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Anna  domande di Ansia e depressione  |  Inserita il

Torino

Autosabotaggio e costanti pensieri catastrofici

Buonasera, sono un ragazza di 29 anni e sono una studentessa magistrale fuorisede. In questi ultimi 8 anni ho avuto una serie di problemi personali, prolemi di salute gravi, soldi che non c'erano (e non ci sono) nemmeno per tutte le visite che dovrei fare, problemi relazionali di accettazione della sessualità, sono molto fuoricorso all'università e non ho più voglia di studiare, non percepisco più fiducia nel mio futuro e nelle mie capacità. Insomma, ci sono state situazioni varie che mi hanno portato a vivere forti stati di ansia e bornout. Ho intrapreso anche un percorso da una psicoterapeuta dopo il peggioramento della malattia, perchè mi svegliano e vivevo ogni secondo della mia vita pensando alla morte ed ero arrivata al limite, poi però ho interrotto per motivi economici.
In più nell'ultimo anno ho chiuso una relazione di 6 anni, senza che i miei genitori ne sapessero niente, quindi ho vissuto questo dolore in un'immensa solitudine e per di più molte amicizie si sono allontanate dopo questa separazione. In sostanza ho vissuto molto nella solitudine e mi ero bloccata, non riuscivo a fare più niente.
Da qualche mese mi sono fidanzata con un ragazzo, siamo molto innamorati e pronti per provare a costruire qualcosa di maturo se le cose continuano bene, quindi ho riniziato a dare degli esami e quest'anno dovrei laurearmi.
Dove sorge il problema però: nonostante ci siano tante cose che mi appesantiscano nel quotidiano, quindi fare le terapie mediche tutti i giorni, sapere di stare da sola a casa tutto il giorno, non avere i soldi per fare cose e consocere gente, nonostante questo passo giornate intere a vivere in pensieri intrusivi negativi che mi appesantiscono e mi fanno essere catastrofica e negativa rispetto alle uniche cose che mi vanno bene. Ad esempio, penso di litigare con quei pochi amici che mi sono rimasti, oppure che il mio ragazzo non sia più attratto da me, o qualsiasi cosa che vada a sabotare quel poco di felicità che ho. Io vedo che queste poche cose vanno bene, lo so, so che sono io a ricamarci sopra mentalmente, però questi pensieri mi condizionano al punto tale da farmi rovinare veramente le cose. Condizionano i miei comportamenti molte volte e io non posso permettermi di rovinare queste cose belle che ho e che mi stanno dando la forza di andare avanti.
E non so cosa fare, perchè quando cerco di motivarmi per uscirne sento di non crederci, di percepire solo un'immensa angoscia e paura rispetto al futuro. Mi sento senza uscita costantemente ed è pesante. Vorrei credere di meritarmi di poter essere felice. Non voglio avere tutto nella vita, sono una persona semplice, ma vorrei darmi la possibilità di provare ad avere poche cose belle e stare bene con quelle, anche se non sarò ricca, anche se sono malata cronica, anche se magari non avrò tanti amici, non mi interessa. Vorrei acquisire potere sui miei pensieri e sulla mia tranquillità. E da sola non so come fare, veramente.

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Manuela Leonessa Inserita il 07/02/2024 - 10:57

Torino
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Gentile Anna buongiorno,
il suo percorso psicoterapico le ha permesso di arrivare ad analizzarsi in modo profondo, nella sua lettera, infatti, emergono molti aspetti in relazione con il suo malessere. La sua malattia cronica probabilmente ha un grande peso ma c’è molto altro. I pensieri intrusivi hanno sempre una funzione, faccio un’ipotesi, e ripeto, è solo un’ipotesi. Dalle sue parole sembra di capire che i pensieri intrusivi le impediscano di essere serena e positiva verso la vita, ma potrebbe essere il contrario: essendo catastrofica e negativa verso la vita i pensieri intrusivi le offrono un motivo per non agire, per non mettere in discussione queste idee così sabotanti. Il suo stato d’animo ha messo radici e tiene in scacco la sua vita, lei cerca di controllarlo. E’ come se fosse l’autista di un autobus con un passeggero particolarmente disturbante. Per tenerlo sotto controllo ed evitare che faccia guai ha smesso di guidare, ma così non va bene perché il suo autobus adesso è fermo. Da quanto ho capito vive male da anni, a parte la parentesi psicoterapica ha provato soluzioni autonome per uscire da questo stato. Immagino abbia provato di tutto: com’è andata? Forse è arrivato nuovamente il bisogno di chiedere aiuto. Resto a disposizione se lo desidera e la saluto cordialmente, dott.ssa Manuela Leonessa