Come sciogliere un nodo e capire una sensazione
Buonasera,
ho una sensazione legata allo studio che vorrei capire più in profondità. Da quando studio medicina (ora sono al quinto anno), ho la sensazione di opprimere una parte di me. L'ambiente mi piaceva e mi ero costruita un bel gruppo di amici e di supporto ma c'era sempre un po' questa rabbia e quasi un odio verso la medicina, in particolare verso il modo di fare conservatore di quel ambiente. Prima di inziare gli studi ero stata un periodo al estero ed ero a contatto con un ambiente internazionale, il che mi ha già sempre fatto sentire molto viva. Quando invece ero partita in Erasmus durante gli studi, non riuscivo a godermela così tanto, nonostante l'ambiente internazionale. La sensazione che prevaleva era sempre un senso di pressione e di tensione. Penso che possa derivere dal fatto che ho sempre sentito delle aspettative da parte dei professori e che era una facoltà che lasciava poco spazio per l'individualità. In più non ho mai avuto questa determinazione come tanti altri miei colleghi, e il mestiere del medico non mi ha mai pienamente affascinato. Ero molto giovane quando avevo fatto domanda e ora sono passati tanti anni per cui non so se me la sento di cambiare strada.
C'è da aggiungere che lo studio mi ha già portato all esaurimento in passato: essendo studente di medicina, davo una mano negli ospedali e nei laboratori durante la pandemia. La mia motivazione non era che sono eccessivamente appassionata al avere da fare, sopratutto avendo avuto già esami da preparare, ma era semplicemente l’unica possibilità per stare a contatto con delle persone durante la pandemia. (Università chiuse per ben due anni e vari lockdown per i ristoranti/bar etc)
Questo ha comportato che mi era dovuta prendere una pausa forzata dall'università e mi ha fatto mettere in discussione ancora di più questo tipo di studio e questo tipo di lavoro che per me aveva portato al esaurimento. Ovviamente c’erano altre fattori che hanno contribuito ma la cosa che mi colpiva era che la medicina per me era già fonte di stress e tensione di suo. Normalmente riuscivo a cavarmela abbastanza bene, rimediando con altre attività che mi soddisfacevano. Però ero sempre un pò alla ricerca di altro, e lo sono ancora. Sapendo cosa mi aspetta in clinica (work life balance abbastanza inesistente, sopratutto i primi anni) e sapendo che non avrò tutte queste possibilità per rimediare e bilanciarmi, mi pongo sempre la domanda, se non fosse meglio lasciare stare una volta per tutte e scegliere un altro percorso che mi potrebbe piacere. (turismo, lingue, artigianato). C’e da dire che il mio senso di identità ormai e molto legato alla medicina e che ho paura di sentirmi completamente persa ad iniziare una nuova facoltà o un nuovo percorso, non avendo più 20 anni. Pure l’aspetto del non aver finito medicina mi infastidisce, mi da la sensazione di fallire. Però ecco, non vorrei continuare a costringermi a percorrere una strada solo per evitare il senso di vergogna, se poi dopo non starò comunque meglio e se non sarò soddisfatta.
Per me é importante fare un attività che mi piace e per cui vado volentieri al lavoro. Vorrei sentire che le cose fossero anche un po’ semplici e che posso fiorire con le capacità che ho. So che tante persone la vedono diversamente e che il lavoro a piuttosto un senso per mantenersi, ma penso che una parte così grande della vita dovrebbe essere pure degna a portare della gioia, sopratutto se uno ha le possibilità che li permettono di scegliere.
Per ultima cosa, vorrei aggiungere che in passato, durante la crisi di esaurimento, ho già fatto un percorso psicologico in cui però non mi è stato dato lo spazio per esplorare questo argomento in profondità e in cui mi sono sentita forzata a tornare sulla strada della medicina. Da li purtroppo non sono più andata molto avanti. Da quando ho messo in dubbio lo studio, non avevo più la convinzione e determinazione che avevo prima. E così anche finire, è diventato difficile, nonostante manchi poco. Forse la cosa che ha influenzato di più queste difficolta, è il fatto che il percorso non era più un piacere o un avventura e una sfida che sceglievo ma che qualcuno (in questo caso la terapeuta) mi ha imposto di riprendere quella strada. Ormai sono bloccata da più di due anni e questo ha influenzato pure molto la mia vita personale e ha compromesso le mie amicizie più strette che sono quelle che mi hanno accompagnato in tutto il percorso di studio condiviso. Questo mi crea ancora più disagio sia a mollare che a continuare. Da un lato c’é la vergogna di non finire più e la vergogna di stare in un punto fermo nella vita da anni ormai, dal altro c’è una forte insicurezza identitaria legata alla perdita di questi rapporti e dal supporto sociale. Non voglio approfondire troppo ma la psicoterapia che ho fatto in passato, a portato a un crollo di tanti legami importanti ed ad una forte destabilizzazione.
Vorrei sbrogliare un po’ questa situazione per capire un po’ meglio e per dare spazio al tema principale, cioè: voglio veramente continuare per questa strada? Cosa sono quelle sensazione di tensione e pressione che il mio corpo mi dava e che ancora oggi sento anche solo pensando alla medicina? Perchè sentivo sempre un senso di libertà e leggerezza sapendo che forse c’erano anche altre opzioni dopo o non sapendo cosa mi aspettasse alla fine del percorso universitario?
So che la pressione sociale contribuisce sicuramente all mio malessere, ma le soddisfazioni tra studio e sfide personali, mi hanno sempre dato un forte senso di benessere e di autostima e vorrei risentirle. Per questo motivo vorrei finalmente darmi di nuovo lo spazio per indagare e sentirmi meglio con me stessa e per ritrovare il senso di libertà dentro di me.