Sara  domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 19/07/2021

Aosta

Quale terapia per la mia difficoltà?

Buongiorno,
Ho dei problemi nell'iniziare un lavoro nuovo e nei colloqui. Perdo la lucidità e faccio errori grossolani tanto da essere guardata con incredulità (non riesco a scrivere sulla tastiera davanti ad altri o svolgere istruzioni semplici). Vado in confusione se devo fare qualcosa in gruppi di lavoro ed espormi pubblicamente. Spendo molte energie ho il terrore del nuovo e mi svuoto. Mi sento inferiore e non all'altezza intellettualmente. Non so stare in gruppo e per paura di come mi sento inferiore tendo ad isolarmi. Ormai ho una certa età e dovendo per forza fare un lavoro nuovo vorrei cambiare. Oltre ad un'autoterapia basata sull'indagine delle trappole emotive/loro origine/ accogliere le emozioni di vergogna associate a stress e a fallimenti e compassione senza giudizio/esercizi di visualizzazione per la disattivazione emotiva e dare un altro finale alla storia, cerco la terapia più valida per cambiare nel presente (espormi, affermarmi, fare progressi concreti sulle cose di cui ho paura, diventare più positiva). Mi serve capire il perchè sono così, ho bisogno di vederci chiaro razionalmente per riuscire a motivarmi ed attivarmi e colmare le lacune più grosse senza dover essere perfetta. Qual'è la terapia più indicata breve e che può dare risultati? Uno psicologo può analizzare i dati della mia autoterapia per ottimizzare i tempi? Grazie aspetto qualche consiglio

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Manuela Leonessa Inserita il 20/07/2021 - 09:58

Torino
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Buongiorno Sara,
da come scrive lei mi sembra una persona già molto motivata, concreta e centrata sull’obiettivo. E’ abituata a lavorare su se stessa, si vede, e lo fa così bene da rendersi conto che oltre ad un certo risultato, da sola, non riuscirà ad ottenere. Le serve uno sguardo nuovo, uno sguardo che l’ aiuti a guardare le difficoltà da un’angolazione diversa, quindi chiede quale potrebbe essere l’approccio migliore per il suo problema. Non credo ne esista uno solo, proverò a raccontarle di quello cognitivo comportamentale, mi dirà lei se le piace. E’ un approccio pratico che mira a risolvere le difficoltà partendo dal modo in cui ci approcciamo ad esse. Prendiamo ad esempio il fatto che di fronte agli altri non riesce a svolgere compiti da lei stessa reputati semplici, come mai? Non certo a causa della loro difficoltà che lei stessa rivela essere irrisoria. Il problema risiede altrove, nella sua paura del giudizio altrui forse, o in aspettative troppo alte che lei stessa ha delle sue prestazioni o chissà dove. L’approccio cognitivo comportamentale l’aiuterà ad individuare i pensieri alla base di queste difficoltà, schemi fissi di ragionamento e di lettura della realtà che le appartengono e che la portano a interpretare certe situazioni come minacciose. Imparerà a rivedere questi schemi, a correggerli dove necessario, ad arricchirli, ad integrarli con altri pensieri più funzionali al suo benessere. Insieme a ciò lavorerà sul suo comportamento ( non a caso si parla di approccio cognitivo comportamentale) apprenderà strategie che l’aiuteranno a modificare la relazione fra le situazioni che le creano difficoltà e le abituali reazioni emotive e comportamentali che ha adottato fino ad oggi in tali circostanze, mediante l’apprendimento di nuove modalità di reazione. Tutto ciò dovrebbe aiutarla ad approcciarsi alle sue difficoltà in modo nuovo, ad essere più critica e consapevole dei meccanismi che attiva di fronte alle situazioni che la preoccupano a gestire e a disinnescare queste modalità ea sostituirle con altre più funzionali che l’aiuteranno a raggiungere con meno difficoltà i suoi obiettivi. Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti. Un caro saluto,
dott.ssa Manuela Leonessa