Roman  domande di Genitori e Figli  |  Inserita il 13/11/2018

Napoli

Insoddisfazione, genitori e lavoro

Salve ai gentili dottori. Sono un uomo cresciuto in un ambiente familiare malato, frutto di un matrimonio andato avanti soltanto per inerzia a seguito della mia nascita. Mi è stata impartita un'educazione aggressiva e autoritaria, fin dalla prima adolescenza ogni errore è stato sempre pesantemente criticato anche con parole forti, mentre i successi sono sempre passati inosservati o minimizzati. Questo soprattutto da parte di mio padre, giudicante ed oppressivo da che ho memoria. Lui ha sempre risposto a violenza con violenza, a minaccia con minaccia, a scontro fisico con scontro fisico. Non ha mai avuto la superiorità emotiva che un essere umano adulto dovrebbe avere nei confronti del figlio giovane. Ho sempre assistito a litigi stupidi tra loro, sempre un clima negativo, da sempre, inevitabilmente. D’altronde mia madre è una donna sposata con un uomo che non ama, e infatti ha poca vita in corpo, è sempre stanca. Va avanti “Per inerzia”. Circa un anno fa mi sono aperto a loro con estrema schiettezza manifestando il mio disagio. Le mie parole li hanno toccati, si sono sentiti in colpa, ma non hanno mosso un dito concretamente. Perché cambiare è difficile, richiede sacrificio, sforzo. Fatto sta che ad oggi io non riesco nemmeno a parlargli con piacere, a entrambi. Purtroppo io “so che loro sanno” di aver fallito e di aver buttato la loro vita, e proprio per questo vedere che rimangono sempre uguali mi fa rabbia. Vuol dire che i loro problemi psicologici sono e sono stati più forti dell’ipotetico amore che avrebbero dovuto avere per me, per loro stessi, e allora in nome di tutta l’incongruenza che ho vissuto non ho nessun rapporto “vero” con loro. Se lasciassi la ditta in cui lavoro con mio padre, credo che tra me e lui non ci sarebbe più niente da dire. Perché ogni cosa che mi dice è “dovere” o “giudizio”. Lui parla, e parla da solo. Perché tanto qualunque cosa io dica la prossima frase che gli esce da bocca già ce l’ha pronta in testa prima di sentire. L’unico vincolo tra me e lui è il lavoro, perché ho lasciato le scuole senza diploma e quest’attività, che lui ha aperto apparentemente per me, è stata la mia prima ed unica attività. Di fatto ad oggi sono insoddisfatto del lavoro, privo di stimoli, privo di progetti. Vivo alla giornata conducendo uno stile di vita poco sano, sedentario, con alimentazione sballata. Sono fortunato, perché il mio corpo è forte e resiste ancora. “Non so che fare” perché è tutto legato: Lavoro e famiglia. Purtroppo se lasciassi la ditta sarei comunque un disoccupato a tempo indeterminato, e non avendo un diploma dovrei conseguirlo “per poi vedere cosa fare”, ma nel mentre vivrei comunque con loro, completamente a loro spese. Io non ci tengo ad aggiustare il rapporto con loro, ci ho provato. Voglio soltanto egoisticamente prendere in mano la mia vita e viverla con serenità. Perché non ci riesco? E’ possibile che siano proprio loro, la loro vicinanza? Mi sento intollerante. Con gli altri esseri umani non è lo stesso. Certo, ho comunque un carattere ed una personalità particolari, sono selettivo, un po solitario anche se socievole, ma non provo rabbia solo a conversarci. Potreste dirmi cosa ne pensate? Oltre a consigliarmi d’intraprendere psicoterapia, a cui sicuramente mi avvicinerò tra questa e la prossima settimana

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 13/11/2018 - 17:36

Roma - Cassia, Flaminia, Tor di Quinto, Cesano, Fo
|

Buongiorno Roman,
comprendo la sua rabbia nei confronti dei suoi genitori e il sentimento di "intolleranza" che ne consegue.
Quindi, come ha già giustamente intuito lei, è importante elaborare questa sua situazione che definirei di "lutto" poichè, da ciò che narra, non ha percepito l'amore e l'accoglienza che avrebbe desiderato dai suoi genitori, pertanto è come se si sentisse un orfano a livello affettivo.
Da ciò la spinta attuale nel definirsi autonomamente rispetto a loro.
Ma come immaginerà, non è sufficiente allontanarsi fisicamente da loro per "prendere in mano" la sua vita. E' infatti necessario rielaborare la situazione che ha descritto e giungere a comprendere che, nonostante sia doloroso e difficile da accettare, i suoi genitori non potevano fare di più di ciò che hanno fatto. Il loro modo di mostrare affetto verso di lei passa, purtroppo, attraverso la critica ed il giudizio. Quindi, i "problemi psicologici" di cui soffrono hanno interferito in modo significativo nel loro essere genitori amorevoli, forse perché a loro volta, non hanno ricevuto accoglienza dai loro genitori.
Il raggiungimento di una condizione di maggiore benessere per lei e di autonomia da suoi genitori si basa proprio sulla consapevolezza delle loro vulnerabilità ed imperfezioni, sulla capacità di sospendere il giudizio sul loro operato come persone e come genitori. Solo così sarà in grado di liberare sè stesso e il risentimento verso di loro, che le impedisce di concentrarsi efficacemente su se stesso. Questo percorso può essere agevolmente intrapreso nel contesto della psicoterapia di cui ha parlato.
Infine, mi incuriosiva una cosa: poichè la situazione che ha descritto è ormai una condizione a cui è abituazto da anni, come mai proprio oggi la percepisce come più insopportabile? Cosa è successo oggi nella sua vita? Non avendo info sulla sua età anagrafica, non è possibile attribuire un significato più specifico al suo malessere inscrivendolo nella fase del ciclo vitale che sta vivendo ora.
Un caro saluto.
Dott.ssa Anna Marcella Pisani (Roma)