Matteo domande di Sesso, Coppia, Amore e Relazioni  |  Inserita il 26/08/2015

Genova

Ho bisogno di un consiglio

Buongiorno,
sono un ragazzo di 30 anni sposato da un anno con una ragazza di 26 con cui sto complessivamente da quasi 10 anni. Da circa 5 mesi il mio matrimonio è entrato in crisi, prima mia moglie mi ha confidato la sua insoddisfazione sessuale (causata da un mio problema, sempre esistito ma che lei per lungo tempo ha sostenuto non fosse un problema, e per cui sono attualmente in terapia da un sessuologo), poi però mi ha confidato che il problema è più ampio e di non essere più sicura di amarmi. Anche lei quindi è andata in terapia per capire cosa vuole dalla sua vita e capire se stiamo attraversando un periodo di "stanca" del rapporto (sarebbe il primo e dopo 10 anni praticamente senza un litigio potrebbe anche essere "fisiologico") oppure se veramente non è più innamorata di me. La sua intenzione, dice (e io le credo), è comunque quella di rimettere a posto le cose, anche se ovviamente non può garantirmi che l'esito della terapia sarà questo. Inoltre in questi mesi ha stretto molto i suoi rapporti con il suo testimone nonchè migliore amico (amico anche mio)... la prima cosa a cui ho pensato è stato logicamente che si fosse innamorata di lui e che quindi mi volesse tradire ma ne ho parlato con lei e credo di poter escludere che sia questo il problema, piuttosto il problema, a mio vedere, è che lui, essendo al momento il suo principale consigliere, la stia "lavorando ai fianchi" per convincerla che la causa di questo suo periodo di malessere sia io, così che lei si decida a lasciarmi e lui abbia campo libero (lui è single, non ha praticamente amici e l'unica persona veramente importante nella sua vita è mia moglie, quindi sebbene lui neghi sono convinto che il suo obiettivo sia quello di averla tutta per sè)... io so perfettamente che mia moglie è una persona intelligente e in grado di decidere autonomamente, ma so anche che le persone in difficoltà sono più fragili e quindi più facilmente suggestionabili, specialmente dalle persone cui vogliono bene, quindi sapere che devo convivere, e fare buon viso, a uno che sta cercando di "portarmi via" mia moglie, mi fa dare di matto.
Vivo questa situazione molto male, in parte per il disagio che mi fa provare questa situazione con mia moglie, la paura di perdere l'unica persona che io abbia veramente mai amato, di veder crollare tutti i progetti che avevamo fatto e su cui ho impostato la mia vita, di aver sacrificato parte degli anni più belli della mia vita per costruire una cosa che poi sul più bello si è rotta, la paura di vedere un altra persona che si prende la mia vita ecc..., ma soprattutto mi sono reso conto che in questi 10 anni progressivamente mi sono come "accartocciato" sul nostro rapporto, rinunciando progressivamente alle amicizie, agli interessi, alla mia famiglia, alla mia vita sociale... Io sono sempre stato una persona piena di amici (lo sono ancora, ma buona parte dei miei amici più cari è andata altrove in cerca di fortuna, quindi ovviamente non ci si sente e vede più come una volta) con una vita sociale soddisfacente, ho sempre ottenuto risultati brillanti in quello che facevo (almeno fino ad iniziare il lavoro, in cui invece non mi sto realizzando come il successo negli studi e le qualità che mi sono sempre state riconosciute potevano fare presagire, e questo per me è motivo di frustrazione), ho sempre recitato la parte del leader all'interno dei gruppi in cui mi sono trovato... e su questa sicurezza in me stesso basavo la mia stabilità mentale che mi ha permesso negli anni di superare quasi con indifferenza (o meglio, così pensavo) diversi traumi affettivi, sentimentali, un grave lutto ecc...
Poi progressivamente ho smesso di fare tutte queste cose, probabilmente perchè pensavo che il rapporto con mia moglie, bellissimo ed intensissimo, potesse bastarmi, ed evidentemente ho poggiato tutta la struttura che reggeva la mia autostima, la mia stabilità mentale e la mia capacità di "ignorare" il dolore, sulle certezze datemi dalla mia relazione.
Ora che queste certezze sono crollate, mi ritrovo solo, insicuro, con un lavoro che non mi piace, in cui non mi applico, rendo male e quindi in cui non godo della stima di colleghi e superiori, travolto da vecchie paure e traumi che sono tornati a galla tutti insieme, senza un vero amico con cui confidarmi e con un grosso buco nero nel mio futuro.
Ho parlato di tutto ciò con una terapeuta (il mio sessuologo era in ferie ed io comunque avevo l'intenzione di gestire le due cose separatamente), ma questa mi ha detto che prima di iniziare un eventuale percorso devo chiarire le cose con il mio sessuologo. Questo infatti ha applicato un metodo (credo si chiami cognitivo-comportamentale) che comporta l'isolamento del problema sessuale dal mio contesto psicologico e dal mio vissuto, per lavorare solo su di esso tramite opera di autoconvincimento e di "potenziamento emotivo"; non ha voluto sapere nulla del mio vissuto, dei miei traumi e delle mie paure. Ed è un approccio che capisco e che, in un altro periodo della mia vita, avrei probabilmente apprezzato. La terapeuta invece applica un altro metodo, che prevede una profonda introspezione con l'analisi del vissuto, dei traumi e del passato.
