Psicologi Online

Ilaria  domande di Ansia e depressione  |  Inserita il

Novara

Non so più come uscirne

Salve, sono una ragazza di 29 anni, l'anno prossimo ne farò 30 e questo mi mette uno stato d'ansia grande.
Da 15 anni sono fidanzata e sposata quest'anno con mio marito. Lui più grande di una dodicina d'anni.
Intrapreso la relazione nonostante la distanza di un'ora d'auto a volte anche poco più in base al traffico e quant'altro. Inizialmente vedendosi i fine settimana fino ad aumentare i giorni ma mantenendo sempre questa distanza settimanale. Tre giorni li,2 giorni qui , 4 giorni la e così via di volta in volta in base agli impegni. Tutto gestibile in quanto il mio lavoro autonomo ma in nero purtroppo mi ha permesso di organizzarmi in base al suo lavoro per ogni situazione avessimo bisogno.
Dopo qualche anno abbiamo iniziato a convivere ma sempre i fine settimana. Quindi i giorni restanti a casa dei genitori, nonostante l'età avanzasse diventando anche strano e stancante. Borse su e giù sempre in macchina ecc ecc. Mai stabilità. Lui con questa situazione di agevolazioni sul vedersi senza dover impazzire a combaciare i giorni x stare insieme..ci siamo abituati così..anche se io essendo molto ansiosa e paranoica in cuor mio mi pesava...vedendo ragazze attorno a me con una stabilità, un lavoro normale e una vita normale. È vero forse sto sputando nel piatto in cui mangio ma mi sento non a posto...così ho temporeggiato con questo andazzo, lavorando sotto casa dei genitori sempre sballottolata...e lavorando anche dove abbiamo poi comprato casa (sua città natale) praticamente lavorando in due città differenti. Entrando in questo loop non riesco più ad uscirne. Oltretutto ho la patente e ho la fobia di guidare ( vorrei sconfiggerla) anche se ho il terrore di farmi male e non poter più lavorare ed essendo in proprio non ho nessuno che mi coprirebbe le spese e quant'altro. Il brutto dell essere soli sul lavoro. Tutto ciò ha causato ansia e malumore...indecisa sul dove rimanere. I miei si sono abituati a questo andazzo riuscendoci a vedere in settimana, lui ha i suoi genitori che va lì a stare quando non ci sono io a casa...ma trovo assurdo che siamo sposati e viviamo ancora così stranamente.. siamo abituati ma tra dieci anni sarà stressante il doppio e soprattutto non riesco a immaginare di stare definitivamente in un posto che non ho idea ancora di come orientarmi non essendo la mia città...e soprattutto con l ansia di guidare che mi frega. Quando sono dai miei lavoro ma allo stesso tempo un appartamento in più non lo riuscirei a prendere con un mutuo in ballo. Mi piace perché qui esco anche senzauto e ho più padronanza essendoci nata. Volendo riuscirei anche a spronarmi a guidare in quanto è un paese grandino ma riesco a conoscere le strade.
Di la essendo città molto grande con mille strade ecc vado in tilt completamente. Solo che nel momento che mi trovo troppo da una parte o troppo dall altra sclero...rivolendo tornare avanti e indietro x colmare un po il tutto. Non riesco più a capire nulla. Dove debba stare.lui non vuole trasferirsi e lo comprendo assolutamente per questo ho continuato a condurre questo andazzo. Però non mi da modo di trovare una quadra. Anche trovare lavoro definitivamente lì dove ho casa non è facile lasciare il lavoro che ho clienti fisse di la...sarebbe un salto nel vuoto. Purtroppo le clienti dove ho casa non sono molte e mi costringe a tornare dai miei genitori nella mia città x avere il mio stipendio. Tutto questo trambusto mi ha causato ansie, malesseri che molte volte trattengo e non do a vedere. Però mi sento completamente inadeguata come moglie, come futura madre in quanto attualmente non ho senso materno e so in cuor mio di non essere in grado e non volerne ma tenendomelo ancora x me anche se mi sento terribilmente in colpa verso i miei suoceri e
soprattutto lui. Però x la situazione attuale non è proprio fattibile..la cosa assurda, abbiamo comprato casa da anni, sposati ma zero stabilità da parte mia. Io se non lavorassi divento pazza, ho bisogno di tenere la mente sempre occupata e trovare ogni modo x non stare ferma. Adesso lho descritta un po velocemente ma c'è molto dietro che purtroppo non mi lascia in pace e mi da il tormento..tutto questo sballottolamento mi deprime. Ho il terrore di continuare in eterno così facendo stufare lui o ammalandomi io.

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Manuela Leonessa Inserita il 30/10/2022 - 18:17

Torino
|

Buongiorno Ilaria,
Ho letto la sua lettera con grande attenzione, percependo in modo netto la situazione claustrofobica in cui si sente rinchiusa. Come in una gabbia.
Ci sono tutta una serie di sbarre che la portano a vedere la situazione priva di una via d’uscita, provo a riassumere ciò che lei ha descritto.
Lei lavora in una città, suo marito in un'altra e questo per lei è fonte d’instabilità e di fatica. Potrebbe trasferire il suo lavoro nella città di suo marito, ma perderebbe le sue poche clienti.
Potrebbe usare la macchina per spostarsi più rapidamente ma ha il terrore di guidare.
Potrebbe concentrare le sue clienti (che non sono molte dice lei) in uno o due giorni la settimana e nei giorni restanti lavorare per costruirsi una nuova clientela nella città che condivide con suo marito ma è una città grande che la spaventa e in cui si sente straniera.
Insomma, apparentemente non c’è via d’uscita però ha ragione quando dice che questa situazione alla lunga potrebbe fare ammalare lei o stufare lui, quindi è necessario trovare una soluzione. Come ha fatto a ritrovarsi a questo punto? Ma soprattutto, che cosa le impedisce di trovare una strategia per uscirne? Ci dice che dietro c’è molto altro ancora, dunque il tutto è ancora più complesso , dico bene?
Da ciò che scrive mi pare di vedere una situazione in cui lei nel tentativo di non scontentare nessuno si è costruita uno spazio di vita sempre più ristretto dal quale adesso non sa più come uscire. Le chiedo una cosa: che cosa le manca per risolvere il suo problema: Coraggio? Autostima? Determinazione?
Lei oggi ha avuto il coraggio di guardare in faccia il problema, e mi creda, è già un bel passo. Quello successivo sarà di dotarsi degli strumenti necessari per attuarlo. Se pensa che sia tutto troppo difficile non si scoraggi, dubito che lei non abbia le risorse necessarie, deve solo scoprirle e renderle forti. Non escluda la possibilità di un sostegno psicologico, forse è proprio per questo che ci ha scritto.
Un sostegno psicologico le permetterebbe di scoprire le risorse che ha ma che forse non conosce abbastanza, l’aiuterebbe a rinforzare la sua autostima e a credere di più in sé. Le fornirebbe gli strumenti necessari per confrontarsi in maniera assertiva con i suoi familiari, in modo cioè da tutelare i bisogni e i diritti di entrambi.
Lei oggi si percepisce dentro a un labirinto dal quale è impossibile uscire, l’aiuto di uno psicologo le permetterebbe di guardare la sua storia dall’alto per scoprire che la via d’uscita c’è. Magari non è immediata, magari richiede fatica, ma c’è.
Coraggio, c’è tanto lavoro da fare.
Resto a disposizione se lo desidera e la saluto cordialmente,
dott.ssa Manuela Leonessa