Francesca  domande di Psicologia e dintorni  |  Inserita il 26/11/2018

Mangiarsi le unghie

Ho iniziato alle elementari, per semplice ed innocua imitazione di una mia amica che portava sempre le mani in bocca. Non sapevo che cosa stavo facendo, e soprattutto a cosa mia avrebbe portato per il resto del tempo. Da lì in poi ho mangiato le unghie costantemente, ricordo che l'apice lo raggiunsi soprattutto nei primi tempi (forse massimo alle medie!). Al liceo non ho molti ricordi ma di certo, anche se magari a periodi le mangiavo meno, posso dire che non avevo smesso. Negli ultimi tempi, con l'università, o poco prima, sono passata dal mangiare le unghie el mangiare le pellicine. Le unghie quasi non mi interessavano più. In altri periodi mangiavo entrambe le cose.
Al secondo anno di università (2016) ho deciso di affrontare la cosa in modo diverso (da piccola mamma mi metteva lo smalto il amaro, con zero risultati) e ho fatto di mia spontanea volontà una ricostruzione alle unghie. Ha funzionato. Non avendo maku portato (se non raramente davvero) lo smalto prima di allora, e soprattutto non avendo mak avuto delle mano così belle, non mi sono più mangiaya le unghie ed Erika soddoilsfattisma perché è durato un anno e mezzo, anche qualcosa in più. Pensavo davvero che non le avrei mai più mangiate.
Ma non è stato così: nel 2018, quest'anno ho ripreso, e di nuovo dalle pellicine, ora solo negli ultimi giorni dopo non so quanti anni ho smangiucchiato anche qualche unghia. Però adesso con una ho esagerato.
Ogni volta i sensi di colpa sono tanti, ma è come se non riesco a frenarmi lo stesso.
Tante volte mio so o domandata quale fosse la causa interna, penso che non sa difficile averne ma che sia difficile trovarle. Non ne ho idea di come fare. E se davvero solo quell'aspetto psicologico mi può aiutare e soprattutto da definitivamente tanto da farmi smettila io per sempre.
So solo che le pellicine le mangio tanto, fateli prima a dire che mangio la pelle:mi tolgo praticamente, in una zona del dito diciamo, uno strato di pelle. Ovviamente non potrei andare da nessuna parte e mi ricopro d cerotti ed in più mi idoso. Questo compromette molto la mia vita e mi rendo conto che è grave davvero. Ma non so come fare.
Davvero se ne può uscire? E si può fare con una un'introduzione, scoprendone le cause? Cosa cambia poi?

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 27/11/2018 - 11:23

Roma - Cassia, Flaminia, Tor di Quinto, Cesano, Fo
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Buongiorno Francesca,
Il sintomo di cui parla è definito onicofagia ed è una manifestazione dell'ansia, come lei già saprà.
Poiché si toglie "uno strato di pelle", potrebbe associarsi ad una forma di autolesionismo/punizione verso se stessa.
Quindi, è importante comprendere quali meccanismi psicologici lo abbiano attivato e in che modo lo rinforzino.
Considerando che è un disagio di cui soffre fin dall'età infantile, credo che ora sia un tratto distintivo della sua personalità.
Nonostante ciò è possibile affrontarlo e risolverlo efficacemente in un percorso di psicoterapia individuale che la aiuti a comprendere il significato e la funzione di esso, nella sua vita.
Ma, da ciò che scrive, mi sembra che lei sia intimorita dagli eventuali cambiamenti che un percorso di psicoterapia porterebbe in lei ("cosa chiamami poi?").
Quindi, la cosa più importante ora è cercare di capire cosa teme possa accaderle, perché è proprio questo il primo ostacolo nella riuscita di un percorso terapeutico.
Cosa teme di perdere?
Consideri che la sua sensazione è del tutto comprensibile poiché ogni disturbo, nonostante sia causa di disagio, rappresenta una parte di noi a cui poi ci si abitua e spesso si fa fatica ad immaginare sé stessi senza il disturbo.
Una nuova identità che non si conosce e rispetto alla quale è normale avere delle titubanze.
Ci pensi.
Un caro saluto.
Dott.ssa Anna Marcella Pisani (Roma).