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Lilo  domande di Ansia e depressione  |  Inserita il

Napoli

Estate e fisico

Buongiorno
Ho 26 anni, sono una ragazza che ha sempre avuto un brutto rapporto con il proprio fisico e con la mia persona in generale. Ho praticato in passato anche autolesionismo perché mi ritenevo incapace in tutto. Ultimamente sto avendo gravi problemi con la mia immagine. Specialmente perché alla mia giovane età già ho vene e capillari visibili e mi creano un disagio enorme. Tra poco vado in vacanza e ho il terrore di quello che può pensare la gente. Piango tutti i giorni, ho delle gambe orribili e mi faccio schifo, ci penso tutti i giorni tutto il giorno non so più cosa fare

  3 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Manuela Leonessa Inserita il 25/07/2025 - 15:58

Torino
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Buongiorno Lilo,
avere un brutto rapporto con il proprio fisico non significa necessariamente avere un fisico brutto. Far valutare le gambe da un angiologo per verificare se il problema è da considerare tale oppure no forse sarebbe necessario, ciò non toglie che per accettare se stessi sia necessario essere privi di imperfezioni. Farsi schifo è davvero doloroso e comprendo il suo pianto ma avere scritto su questa piattaforma mi fa credere che lei sappia quanto il suo problema sia di natura psicologica e non fisica. Faccia il passo successivo allora, chieda un sostegno psicologico. Ciò le permetterà di capire la natura del rifiuto che ha per se stessa e risolverlo. Resto a disposizione se lo desidera e la saluto cordialmente, dott.ssa Manuela Leonessa

Dott. Giovanni Noè Inserita il 08/08/2025 - 10:01

Buongiorno,
quando il disagio verso il proprio corpo diventa così intenso da occupare la mente quotidianamente, la percezione che abbiamo di noi stessi si restringe a un dettaglio – come le vene e i capillari visibili – che finisce per assumere proporzioni esagerate. È un fenomeno molto comune nelle difficoltà legate all’immagine corporea: la nostra attenzione continua e ripetuta amplifica ogni imperfezione, facendola sembrare ingombrante e centrale, anche se agli occhi degli altri spesso passa inosservata o è molto meno importante di come la viviamo.

Quello che può aiutarla da subito è cercare di interrompere questo ciclo di monitoraggio costante: provare a ridurre la frequenza con cui osserva le sue gambe, magari spostando l’attenzione su attività che la fanno sentire bene con se stessa e sul valore funzionale del corpo, più che sull’aspetto estetico.

Inoltre, consideri che il disagio può anche essere un segnale che dietro c’è qualcosa di più profondo da elaborare: la storia di autolesionismo e il rapporto difficile con la sua persona sono indicazioni importanti che meritano attenzione e supporto. Parlare con uno psicologo può essere fondamentale per spezzare quel meccanismo mentale che trasforma un aspetto fisico in una gabbia emotiva, aiutandola a riscoprire il proprio valore e a costruire un’immagine di sé più accogliente e realistica.

Il corpo non è solo “come appare”, ma è la casa in cui abitiamo e lo strumento attraverso cui viviamo il mondo. Il suo valore non si riduce a un particolare visivo, anche se ora può sembrare così.

Dott. Filippo Arnoldi Inserita il 01/08/2025 - 15:34

Buon pomeriggio Lilo,

concordo con la collega Manuela Leonessa: viviamo in una società che ci espone costantemente a modelli irrealistici di perfezione, specialmente attraverso i social media, e questo può generare una grande sofferenza. È molto facile cadere in confronti continui e sentirsi “sbagliati”.

Lei scrive di avere il terrore di quello che possono pensare gli altri del suo corpo. Ma ciò che emerge in modo molto chiaro dal suo racconto è che il giudice più severo è dentro di lei. È lei stessa a rivolgersi parole dure, a rimproverarsi, a rifiutare qualsiasi possibilità di vedersi in modo diverso.

Scrive: “mi faccio schifo” – parole molto forti, che parlano di un dolore profondo e di un’immagine di sé che forse si è costruita nel tempo, e che oggi la imprigiona.

Se qualcuno le dicesse che ha delle belle gambe o che è una bella persona presumo che lo denigrerebbe. Se rifiutiamo qualsiasi feedback positivo, è perché la nostra mente è abituata a confermare un’immagine negativa. In fondo, non è davvero quello che pensano gli altri a farle paura, ma il modo in cui lei stessa si guarda e si valuta.

Le emozioni che descrive – pianto quotidiano, ansia, pensieri fissi – meritano ascolto, cura e sostegno. È difficile affrontare tutto questo da sola.

Forse oggi è arrivato il momento di fare qualcosa per sé, non per cambiare il suo corpo, ma per cambiare il modo in cui si rapporta con sé stessa. Un percorso psicologico può aiutarla a riscrivere quella narrazione interiore così dura, a trovare uno sguardo più gentile e compassionevole verso la sua persona, e ad affrontare l’ansia e la tristezza che sta vivendo.

Non c’è nulla di sbagliato in lei. C’è solo una sofferenza che merita spazio, comprensione e accoglienza.

Un caro saluto.