Katia  domande di Sesso, Coppia, Amore e Relazioni  |  Inserita il 28/08/2019

Aosta

Gravidanza e giustificazione

Convivo da 3 anni, Io 32 anni lui 39. Non siamo sposati. Qualche giorno fa ci siamo messi a pianificare un periodo in cui iniziare a provare ad avere un bimbo. Fondamentale è sapere che lui è credente (cattolico che va in chiesa tutte le domeniche) io non lo sono e lui lo ha sempre saputo. Detto ciò, nel cuore della discussione si decide di iniziare a provare nei prossimi mesi. Poco dopo aggiunge che, avendo il test positivo tra le mani, andremo dai suoi genitori x annunciare la gravidanza. Vissuto l'entusiasmo iniziale, lui il giorno dopo si sentirà in dovere di ritornare dai suoi e... giustificare... questa gravidanza prima del matrimonio. Dirà che è stata una scelta obbligata anche e soprattutto per quanto affermano endocrinologo e ginecologa circa il mio stato di salute (pcos) e mia età. Sentendo quest'ultima affermazione io sono andata in confusione, non credevo alle mie orecchie. Con tutta calma gli ho detto che il ns bimbo, pur essendo concepito fuori da un matrimonio, non è e mai sarà una giustificazione. La gravidanza sarà una scelta voluta e cercata da 2 persone indipendenti in tutto che dopo un percorso hanno deciso di intraprendere la strada contorta del diventare genitori. Perché dovrei vergognarmi? Perché giustificare una libera scelta? Non riesco ad accettare questo suo chinare la testa dinnanzi a loro. Testuali sue parole "Non sarà certo una bella notizia quella che daremo". Un bimbo che nascerà non è sempre una bella notizia, anche se fuori da un matrimonio?
Io chiedo: perché lui che è indipendente in tutto da 3 anni si sente in dovere di chinare il capo dinnanzi ai suoi genitori per aver autonomamente deciso di voler diventare papà? Perché deve giustificare ai suoi genitori una gravidanza prima di sposarsi? Lui risponde con "è una questione di Fede che tu non potrai mai capire non essendo credente". Io penso che un gesto simile non è da imputare a nessun Credo. Un bimbo, pur essendo fuori matrimonio (che arriverebbe dopo la nascita), non è mai una vergogna. Grazie in anticipo. Cordialità

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Roberta Altieri Inserita il 28/08/2019 - 14:34

Milano
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Gentile Katia,
mi sembra che ci sia una contraddizione tra la scelta del suo compagno di convivere con lei "more uxorio" (situazione non ammessa dalla chiesa cattolica, quindi non praticabile per un "cattolico che va in chiesa tutte le domeniche") e il forte disagio che prova all'idea di avere un figlio fuori dal matrimonio.
Mi domando se questo atteggiamento non nasconda una difficoltà, un'ambivalenza relativa al diventare genitore.
Lei descrive la vostra decisione di avere un bambino come molto razionale ("ci siamo messi a pianificare un periodo in cui iniziare a provare. ."; "si decide di iniziare a provare.."): mi chiedo se non ci siano degli aspetti emotivi non espressi riguardo a questo punto di svolta della vostra vita e della vostra relazione (lei stessa parla di "strada contorta del diventare genitori") che andrebbero ascoltati e compresi meglio prima di mettere in atto il vostro progetto. Può esservi utile un consulto di coppia o anche individuale per lei, per comprendere meglio ciò che sta accadendo ed evitare un'esacerbazione del conflitto. Molti auguri