Valentina  domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 17/07/2018

Aiutare un familiare depresso

Buongiorno,
provo a scrivere qui l'esperienza che sto vivendo con mio padre, nella speranza che qualcuno possa fornirmi qualche suggerimento utile per affrontare meglio la situazione, per uscire dal buco nero nel quale io e la mia famiglia siamo caduti.
Mio padre ha 65 anni e da una settimana, dopo un mese di continui disturbi, gli è stata diagnosticata la Sindrome di Meniere; ha perso gran parte dell'udito, presenta vertigini continue, nausea, vomito e in aggiunta una profonda depressione. Nel giro di tre settimane è diventato irriconoscibile: è apatico, ha gli occhi vacui, ha perso l'appetito, dorme gran parte della giornata, ha crisi di pianto e attacchi di panico. Da poco abbiamo iniziato una terapia per trattare la sindrome e la somministrazione (sotto consiglio del medico di base) dello Xanax (quasi del tutto inutile). Siamo consapevoli che sarebbe necessaria la visita di uno psichiatra, ma mio padre si rifiuta categoricamente di compiere qualsiasi visita medica, per cui abbiamo scelto (ovviamente temporaneamente) di rinviarla.
Io e i miei familiari non sappiamo come affrontare la depressione: abbiamo tentato di risollevare mio padre in tutti i modi, con atteggiamenti accondiscendenti, con atteggiamenti un pò più duri come a stimolarlo... ma invano.
Su internet ho letto che l'approccio migliore è quello della comprensione e della vicinanza, ma la mia grande paura è che questo non gli dia la spinta vitale per tornare in superficie, per tornare da noi. Premetto che mio padre ha sempre avuto un carattere lievemente depresso ma riusciva sempre a risollevarsi da solo.
Io e i miei familiari ci sentiamo persi perchè non sappiamo come comportarci. Da qui la mia richiesta di un qualche suggerimento che possa aiutarci a "tamponare" la situazione, fino a quando non sarà possibile convincerlo ad andare da uno specialista.
Vi ringrazio per l'attenzione e la disponibilità

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 17/07/2018 - 18:07

Roma - Cassia, Flaminia, Tor di Quinto, Cesano, Fo
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Buonasera Valentina,
Come lei già saprà se suo padre non è propenso a rivolgersi ad uno psicologo-psichiatra, non è consigliabile insistere, in quanto non è possibile impostare alcun tipo di intervento psicologico se il diretto interessato non è motivato.
Piuttosto potrebbe valutare la possibilità di rivolgersi lei stessa ad uno psicologo che la aiuti a sapere come muoversi in questa situazione.
Anche perché è proprio dalle sue sensazioni ed emozioni attivate dalla condizione di suo padre, che può partire per organizzare un aiuto efficace nei suoi confronti e diventare uno strumento di supporto emotivo e al contempo anche stimolo ad uscire dalla depressione.
In molti casi, avviene infatti che la variazione di atteggiamento dei familiari percepita dal soggetto con disturbi, attivi in lui un comportamento più funzionale nella risoluzione dei sintomi e poi si convinca ad intraprendere anch'egli un percorso psicologico.
Questa strategia, risulta inoltre utile per evitare che il soggetto si senta "giudicato" e costretto ad intraprendere un percorso perché individuato come l'unico componente disturbato della famiglia.
Questa sensazione può acuire il senso di solitudine e la depressione stessa della persona, che sente la distanza emotiva creata da una categoria diagnostica (depressione) che può apparire lontana dalla sua esperienza emotiva.
Ci pensi.
Un caro saluto
Dott.ssa Anna Marcella Pisani (Roma)