LAURA domande di Psicologia e dintorni  |  Inserita il 05/02/2018

Mantova

Trovare la forza e le emozioni per reagire

Buongiorno,mi chiamo Laura, ho 34 anni e dal 2012 convivo con il mio compagno A., anch'egli 34 anni, con cui ho avuto una bimba di quasi 3 anni.
Sono inoltre in dolce attesa al 4° mese.
Ho tradito A. nel 2008, ed il mio compagno ha via via scoperto parti di verità aggiungendo piccole prove e dettagli ogni volta che, in tutti questi anni, se ne è discusso.
Io invece ho sempre tentanto di "minimizzare" e mentire per paura di ripercussioni drastiche sulla nostra storia e per non dovergli ancora una volta confermare la mia piccolezza e superficialità.
Nonostante questo, A. mi è sempre stato vicino, in modo "sospettoso" ma comunque sempre amorevole e presente. E fiducioso in un mio cambiamento. E la nostra vita è continuata così, insieme ma con un "sospeso" da risolvere.
Oggi siamo al punto che A., dopo anni di solleciti per "salvare" la mia posizione e riprovare a costruire un rapporto di coppia "normale", è talmente esasperato del mio stare a guardare senza far nulla che ormai mi rivolge la parola solo per le questioni di normale routine o di gestione della figlia.
Il problema è mio: non riesco a immedesimarmi nel male che gli ho fatto e non riesco a ragionare su cause/effetti delle mie scelte. Non riesco a provare emozioni. Mi dispero e piango realmente quando mi scontro con lui, ma come mi distraggo a fare altro, la mia testa stacca completamente la spina dalla disperazione e riesco a non pensare più al problema senza soffrirne...
Non credo che sia normale vivere una situazione familiare sull'orlo della distruzione e non rendermene neanche conto.
So di amare il mio compagno, ma non riesco a far nulla. Ho sprecato anni di promesse e "belle parole" ed ora non ho più niente da dirgli...
Non so come fare, e non sono nemmeno disperata.... semplicemente, non riesco a pensarci...

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott. Fabrizio Mardegan Inserita il 05/02/2018 - 13:35

Salve Laura,

come ha scritto ci sono due elementi chiave: 1 le emozioni represse 2 la negazione del problema,
il non affrontarlo come tentata soluzione per evitare di far emergere un conflitto e il dolore
conseguente.

Quello che mi viene in mente e che si ripete costantemente nelle situazioni delle persone che seguo (e in realtà di tutti) è prima di tutto la comprensione che questi aspetti sono collegati ai vissuti famigliari.

Può essere stato ad esempio la modalità di reprimere le emozioni e di evitare di affrontare i problemi
di un genitore che a sua volta lo ha modellato da un suo genitore e così via. Oppure l'aver vissuto un
clima di conflitto e ora cercare di evitarlo inconsciamente. Oppure l'evitare accuratamente di affrontare
i problemi che si è modellato in famiglia. Si può capire questo aspetto solo attraverso un'analisi più
accurata.

La comprensione psicologica profonda è il primo passo per prendere consapevolezza emotiva delle conseguenze di determinate azioni.

Poi è necessario lavorare su quelle emozioni che sono represse in modo da sbloccarle e aumentare l'assertività.

Non sentire le emozioni è un meccanismo di difesa che si è instaurato per proteggersi dal dolore. Tuttavia, l'effetto "collaterale" è che non si sentono nemmeno le emozioni necessarie per entrare in empatia con il vissuto del partner in questo caso.

Tutto questo è qualcosa che è impossibile fare da soli; è indispensabile la guida di un professionista. Sia per
la comprensione psicologica profonda che nell'essere guidati allo sblocco emotivo.

Rimango a disposizione.


Cordiali Saluti

dr. Fabrizio Mardegan

Dott.ssa Federica Serafini Inserita il 05/02/2018 - 11:43

Salve Laura, mi spiace per la situazione che stai vivendo.
Spesso ci si distacca dalla realtà per non soffrirne. Mi verrebbe da chiederle se lo ama ancora come prima, se avete ancora rapporti, e sarebbe utile per me capire i dettagli del tradimento (è successo una volta sola? si è prolungata per un periodo? perché è finita? ha deciso lei di interrompere il rapporto?)? Molte domande a cui anche se rispondesse, non credo sarebbe eticamente opportuno tramite web... Il mio suggerimento è il seguente... si faccia delle domande: lo amo ancora? come sarebbe la mia vita senza di lui? che conseguenze avrebbe una separazione sulla nostra famiglia? se questo non bastasse a spronarla a parlare e risolvere le questioni mai affrontate, o affrontate solo in parte, col suo compagno, le consiglio di parlarne con uno specialista che possa sostenerla e creare con lei una relazione terapeutica in cui si possa sentire contenuta e accolta!

Dott.ssa Federica Serafini Psicologa Psicoterapeuta