Relazionarsi con partner ansioso
Buongiorno a tutti dottori.
Sono un ragazzo di 32 anni e da circa 4 mesi sono in una relazione con una ragazza un anno più grande di me.
Preciso che ci conosciamo da 8 mesi in quanto siamo colleghi, lavoriamo nella stessa struttura ma la relazione è nata con calma e non subito.
Ammiravo lei in tutta la sua positività, solarità, gioia di vivere e forza.
Si è dimostrata tale non solo nel periodo in cui non avevamo una relazione ma anche i primi periodi in cui è nato l'amore.
Lentamente, però, ho notato in lei qualcosa di sempre più pesante e di difficile gestione.. mi spiego meglio.
In questi ultimi 3 mesi hanno iniziato ad alternarsi con sempre più frequenza giornate di calma, pace e amore totale a giornate in cui improvvisamente lei si incupiva, poca voglia di parlare, atteggiamento scostante ed insofferente e poca voglia di fare. Continui lamenti se si sta a casa a non fare niente, lamenti se si va fuori, insomma lamenti per ogni cosa.
(P.s. voglio precisare che non conviviamo, ognuno ha il suo appartamento, siamo distanti circa 15 minuti di auto, ma passiamo praticamente tutti i giorni insieme)
Dopo ore da questo suo improvviso cambio di umore ritorna alla normalità, come se l'interruttore dell'insofferenza venisse spento e ritorna ad essere la persona amorevole e piena di vitalità di prima.
In tutto questo tempo, però, il mio umore cambia tantissimo.
Nonostante io sappia che quel suo modo di comportarsi è dettato dall'ansia, io non riesco a mantenere uno stato di serenità e di conseguenza non riesco a trasmettere a lei la tranquillità necessaria che suppongo in questi momenti sia molto importante avere.
Vengo accusato di andare troppo "in risonanza", cioè mi fa notare che tutte le volte che si verificano questi episodi io, al posto di diffondere tranquillità e serenità, reagisco male a mia volta.
Reagisco male nel senso che divento taciturno e cupo anch'io, inizio a provare dolore per questo suo forte senso di insofferenza, ho la sensazione di essere schiacciato e di non avere la forza necessaria per modificare la situazione.
Non solo mi sento inutile, ma soffro tantissimo. Non è un'accusa infondata la sua, è vero che vado in risonanza ma non so assolutamente come uscirne fuori e non trovo forza e idee per starle vicino.
Mi risulta pesante starle accanto e questo mi fa star male.
Si finisce inevitabilmente per litigare.
Dopo l'ennesimo litigio in cui mi sento sempre in difetto per tutto ciò che è successo, scoppiando il lacrime mi ha confidato cosa e perché le succede di comportarsi così.
Riferisce di pensare alla madre che non c'è più da circa 3 anni, le tornano in mente determinati eventi del suo ultimo periodo di vita, continuando a ripetere "cosa ne sai tu, cosa ne sai tu".
Io capisco e comprendo il suo malessere, capisco che perdere una madre sia una delle cose più atroci che possano capitare nella vita ma nonostante io sappia che questo suo malessere è dovuto a tutto ciò, a queste immagini che le tornano in mente, il suo atteggiamento influenza il mio rendendomi irritabile e cupo. Basta un nulla per iniziare un litigio.. ripeto, so cosa la porta ad avere questo atteggiamento ma proprio non riesco a "starmene lontano psicologicamente" non riesco a non star male e non riesco a non diventare irritabile.
Mi ha spiegato inoltre che questo suo modo di comportarsi è una sua forma per combattere la crisi di panico.
In passato ne ha avute e ora per evitare di averle ancora, nel tempo è riuscita a gestirle trasformandole in prolungati momenti di ansia che durano appunto ore senza mai arrivare alla crisi vera e propria.
Io ci tengo tanto a lei, vorrei aiutarla a più non posso.
Vorrei darle una mano a pagarsi uno psicologo (cosa che lei non sopporterebbe fare ma che ultimamente si sta convincendo), ma rifiuta categoricamente di essere aiutata economicamente.
Ha le sue spese varie da affrontare e a stento quindi riesce ad arrivare a fine mese e nonostante sappia bene che ne ha bisogno, non ce la fa.
Cerco sempre di distrarla il più possibile andando insieme al mare, in montagna, a fare escursioni.. provo di tutto e di più.
Però in quelle circostanze mi sento inerme, ho paura di essere visto "non all'altezza" perché lei ripete spesso che non le piace avere accanto chi non è in grado di far fronte a quei momenti e di conseguenza io mi rattristo e come già detto mi incupisco e divento anche abbastanza insofferente e propenso alla lite.
Ho solo un gran desiderio di aiutarla e di aiutarmi perché non ho voglia di vederla in quello stato e non ho voglia di star male io in prima persona.
Mi rivolgo perciò a voi cari dottori.
Cosa posso fare?
Di sicuro andrò anche io da uno specialista ma se nel frattempo ho la possibilità di avere un sostegno da parte vostra e un vostro punto di vista sulla situazione ve ne sarei davvero molto grato