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N.  domande di Ansia e depressione  |  Inserita il

Venezia

Fallimenti e nessuna speranza per il futuro

Salve a tutti,
Vi scrivo per descrivervi la mia situazione ed in cerca di consigli e suggerimenti.
Sono un uomo di 36 anni ed al momento mi sento impantanato e senza nessuna speranza per il fututo, pensando a volte astrattamente ad alternative che implicherebbero non avere un futuroi in maniera definitiva. Al momento ho una vita che sembra essere un paradosso, tutte le cose che da ragazzo pensando a quando sarei stao "grande" temevo e non avrei voluto si sono concretizzate. Al momento non lavoro da febbraio, ho qualche amico che frequento sempre meno, non ho una compagna da anni, dipendo in parte economicamente dai miei genitori. E verso di loro nutro il senso di colpa maggiore, pensando alla quantità di sacrifici che hanno fatto per me, a quanto siano sempre stati aperti al dialogo e via dicendo, credo che un figlio come me non se lo meritino proprio. Incocludente, privo del giusto equilibrio ed ormai in ritardo tremendo sulle tappe della vita confronto alla maggioranza dei suoi coetanei.
Fin da ragazzino mi sono sempre sentito "diverso" nel senso negativo del termine, ma negli anni ho costruito una maschera da bontempone che fino a 19/20 anni mi ha fatto vivere tutto sommato normalmente, la deviazione dal sentiero è iniziata all'università.
Ho cominciato ad accumulare esami di ritardo che mi hanno portato un'anno e mezzo fuori corso fino a prendere un periodo sabbatico che non è più terminato.
Di lì ho iniziato a lavorare, 6 anni nella steassa azienda, poi a 30 ho cambiato settore aprendo partita iva tra alti e bassi, tutte queste esperienze hanno avuto un fenomeno ricorrent: una perenne sensazione di sentirmi un pesce fuor d'acqua, che a lungo andare mi ha fatto apparire come quello "strano" e un po' stupido, con onnipresenti problemi coi superiori. Nel 2021 non so neanche io come sono riuscito a farmi assumere da una multinazionale, è stata la realizzazione di un sogno. Lavoravo nel settore in cui avevo sempre sperato di finire, quello per cui mi ero iscritto alla facoltà stessa che poi ho abbandonato. Sono entrato in un team di persone meravigliose, mi sentivo carico e senza quella sensazione di essere nel posto sbagliato come sempre. Ho lavorato per due anni, con buoni risultati il primo anno e come migliore nel mio team nel secondo...ma non è tutto oro quello che lucica. A fine 2022 mi ha convocato il manager più alto in livello, pensavo per qualche pacca sulla spalla e invece senza girarci tanto attorno mi ha detto che nonostante i buoni risultati riteneva che non ero molto capace a lavorare in team, che forse la posizione non era troppo adatta a me e che quindi l'azienda in mancanza di un buon motivo per concludere il rapporto con un licenziamento, preferiva concordare una cifra come incentivo alla conclusione del rapporto di lavoro. L'alternativa sarebbe stata l'assegnazione di target definiti "duri" per pigliarmi per sfinimento. Una volntà chiara di mettermi alla porta insomma, per la mia mancanza di sapermi integrare in qualche modo.
Solo l'ultimo di una serie di prima segnali, poi episodi sempre più gravi e palesi in ambito lavorativo ma con una comune origine. Non vi voglio tediare con gli altri settori della vita ma le dinamiche sono simili.
Ora mi trovo con una casa acquistata poco prima di rimanere senza lavoro, che sembrava un piccolo traguardo ed invece si è trasformata in un peso ulteriore, l'ennesimo calcolo sbagliato della mia vita. Ritirato dalla vita sociale, senza prospettive in una vita sentimentale e via dicendo.
Mi son ritirato da tutto e da tutti perchè mi vergogno di me stesso, percepisco gli altri come più dotati, in linea con le proprie aspettative ed in grado di costruire qualcosa nella vita, come persone che hanno di meglio da fare che stare con una causa persa come me. Mi percepisco come una sorta di ingranaggio rotto che non ha trovato il proprio posto e funzione nel grande ingranaggio della vita. Non biasimo gli altri o il sistema, quello sbagliato, difettoso ed inutile sono io.
A 36 anni ormai non credo che si riesca a cambiare in maniera radicale, e che il futuro che ho a portata di mano è talmente lontano da quelle che erano le mie aspettative da ragazzo, che recuperare sia impossibile. Non avevo sogni strampalati, solo la credo sana ambizione di fare qualcosa che mi desse gioia e soddisfazione lavorativamente, che mi desse quella serenità economica per poter costruire una casa, una famiglia, una relazione appagante e perchè no crescere paio di figli ed avere un cane da portare fuori a fine giornata. Cose che molti dei miei coetanei sono già riusciti a costruire.
Ed invece mi trovo paralizzato e con tutto quello che ho sempre temuto, insicurezza, solitudine ed avvilimento. Mi trovo senza speranza di poter cambiare e mi vedo fra alcuni decenni come un anziano burbero e solo, chiuso in casa a rimuginare su tutte le scelte sbagliate della vita.
Da qualche tempo sono seguito da un terapeuta, ma non riesco proprio ad entrarci in sintonia, e spesso dopo le sedute sto ancora più giù di morale. Mi viene detto che devo rivedere le mie convinzioni, e che il dolore la vita lo da per insegnarmi una qualche lezione, io invece vedo i miei fallimenti come una catena di calcoli e conclusioni sbagliate derivate da una mente meno dotata della media. Mi viene detto che devo accettare la sofferenza come parte integrante della vita, che ci sta tutta, ma se deve essere la nota principale di una vita intera non ne vedo il motivo di continuare. Credo che nessuno mi darà una medaglia alla fine dei miei giorni per aver sofferto tanto e bene, per questo a volte penso sarebbe meglio darci un taglio prima. L'unica cosa che mi stride nel ragionamento è il pensiero dai miei, ma dall'altro credo che dopo un po' se ne farebbero una ragione e arriverebbero a vivere comunque meglio i 15 o 20 anni che probabilmente hanno ancora davanti.
Mi scuso per essermi dillungato e per il piccolo sfogo. Tornando al punto, in questa situazione cosa potrei fare di pratico per rimettermi in sesto in qualche modo? Da solo non ne sto vedendo purtroppo.
Ringrazio in anticipo chi vorrà esprmersi su questo pugno di righe.

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Manuela Leonessa Inserita il 04/10/2023 - 09:24

Torino
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Gentilissimo buongiorno,
mi dispiace molto per la sua situazione che vedo pesante ma per quanto poco credibile in questo momento da parte sua, non priva di una via d’uscita. Che importa se, rispetto ai suoi coetanei è indietro sulla tabella di marcia? L’importante è che incominci a credere a se stesso e nelle sue capacità. Ritiene di non averne abbastanza? La sua lettera dice il contrario, parla di un uomo intelligente capace di ragionare e di giungere a conclusioni sensate. Ci racconta di avere iniziato una terapia e di non trovarsi bene. La buona relazione terapeutica è elemento essenziale per il processo di guarigione, se non si trova bene con il terapeuta attuale non molli la cura, piuttosto cambi terapeuta, non tutti gli approcci funzionano con tutti. Nel suo stato di prostrazione, inoltre sarebbe utile un sostegno farmacologico iniziale? Non per diventare dipendente dai farmaci ma per avere risorse sufficienti per una spinta iniziale. Ne parli con il suo medico. E non demorda, non è mai tardi per ricominciare, ci creda. Un caro saluto dott.ssa Manuela Leonessa