Giorgia  domande di Psicologia e dintorni  |  Inserita il 13/07/2018

Biella

Quando la malattia ti "butta fuori" dal giro.

Buongiorno. Mi chiamo Giorgia e ho 28 anni. Scrivo perche' da un po' di tempo sto passando un brutto periodo e credo che confrontarmi con uno specialista "esterno" possa essermi di aiuto. E' iniziato tutto quando avevo 22 anni, ero al secondo anno di Ingegneria. In quel periodo mi sentivo strana, facevo fatica a studiare, ero sempre agitata, ansiosa e stressata, ma non davo peso a tutto questo poiche' pensavo che fosse tutto da attribuire allo stress e all' ansia per l' universita'. Un anno dopo, a 23 anni, scoprii invece che tutti quei sintomi erano il preludio di una malattia autoimmune molto seria e che colpisce la tiroide: il morbo di basedow. L' ho scoperta in stato avanzato, quando ormai il mio corpo era in piena crisi tireotossica e furono necessari 15 giorni di ricovero per riprendermi con terapie d' urto al cortisone e,a seguirsi, con l' assunzione di un farmaco per bloccare l' ipertiroidismo. Aumentai molto di peso nel giro di pochi giorni in quel periodo, ma accettai la cosa e cercai in tutti i modi di continuare la mia vita come sempre, seppur con molti sintomi a volte debilitanti. Passarono 6 mesi e la mia salute peggioro' : tachicardia, tremori, pressione alta, ansia, attacchi di panico, stanchezza ecc erano all' ordine del giorno. Le mie attivita' quotidiane diventarono impossibili da svolgere. Dopo mesi di trattamenti per l' ipertiroidismo senza successo, mi sottoposi a una tiroidectomia totale. Senza tiroide non si puo' vivere e quindi da quel giorno dell' intervento diventai dipendente da una pillolina, eutirox, da assumere tutti i giorni per il resto della mia vita. Speravo che piano piano sarei tornata alla normalita' e mi sarei buttata tutto alle spalle, ma 20 giorni dopo l' operazione arrivo' l' esito dell' esame istologico: la mia tiroide, oltre che essere sproporzionalmente ingrossata e multinodulare, al suo interno aveva sviluppato un cancro. Fu una doccia fredda; fortunatamente non fu necessario che mi sottoponessi a radioterapie poiche' il nodulo maligno era inferiore a 1cm, dovevo pero' iniziare a sottopormi a visite e controlli specifici per questo tipo di cancro. Passarono 2 mesi e, nonostante il farmaco sostitutivo della tiroide non avesse problemi di dosaggio e gli ormoni tiroidei fossero nella "norma", la mia salute peggiorava sempre piu'. Inizio' il periodo piu' brutto della mia vita: stavo molto male, a malapena riuscivo ad uscire di casa per via di una serie di sintomi ( in particolare una forte astenia), facevo visite dai migliori specialisti della tiroide e non ottenevo alcuna risposta, anzi sembrava non capissero quanto stessi male e nella maggior parte dei casi mi liquidavano con risposte del tipo "i valori sono apposto... Si deve muovere di piu'" , "e' depressa" "e' pigra" "deve dimagrire". Ma io non ero piu' me stessa e sentivo che qualcosa non andava nel farmaco che assumevo. Iniziai a cercare da sola una risposta ai miei problemi e alla fine dopo tante ricerche la trovai: facevo parte di quel 15 % di persone ipotiroidee che non trovano giovamento dalla terapia standard (assunzione del solo T4) e che addirittura riscontrano un peggioramento della propria condizione assumendo la terapia convenzionale. Inizio' un vero e proprio calvario: non volevo arrendermi a una "Non vita" e cosi', dopo diverse ricerche, intrapresi un percorso con diversi specialisti che tentano delle cure alternative a quelle dei protocolli della SIE (societa' italiana endocrinologia) e si occupano di "medicina funzionale". Tentativo dopo tentativo, a poco a poco mi torno' la speranza e dopo diversi periodi di " up and down", causati dalla malattia sempre latente e dagli effetti collaterali delle terapie, a poco a poco trovai una via di fuga e, ad oggi, sto piano piano riprendendo in mano la mia salute. Proprio oggi, dopo aver superato tutto questo, dopo aver passato quello che credo sia stato il periodo piu' brutto della mia vita, mi sento totalmente impaurita e in pensiero per la mia vita futura, soprattutto lavorativamente parlando. A volte credo che il mio futuro sia irrimediabilmente compromesso, perche' ormai i treni "migliori" della mia giovinezza sono passati e perche' ormai sono fuori dal giro. Non ho esperienze lavorative significative, non ho ancora conseguito la laurea. Tutti i miei compagni di corso sono laureati, stanno conseguendo una laurea magistrale o lavorano. Io!? Sono indietro, mi sento terribilmente in colpa per il mio ritardo e perche' penso che durante la malattia avrei dovuto impegnarmi di piu' con gli studi, insistere, e ogni giorno che passa penso sempre che il mio futuro non sara' roseo per niente e che, finiti gli studi, saro' fortunata se riusciro' a malapena a trovare un lavoro che mi permetta di non essere ancora un peso per i miei genitori. Ma chi la assumera' una nullita' come me quando in giro ci sono persone piu' giovani e competenti? Ringrazio anticipatamente chi dedichera' un po' del suo tempo a leggere il mio "papiro" e a rispondere.

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 14/07/2018 - 15:01

Roma - Cassia, Flaminia, Tor di Quinto, Cesano, Fo
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Buonasera Giorgia,
Leggendo il suo "papiro" mi ha colpito che lei, nonostante l'accurata descrizione della sua forza nel reagire alla malattia, non si riconosca oggi queste sue risorse che fanno di lei una persona molto resiliente, ossia resistente alle difficoltà comportate dalla patologia.
Tende infatti, ad auto svalutarsi concentrando l'attenzione su ciò che non è riuscita a fare, mostrando una focalizzazione sulla performance. Immagino che questa prospettiva di sé sia antecedente alla malattia e che in seguito ad essa si sia accentuata.
Giorgia si identifica esclusivamente con la riuscita professionale, c'è spazio per altro? Ad esempio: relazioni affettive, vita emotiva?
Per riprendere in mano la sua vita ancora meglio di quanto ha già fatto è essenziale che lei si avvicini anche al suo mondo emotivo e che sia in grado di condividerlo con qualcuno.
Solo così potrà guardare alla sua malattia come un'esperienza di vita in cui è stata vincente e non una colpa. In questo modo potrà utilizzare al meglio le potenzialità che ha attivato la sua patologia e modificare la percezione che ha di sé.
Un percorso di psicoterapia le sarà di aiuto nell'acquisizione di questa nuova immagine di sé.
Un caro saluto
Dott.ssa Anna Marcella Pisani (Roma)