Daniel domande di Genitori e Figli  |  Inserita il 20/06/2014

Mancato perdono

Il motivo della richiesta è il pensare alla situazione che ho con mio figlio di 33 anni.
Nonostante gli anni e il supporto psicologico richiesto tempo addietro, io non sono mai, a differenza di mia moglie e delle mie altre due figlie, riuscito a perdonarlo per ciò che ha fatto ormai circa sedici anni fa. Mio figlio infatti, senza preavviso e senza motivo, cadde nell'uso di sostanze stupefacenti, dalle più leggere fino ad arrivare alle più pesanti che nemmeno nomino. Un periodo nero, passato a rendersi conto della drammatica situazione in cui era caduto il ragazzo (risparmio di raccontare i gesti, le urla, le bugie eccetera che subimmo da parte sua) e poi tra permanenza in comunità, esperti, visite...
Io decisi di fare il possibile perchè ne uscisse ma smisi di rivolgergli la parola, di considerarlo, è come se avessi perso per sempre quel figlio.
Poi ne uscì del tutto, si è laureato, ora lavora seriamente come libero professionista, nessuno potrebbe immaginarsi il suo passato a vederlo ora, un ragazzo come tanti, pensa anche di sposarsi con la fidanzata.
Ma io non posso dimenticare ne perdonarlo nonostante me lo abbia chiesto più volte e abbia dimostrato il completo ravvedimento e pentimento.
Sono finito pure in terapia ma non si è smosso nulla, non ammetto il perdono, non provo neanche gioia a vedere come sta bene ora, anzi, a volte mi infastidisce pure.
Non so se dovrei costringermi a rivolgergli almeno un saluto o se, tutto sommato, si può davvero cancellare un figlio

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Claudia Angelini Inserita il 19/07/2014 - 14:30

Gent. sig. Daniel,
mi colpisce molto la sua lettera perché, dietro all’evidenza di un grande dolore e di una rabbia ancora vivi dentro di lei (e dovuti alla sua storia di padre di un ex tossicodipendente), è altrettanto palpabile il suo dispiacere per non consentirsi di ri-avvicinarsi al suo ragazzo, un figlio che certamente ha disatteso le sue/vostre aspettative di genitori, “costringendovi” a vivere esperienze di grande sofferenza.

Lei scrive di “aver perso per sempre quel figlio” ma la sua lettera suona come un appello affinché qualcuno la aiuti a ritrovare la strada per raggiungerlo.

E allora, provi a sostituire il silenzio con le parole: provi a dare voce al dolore provato negli anni bui, provi a parlare a suo figlio.
Certo, all’inizio non saranno parole d’amore, quelle che usciranno dal suo cuore, ma lei ha bisogno di esprimere (anche) la rabbia, la paura, la preoccupazione di un padre che teme/ha temuto per la vita di suo figlio.
E anche per suo figlio sarà importante ascoltare tutto questo: sapere che, anche attraverso la rabbia, il suo papà gli sta dicendo l’amore che ha per lui e l’angoscia provata negli anni dello smarrimento.

Se pensa sia troppo difficile riprendere il dialogo diretto con suo figlio, può iniziare a scrivergli una lettera, in cui potrà esprimere ciò che vuole fargli sapere. Provi a scrivere di sé, di come si è sentito allora e di come si sente ora, di ciò che vorrebbe per voi due…

Provi a darsi questa possibilità, pensando che lo sta facendo innanzitutto per se stesso, perché questo è ciò di cui lei ha bisogno ora.

Se vorrà, mi faccia sapere…
Claudia Angelini

Dott.ssa ANNA LAURIA Inserita il 18/07/2014 - 15:56

Gentile Daniel,

mi ha molto colpita il suo racconto. La sua difficoltà a "vivere", nell'incontro con suo figlio, questo atto del cuore. Non è facile. Questa è una realtà da cui partire.
I motivi di questo sono tanti e rintracciabili, credo, in quella sofferenza nata diversi anni fà, quando appunto, questo stesso figlio di oggi, si comportava e agiva da "tossico". Con tutte le conseguenze che questo ha sicuramente comportato per lei e per il resto della famiglia. Ho lavorato molti anni nel campo delle tossicodipendeze, incontrando ragazzi e famiglie. Sempre vi era una "sofferenza silenziosa" nelle relazioni familiari. Era la parte piu' difficile da lasciar emergere e far fluire, così da andare oltre il dolore, tutti insieme. Come incontrare un uragano che non ha fine, provoca sempre da qualche parte vittime.

Ho imparato che proprio ascoltando "il silenzio delle parole non dette", e per questo rinchiuse nel cuore come pietre miliari, ha aperto la "via del cambiamento" Non solo per chi era imprigionato nelle maglie di ferro della tossicodipendenza, ma anche e soprattutto per i genitori, le sorelle, i fratelli, le fidanzate, i fidanzati, mariti, mogli, e a volte figli!

E una di queste parole spesso era proprio perdono.
Parola, devo dire, a me cara. Perchè aprendola, scomponendola appaiono due parole: per...dono! Allora l'unica domanda è: per chi è il dono?
Le auguro caramente di trovare il suo "dono". E' sempre lì, dove meno ce lo aspettiamo.
Anna Lauria.