Quando ho scelto l'approccio psicoterapeutico costruttivista mi ha affascinato il suo presupposto fondamentale: ogni persona ha un modo personale di leggere, interpretare e significare le esperienze e le relazioni. Non partiamo, dunque, dall'idea che esista un punto di vista "giusto" o che ci siano delle "verità" assolute, ma che in terapia è necessario comprendere il significato che la persona che abbiamo davanti ha dato agli eventi.
Durante il processo terapeutico, le persone raccontano la propria storia: le scelte che hanno compiuto, le alternative che hanno scartato, i dilemmi che hanno fronteggiato e le soluzioni che hanno trovato. A volte però, queste soluzioni non sono più sufficienti e nessun'altra alternativa è "percorribile". Trovare nuove direzioni è possibile, ma prima è necessario dare ordine al caos, così che poi possano nascere nuove possibilità di narrare in modo soddisfacente se stessi, le relazioni con gli altri e il proprio modo di vivere.
Il paziente è il massimo esperto della propria storia personale, mentre il terapeuta è un mezzo per leggere in modo alternativo le scelte passate e per trovare nuovi modi per percorrere l'esperienza. Il processo terapeutico è dunque un viaggio, il cui obiettivo non è voler "controllare il vento", ma imparare a dirigere autonomamente le vele della propria esperienza.