Maria  domande di Psicologia e dintorni  |  Inserita il 06/11/2018

Como

Parlare da soli inscenando dialoghi su argomenti della vita

Buongiorno, vorrei porre un quesito che da tanti anni mi lascia perplessa... sin dalla mia infanzia approfittavo dei momenti di solitudine per parlare con qualcuno di immaginario ed inscenare dei dialoghi su argomenti della mia vita oppure inventati. Oggi di anni ne ho 35 e questa cosa va avanti, non riesco proprio a smettere. Mi vergogno parecchio a parlarne.... I dialoghi vertono su situazioni della mia vita ma un po’ ‘rivisitate’ ...sono un’attrice da Oscar! È come se mi fossi creata una sorta di vita parallela in cui io sono la donna che vorrei essere e ho sempre il coraggio di affrontare le persone.
Io sono preoccupata, è normale secondo voi?
Grazie

  3 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 07/11/2018 - 10:08

Roma - Cassia, Flaminia, Tor di Quinto, Cesano, Fo
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Buongiorno Maria,
il meccanismo che ha descritto può essere inteso come un tentativo di fuga dalla realtà quotidiana, in cui forse non riesce ad essere "la donna che vorrei", quindi si è costruita una realtà parallela che possa rassicurarla e in qualche modo riparare/consolare ciò che invece non riesce a fare nella vita reale.
Pertanto, l'aspetto di maggiore importanza è rivesitito proprio dalla sua difficoltà ad essere, nella vita reale, come vorrebbe. Cosa le impedisce di mostrare "coraggio" nell'affrontare le persone? Come mai non è soddisfatta di sè?
Considerando che i "dialoghi" che ha descritto hanno avuto inzio durante l'infanzia, credo che questa percezione di insoddisfazione di sè persista da molti anni ormai. Quindi, come mai oggi è maggiormente preoccupata di ciò? Cosa teme possa accaderle, nel caso in cui i "dialoghi" continuino?

Se desidera approfondire la questione, può scrivermi o contattarmi.

Un caro saluto.

Dott.ssa Anna Marcella Pisani (Roma)

Dott.ssa Mirella Caruso Inserita il 08/11/2018 - 09:21

Milano
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Gentile Maria, nessuno di noi è veramente mai solo con se stesso. Ognuno parla dentro di sé interloquendo con un amico, un parente, il vicino di casa, una figura del passato. Talvolta anche a voce alta, come fanno i bambini. Cioè racconta a se stesso la propria storia, reinventandola. Recita. Il teatro è connaturato all'essere umano, una forma d'arte primaria, ancora prima del cinema. La solitudine, di fatto, non esiste. E' proprio su questo bisogno di raccontare e ri-raccontare a se stesso la propria storia che si fonda l'efficacia della psicoterapia. Nelle sedute, si racconta di sé e degli altri sempre con elementi nuovi, modificando la storia presente e passata che talvolta è stata dolorosa. Parla di una "vita parallela" in cui è diversa da quello che è in realtà: dove è ciò che vorrebbe essere, ma non è. E' molto probabile che lei abbia delle potenzialità non espresse, un bisogno di essere anche in altri modi che non può venir fuori nella realtà. Se è così, questa recita solitaria e privata serve da "compensazione" alla frustrazione di non poter essere altro. Credo che potrebbe essere tutto più interessante per lei, se facesse entrare in questo gioco un pubblico, fosse anche una sola persona. Saluti.

Dott.ssa Daniela Vinci Inserita il 07/11/2018 - 11:27

Gentile Maria,
Creare un amico immaginario o inventare una vita parallela è tipico dell'infanzia e in modo diverso tutti i bambini sperimentano questa fase per sperimentare ciò che la vita potrebbe o non potrebbe offrire.
Continuare da adulti con questo comportamento sicuramenta cela qualcosa, un desiderio sopito o un malessere generale che andrebbe approfondito. Le consiglierei dunque di rivolgersi direttamente ad uno psicologo per capire come poter integrare questi aspetti che desidera nella sua persona reale.
Resto a disposizione,
Dott.ssa Daniela Vinci
Arluno (MI)