Io credo di aver bisogno di fare un introspezione profonda, per fare finalmente i conti con tutti gli scheletri del mio armadio e capire veramente chi sono e cosa voglio. Tuttavia, ho anche bisogno di recuperare un po' di lucidità a breve, per poter gestire al meglio questa delicata situazione familiare e prenderla per tempo prima che sia troppo tardi.
Devo riuscire a mantenere la calma ed a tollerare la presenza costante del suo amico, perchè la mia insofferenza è chiaramente percepita da mia moglie che, convinta di non fare nulla di male (e per carità, da parte sua è così), ovviamente si risente nei miei confronti. So che se fossi nel pieno delle mie forze, non dovrei temere la competizione di questa persona, ma in queste condizioni non riesco veramente a gestire la cosa.
D'altra parte devo anche capire cosa voglio:
- ho la forza e la volontà di provare a salvare la mia famiglia? E nel caso ci riuscissi, ho la volontà di accettare la presenza ingombrante del suo amico, di perdonare serenamente e realmente alcuni comportamenti di mia moglie che io ho reputato non corretti nei miei confronti, di dimenticare tutta questa sofferenza e di ripartire con i nostri progetti ora brutalmente accantonati? Ho veramente intenzione di stingermi in maniera indissolubile (ad esempio facendo dei figli) con una persona che si è dimostrata instabile e nel giro di pochi mesi è riuscita a mettere in discussione quanto faticosamente costruito in 10 anni? E se il problema di oggi si ripresentasse tra 4-5 anni con dei figli di mezzo? Oggi la separazione potrebbe essere relativamente "indolore", siamo economicamente indipendenti, non abbiamo grossi beni in comune, siamo giovani e abbiamo il tempo e le potenzialità per rifarci una vita... tra qualche anno, magari con dei figli ed una casa di proprietà comune non sarebbe più così...
- a spingermi è l'amore per mia moglie, la paura del fallimento, l'orgoglio di non perdere la "battaglia" con l'amico o cosa? E se davvero non amassi più mia moglie, avrebbe un senso tutto questo?
- il fatto che io stia facendo progetti dettagliati di "fuga" nel caso che la situazione non si aggiustasse (in tal caso sto progettando di licenziarmi, con i soldi che ho da parte andare in Sud America e passarci il maggior tempo possibile, se possibile creandomi una vita lì come ho spesso fantasticato in passato) è un tentativo di convincermi che c'è ancora vita dopo la separazione, o è sintomo che tutto sommato sono convinto che la cosa migliore sia lasciar perdere e dedicarmi a me stesso? Mi sono già informato su prezzi dei voli, spostamenti interni, stavo quasi per prenotare, quindi al momento è un po' più di una fantasia...
- come starei da solo? Prima di lei ci stavo relativamente bene, a parte l'insoddisfazione per l'assenza di sesso, ma ai tempi avevo 20 anni ed una vita piena di successi, cose da fare, persone da frequentare... Oggi come starei?
Questa è la mia situazione attuale, ma il mio sessuologo è in ferie, torna tra 5 giorni ma ho appuntamento con lui tra 12. Il problema è che in questo momento non ce la faccio ad aspettare così tanto, dormo male, ho attacchi di ansia e panico, per quanto cerchi di convincermi non riesco ad essere spigliato con mia moglie e quindi non riesco a far nulla per indirizzare le cose nel verso che vorrei... Tuttavia, se la terapeuta con cui ho parlato ha insistito tanto sul fatto che io parlassi prima con il mio sessuologo (che ovviamente è anche psicologo) per valutare la sua disponibilità a fare un percorso introspettivo ed in tal caso valutare con chi dei due intraprenderlo, un motivo valido ci sarà... E d'altra parte se devo instaurare con la persona che sceglierò un rapporto di fiducia, di certo comportarmi in maniera "scorretta" non è il miglior modo per iniziare.
Ho bisogno di un consiglio su cosa devo fare. Forzo la mano e chiamo la terapeuta dicendo che non riesco ad aspettare? Io vorrei resistere ma non ce la faccio, come posso vivere decentemente questi giorni in modo da poter fare le cose come previsto ed iniziare il mio percorso terapeutico nel migliore dei modi? Come si vede dalla lunghezza del mio posto ho un fiume in piena dentro di me e rischia di strabordare da un momento all'altro, non credo di riuscire a resistere tanto tempo.
Credo di amare ancora mia moglie e credo ancora in un futuro con lei, ma ci sono troppe domande a cui devo dare una risposta prima di decidere che direzione prendere in questo snodo fondamentale della mia vita...
Vi ringrazio per il vostro aiuto, anche solo per il fatto di aver letto così tanto.

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott. Giuseppe Ricciardiello Inserita il 01/09/2015 - 13:57

Gentile utente,

leggendo il suo racconto ho notate che alle tante domande che si pone, cerca sempre delle risposte che non vengono da lei.
Provi ad iniziare un percorso terapeutico, magari, invece di esporre un racconto, provi ad esporre la sua storia.

Cordiali saluti