Riallacciare il rapporto o lasciar perdere?
Buongiorno,
faccio seguito ad un consulto del 2023, al quale ho ricevuto risposta dalla dott.ssa Manuela Leonessa, che ringrazio.
La domanda era relativa ad una possibile coazione a ripetere di determinati comportamenti, a seguito di un grosso trauma personale accaduto due anni fa.
Non riuscivo a reagire e subivo tutto; le mie performance lavorative erano al minimo.
In breve: dopo una separazione dalla mia compagna, nonché collega, ho fatto muro totale a tutte le ex colleghe, che hanno preso la posizione della mia ex, che provavano a parlarmi anche solo per lavoro.
So bene che è un comportamento tossico ma non riesco a fare altrimenti.
Due anni fa, in un confronto con la direzione, mi dissero che una di queste persone, una collega, aveva fatto intendere cose false sul mio conto: “avresti potuto aiutare M invece di fare come hai fatto” oppure “non possiamo rischiare che M se ne vada se rimani nel reparto, quindi ti spostiamo” o ancora “M ha detto che sei insostenibile ed è meglio che te ne vada in ferie.”
Tutto questo mentre ero mentalmente e psicologicamente distrutto da un rapporto devastato e una situazione devastante per la salute mentale.
A distanza di due anni, con una delle ex colleghe, che ormai aveva cambiato azienda, ci siamo sentiti telefonicamente e le ho fatto presente questa situazione. Mi disse che le sembrava molto strano che M si fosse comportata così e avesse detto certe cose.
Qualche settimana fa ne parlai con un collega con il quale sono abbastanza in confidenza; mi chiese il permesso di parlarne lui con M, ed accettai, per me non c’erano segreti né necessità di sparlare alle spalle di qualcuno.
Dalle parole di questo collega, dopo aver parlato con M, sembra che tutto quello che mi era stato detto non era vero. Che M non si sarebbe mai permessa di dire cose del genere sul mio conto e che non le stavo antipatico come mi era stato fatto credere.
Ho ripensato a tanti piccoli particolari di due anni fa: in mezzo al delirio del rapporto finito, che coinvolgeva anche il lavoro, fu l’unica persona a chiedermi come stessi, mentre tutte le altre mi ignoravano o mi attaccavano.
Anche dopo che fui cacciato dal reparto, ci furono episodi dove mi sono reso conto che provava ad “avvicinarsi” cercando di parlare.
Tutte volte in cui ho fatto muro, etichettandola come “infame” vista la sua propensione a sparlare alle spalle. Ho evitato di rispondere al saluto quando salutava e l’ho sempre evitata, deluso dal comportamento.
Ora, io ad M ero professionalmente molto affezionato: l’avevo presa sotto una sorta di “ala protettrice”, come una sorellina, da proteggere e permetterle di esprimersi al meglio (lavorativamente è molto brava).
In realtà mi dispiace tanto. Mi dispiace aver agito così, mi dispiace perché sono molto più grande di lei e dovevo gestire la cosa in modo diverso, più maturo.
Ma non riesco a tornare indietro. Per orgoglio, io non voglio rivolgerle la parola. Vorrei che fosse lei a farlo. Ma non lo fa. E mi dispiace da morire.
L’aggravante è che M è stata “messa nel mezzo”
in una delle discussioni con la mia ex compagna perché sembrava che io flirtassi con M e ci stessi provando.
Il pensiero della mia ex che pensa questo mi tiene lontano dal provare a riallacciare ogni rapporto con M.
Oltretutto, seppur io sappia di essere “nel torto” nei suoi confronti, non voglio ammetterlo e sto in perenne attesa che M mi chieda scusa e sia lei a fare il primo passo.
Egoisticamente, riparare questo rapporto mi confermerebbe che non sono un infame come molti pensano ma non so come agire
Come posso fare?
Dovrei fare il primo passo ma non ci riesco, non voglio, ho proprio repulsione ad essere quello “debole” che chiede scusa.
Io ho sempre avuto enormi problemi con mia madre, quindi mi rimane molto difficile relazionarmi con figure femminili..
Cosa fare?