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Patrizio  domande di Ansia e depressione  |  Inserita il

Roma

Vado avanti per inerzia ma non vedo futuro

Ho deciso di scrivere quasi per parlare un po' con me stesso, se poi qualcuno dovesse passare da queste parti... Vado avanti così dalla morte di mia madre avvenuta qualche anno fa per un tumore maligno, come avvenne per mio padre. Non ho fratelli e vivo da solo, non ho amici, non ho conoscenti, no parenti. Ho continuato a vivere da solo, cercando di bastarmi, anche se i primi due anni dalla sua morte sono stati devastanti per me.
Ci sono momenti nella vita che ricordandoli ti sembra di avere raggiunto delle vette alte, e così è per me, ma poi osservando bene all'indietro scopro che sono stato veramente un fallimento su tutto, in amore, nella famiglia, nei rapporti interpersonali. C'è stato qualcosa che ha minato irrimediabilmente i miei passi, a partire negli anni dell'infanzia. Ho perdonato mio padre da molto tempo e gli ho voluto bene purtroppo, particolarmente negli ultimi istanti della sua vita. Era un alcolista, e ricordo ancora oggi quando ero bambino che in quel giorno di festa dove mia madre aveva apparecchiato tutto, lui tornò a casa e per una banalità afferrò la tovaglia del tavolo apparecchiato, e getto via dalla finestra tutto. Poi tanti episodi..tanti. Oggi che ho 57 anni ho capito quanto era caduto nel fallimento quell'uomo, e quello che faceva era soltanto rabbia contro se stesso. Mi chiedo come faccia ancora in certi casi a mantenere una parvenza di solidità, di attenzione e riesca ad essere cristallino nelle mie comunicazioni verbali e scritte, quando in realtà sento un grande vuoto dentro di me, e non mi sento all'altezza di niente. Fingo con me stesso e con gli altri. Quanto potrò ancora sopravvivere così? La mia esperienza mi ha tenuto spesso fuori dai guai, ed il mio intuito si è sempre più affinato, ma forse oggi è troppo. Non mi fido più di nessuno, perchè credo che ognuno pensi solo ai fatti suoi e fa esattamente come me. Mi sento spesso osservato quando entro in un locale, come se gli occhi fossero puntati tutti contro di me, e che studiano qualsiasi mia reazione. Credo di essere antipatico a molti, solo per come mi muovo, come mi vesto, sento di non appartenere a questa società. Vorrei vivere in mezzo alla natura, se proprio dovessi continuare a vivere da solo, ma se trovassi almeno un solo amico..vero, sarei pronto dargli tutto di me. Ho spesso pensieri di suicidio, per mettere fine a tutto questo. Attualmente non ho un lavoro, non ho più nessun reddito di sostentamento, nessuna prospettiva, e rischio anche di essere sfrattato. Penso che prima che mi accada qualcosa che mi porti a dover vivere in mezzo ad una strada, sarebbe meglio che la facessi finita. Ma come? Cercherei una morte indolore, un'intossicazione letale. Sono anni che non ho più un rapporto sessuale, e dei problemi prostatici oggi mi portano ad un'impotenza che si protrae ormai da qualche anno. Non mi decido ad andare dal medico. Cosa potrei offrire ancora? L'altra possibilità sarebbe andare in mezzo ad una strada per vedere cosa succede anche se sono consapevole che durerebbe poco. Mi sono rivolto ai servizi sociali, e per loro sono stato quasi trasparente. Ho chiesto un sussidio ma con le lungaggini burocratiche sembra che non esista più un welfare, una rete di sicurezza. Mi parlano di corsi..ma io avrei bisogno di un lavoro, ma quale lavoro che tra poco potrei non evere neanche più una casa? Scappare....dove? Ho sempre attribuito il valore alle cose, ma se l'anno scorso vivevo con 3 euro al giorno, nei prossimi mesi dovrò vivere con un euro al giorno, viste le risorse che mi sono rimaste. Vabbè, ma che ve lo dico a fare, perchè dovreste stare ad ascoltare proprio me? E' stato meglio non avere avuto un figlio quando sono stato sposato, meglio che questa catena del mio cognome si spezzi qui, forse avrei potuto trasmettere la mia tristezza anche a lui. Mio padre, ebbe un padre cattivo, che poi morì in una disgrazia, come mi raccontava, con la testa schiacciata sotto un carretto. Chissà se lui gli aveva in fondo mai voluto bene? Chi sono i padri? Quelli che si scelgono i figli, o sono i figli che scelgono i padri? Poco importa, non lo saprò mai. Giro per internet, cerco comunità dove andare, ma temo sempre che potrei non piacere per come sono, e poi alla mia età potrei essere di peso...potre, vorrei, ma poi non faccio. Farò forse quando inevitabilmente accadrà l'inevitabile, ma poi in fondo di dove sarò, e chi gliene dovrebbe importare? Un po' di terreno, senza nome, senza una fotografia, con due pezzi di bastone incrociato..e tanti saluti. Forse per certi uomini si passa da un inferno in terra, ad un'altro. Ho finito di scrivere, ma non mi sento affatto meglio..povero illuso!

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Manuela Leonessa Inserita il 22/04/2023 - 11:11

Torino
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Buongiorno Patrizio,
la sua lettera disperata è difficile da leggere, la vita è stata avara con lei e tutto della sua storia ha contribuito a portarla dov’è ora. Mi piacerebbe poterle dire qualcosa che la faccia stare meglio ma l’impressione è che lei abbia già gettato la spugna: mi dica che non è vero. Lei ha un’opinione pessima di se stesso, se ha perdonato suo padre per ciò che le ha fatto (o non fatto), perché non riesce a perdonare se stesso? Lei ha un’opinione pessima di se stesso, dicevo, come può pensare di piacere agli altri? ( quando entra in un locale si sente giudicato; pensa di essere antipatico anche solo per il modo in cui si muove). Vorrebbe un amico, ma come fa a essere amichevole con gli altri se si percepisce odioso? Cos’è che la spinge a pensare al suicidio, le difficoltà materiali o ciò che prova verso se stesso? Le difficoltà materiali si affrontano, non sono piacevoli, possono essere terribili da attraversare, ma se ne può uscire, l’odio o il disprezzo verso se stessi sono bestie peggiori. Impari a perdonarsi a essere compassionevole verso sé stesso, ha avuto una vita difficile, ha bisogno di gentilezza, se la conceda. Mi scriva ancora ancora se vuole, vorrei ascoltarla.
Un saluto cordiale,
dott.ssa Manuela Leonessa