A volte si sta male non perché la propria vita sia oggettivamente sbagliata ma perché ciò che si vive interiormente è troppo confuso, troppo pesante, o privo di parole.
Paura, rabbia, dolore, confusione sopraggiungono all'improvviso e vengono esperiti come qualcosa di insopportabile, da cui difendersi o fuggire. Le cose accadono ma non si riesce a comprenderle, a sentirle fino in fondo o a dar loro un senso. Così si va avanti per abitudine, più per resistere che per esistere.
La psicoterapia è uno spazio in cui una persona non è sola davanti a ciò che causa sofferenza o che non si comprende. È un luogo in cui non si cerca subito di capire o risolvere ma di sostare con ciò che c'è, di dare tempo alle emozioni di prendere forma, di diventare pensabili.
Un'esperienza che può essere pensata non domina più la persona ma diventa qualcosa con cui è possibile misurarsi e convivere.
Nel corso del lavoro terapeutico ciò che prima era soltanto un peso può diventare qualcosa che si riesce a guardare, a verbalizzare, a condividere. La vita cessa di essere soltanto sopportata e comincia a essere sentita come propria.
In questo senso la terapia non insegna cosa pensare ma rende possibile il pensiero attraverso il quale vivere pienamente la propria esistenza.
Nel corso della mia attività clinica ho maturato una solida esperienza nei disturbi del comportamento alimentare, nelle dipendenze e nella presa in carico di quadri clinici complessi, inclusi disturbi di personalità e forme di psicopatologia grave.