'interesse ) e in ogni caso mi rendo conto che se anche non voglio , "spicco " per il mio comportamento e non si viene sempre apprezzati . Una mia collega ha fatto un Brindisi dopo che avevo concluso un orale con un bel voto , dicendo che sono sempre così originale e strana , in tono ironico e ridacchiando. Questa cosa mi ha reso più sospettosa . Ho anche paura di conoscere gente nuova e di essere respinta . Penso che se mi confidassi a qualcuno sembrerei davvero strana. Oltre a esprimermi in maniera originale sono orfana di madre e sono cresciuta con un padre anziano . Un ottimo professionista e un genitore premuroso , ma anche all'antica e severo. Quindi io sembro "vintage " , chiedo sempre il permesso di fare le cose e mi scuso .. non capisco perché devo ancora arrossire . Sono una donna adulta ormai

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 03/06/2019 - 12:50

Roma - Cassia, Flaminia, Tor di Quinto, Cesano, Fo
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Buongiorno Elena,
del suo messaggio mi ha colpito il fatto che, dopo la dettagliata descrizione circa il modo in cui gli altri la percepiscono, ha introdotto un'informazione relativa alla sua vita familiare-relazionale ("orfana di madre e sono cresciuta con un padre anziano"), come se volesse tracciare una connessione tra il suo essere "strana" e la mancanza di una figura materna.
Che tipo di associazione si può fare secondo lei? Come ha vissuto l'assenza della figura materna nella sua vita?
In che modo crede possa aver influito sulla sua struttura di personalità l'impostazione educativa di suo padre ("genitore premuroso, ma anche all'antica e severo")?
Poichè afferma "Penso che se mi confidassi a qualcuno sembrerei davvero strana", immagino che non sia abituata e/o incline a confrontarsi con gli altri circa i suoi stati d'animo, circostanza questa che incrementa la sua autopercezione di "strana" proprio perchè non può avere un feedback dall'altro ed inoltre acuisce il suo senso di estraniamento e difficoltà a relazionarsi con l'altro ("ho più difficoltà a trovare un ragazzo che mi accetti a tutto tondo").
Se desidera fare maggiore chiarezza sulla sua situazione e fare in modo che alla sua età anagrafica ("sono una donna adulta ormai") corrisponda anche un'autopercezione di sè buona e soddisfacente, le può essere utile una consulenza psicologica individuale.
Un caro saluto.
Dott.ssa Anna Marcella Pisani (Roma).

Dott.ssa Valentina Giovannetti Inserita il 03/06/2019 - 11:53

San Giuliano Terme
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Gentile Elena,
capisco come ci si possa sentire quando si viene etichettati come diversi. Il bisogno di appartenere a un gruppo è uno dei bisogni fondamentali dell'essere umano ed è importante poterlo soddisfare. A volte i gruppi non sono inclusivi, perché hanno difficoltà a comprendere aspetti delle persone che si discostano da ciò che è ritenuto il carattere del gruppo. I gruppi maturi, invece, sono in grado di accogliere e includere anche gli aspetti "devianti" dalla norma (ho messo le virgolette, in quanto mi riferisco a un concetto statistico e non a un giudizio) e in questo senso promuovono un senso sano di appartenenza.
Al pari dei gruppi, anche le singole persone hanno la difficoltà ad accettare quelle parti di sé che vengono considerate strane, indesiderabili o non comuni. Imparare ad accettare queste parti di sé come degne di esistere è un buon modo per migliorare il proprio benessere psichico e relazionale. Se siamo in pace con noi stessi, se siamo in grado di amare le nostre diversità (e tutti ne abbiamo), allora è più facile anche non accusare il colpo quando qualcuno ci fa notare qualcosa di strano in noi. E magari possiamo anche replicare con ironia.
Un percorso di psicoterapia è un metodo efficace per imparare ad amare e includere le parti indesiderate di sé. In particolare la terapia di gruppo può essere indicata in questi casi.
Le nostre diversità e stranezze possono diventare delle risorse molto importanti, per sé e per gli altri. La invito a riflettere sulle risorse che sono connesse a quelle che giudica "stranezze".
Spero di esserle stata in qualche modo di aiuto.
Un caro saluto,
Valentina Giovannetti