Non riesco a trovare la quadra della mia vita: sentimenti, lavoro, pace dei sensi
Ciao,
Sono un ragazzo di 28 anni, anche se quando mi devo relazionarmi con qualsiasi persona sento di averne tipo 12, come se gli altri siano sempre più maturi e risoluti di me per cui averne il terrore.
Vedo negli altri una eterna minaccia oppure una persona che mi possa accudire e stare appresso per ogni cosa. O mi apro e prendo troppa confidenza arrivando a vedere quella persona come una mamma, o mi chiudo e vorrei non averne proprio a che fare neanche per uno scambio di sguardi o un semplice saluto.
Noto di non avere mai una via di mezzo: è tutto o bianco o nero. E questo si proietta in ogni aspetto della mia vita: a lavoro, nella vita sentimentale, nelle amicizie, in famiglia, nelle cose che faccio.
A lavoro, ad esempio, o sembra che mi vada tutto super bene (i primi giorni soltanto) o mi crolla il mondo e voglio scappare da quell'ambiente (cosa che ho fatto tre volte nel giro di quasi tre anni). Infatti, sono stato 4 volte stagista o collaboratore autonomo. Non riesco a raggiungere uno stadio superiore, di stabilità, un normale contratto indeterminato o un apprendistato di almeno due anni. Subito mi stufo delle persone, delle mansioni, dell'ambiente e decido di interrompere il "rapporto di lavoro" per cercarne un altro.
Quando conosco, ad esempio, un ragazzo gli affido subito la figura di una persona perfetta e poi di punto in bianco non ci voglio più parlare e quasi sempre sparisco, non per cattiveria, ma per disinteresse da parte mia. Sono stato accusato da varie persone di essere la "fiera del bipolarismo", di essere poco chiaro con me stesso e con chi mi circonda, di dire oggi "Vediamoci" e l'indomani inizio a inventare scuse tipo "Eh devo vedere se ho tempo, non riesco fino a settimana prossima" per poi sparire e cambiare atteggiamento. Non lo definirei ghosting perché se mi riscrivono io rispondo, oppure di punto in bianco mi ricordo di quella persona e invio un "Ciao, che fai? come stai?". Quando incontro un ragazzo tendenzialmente lo vedo una volta e basta, perché mi passa la voglia di chiacchierarci e di conoscerlo di più, e lo considero una "ennesima angoscia da tenere a bada e considerare".
Eppure vero che credo che al giorno d'oggi siamo intasati di possibilità e di varianti: mille tipologie di lavori, mille piattaforme su cui parlare e conoscere gente, mille stimoli, mille opzioni di scelta, mille bar, mille esperienze, mille occasioni, mille hobby e cose da poter fare. E questo mi annienta l'anima e l'animo. Tanto che, ad esempio, il mio miglior tempo è quello che passo ad organizzare le mie solite cose di routine da solo: andare al mare, andare a fare sport, le mie passeggiate nei parchi, la mia tv e il mio Netflix, prendere bus per visitare posti limitrofi, mangiare kebab, organizzarmi pranzi o cene fuori da solo (low budget, dato che guadagno quasi nulla) ecc.
Tendo a stare sempre nella mia comfort zone e non appena qualcosa o qualcuno dà un barlume di cambiare la mia routine (anche solo esprimendo una sua opinione su qualsiasi cosa su cui io mi trovo in disaccordo), mi si va in pappa il cervello, il corpo e il cuore inizia a impazzire.
A volte capita che se, ad esempio, mi si presentano varie situazioni al contempo, finisco per non accettarne nessuna per non essere capace di ammettere a me stesso ciò che voglio e finisco per isolarmi e fare cose da solo o semplicemente finisco per non fare niente e da solo.
Reputo il fare il sacrificio o basare la propria vita per ciò che è da organizzare con gli altri come una grande perdita di tempo e una profonda delusione.
Oppure, come dicevo al principio, d'altro canto posso diventare succube della decisione degli altri, quando "gli altri" sono proprio quelle persone che reputo come la mia mamma: annullo qualsiasi piano per stare con loro, solo perché sono loro, persone che mi fanno stare bene anche se si vede un film a letto di sabato sera d'estate.
Per ora ho intrapreso un percorso psicologico da quattro mesi e mi sta aiutando un po' a focalizzarmi su certi aspetti quotidiani: la mia posizione del corpo, analizzare certe situazioni (che gli altri vivono in modo spontanea e naturale), attraverso degli esercizi di respirazioni, di focus sul mio corpo, facendo docce fredde.
Ho deciso, ad esempio, di scrivere (mentre sono a lavoro) ogni cosa che mi passa per la testa, le mie emozioni e ciò che mi accade e i miei sogni della notte precedente (se me li ricordo). Non so a cosa possano servirmi, ma in un certo senso mi sfogo scrivendo quel che ho in mente e che non riesco ad esternare.
Inoltre, un altro aspetto che mi sta lacerando il cervello e la mia serenità è il mio essere convinto che gli altri siano lì a guardarmi mentre io faccio qualsiasi cosa. Mi sento continuamente osservato, come se io fossi su un palco scenico con le luci proiettate e il mondo è il mio pubblico da assecondare e rendere felice. Un po' di serenità la raggiungo quando sono solo in casa (sono fuorisede in affitto con altri coinquilini). Ma quando anche i miei coinquilini sono a casa passo delle giornate in perenne ansia: a lavoro mi sento sotto pressione e depresso, a casa pure. Non mi do pace. E l'unico mio sfogo è stare all'aria aperta da solo facendo qualsiasi cosa: una passeggiata, seduto al parco, prendendomi un gelato o fumando una sigaretta, facendomi i chilometri a piedi o in bici senza meta precisa o giungendo sempre alle mie solite mete che mi danno serenità e pace: parchi in cui c'è gente (per non sentirmi solo e sfigato) ma con cui non devo relazionarmi e che non stanno lì a giudicarmi.
Era più che altro uno stream of consciousness, ma mi chiedo: c'è qualcuno che si ritrova in uno o più aspetti che ho descritto in questo messaggio? Sono contento di avere nuovi punti di vista.
A presto, ciao a tutti!