elisa  domande di Sesso, Coppia, Amore e Relazioni  |  Inserita il 27/10/2018

Bolzano

Convivenza, problemi e attacchi di panico

Gentili Psicologi,
le scrivo perchè purtroppo mi trovo al termine della mia relazione e avrei davvero bisogno del parere di un esperto.
Sono assieme al mio ragazzo da due anni e mezzo, attualmente abbiamo 28 e 31 anni. Io più energica, impulsiva e cocciuta, lui più riservato, sognatore e tranquillo, siamo entrambe persone buone e rispettose l'uno dell'altro. La nostra storia nasce per caso, per gioco, una bellissima sensazione che mai prima d'ora avevo trovato essere così coinvolgente, un colpo di fulmine direi. Dopo appena tre mesi di frequentazione parto per un viaggio dall'altra parte del mondo, ci rimango diversi mesi, ma nonostante questo rimaniamo in contatto e al termine decido di trasferirmi nella sua città. Tengo a specificare che una volta tornata mi sarei comunque dovuta cercare un lavoro e una casa, e rimanere nella mia città (a 100km di distanza) o andare da lui non mi cambiava di molto se non il fatto di poterlo vedere più di una volta alla settimana. Decido quindi di trasferirmi, pur sapendo che lui vuole che lo faccia per me stessa e non per lui. Mi creo la mia vita costruendo il nostro rapporto fatto anche di litigi e scontri ma stiamo comunque bene assieme tanto che alla fine decidiamo di andare a convivere.
Con ottobre sono 6 mesi e siamo sempre più in crisi. Lui è una persona che non parla molto e si confida ancora meno, ma quello che mi ha detto fin'ora è che quando era più piccolo ha avuto seri problemi di depressione con conseguente assunzione di psicofarmaci legati a spiacevoli situazioni famigliari delle quali non mi ha parlato, questo in passato gli ha causato grossi problemi con attacchi di panico molto forti. Quello che non sono riuscita a capire è ciò che gli hanno diagnosticato in passato (lui è di madrelingua tedesca, seppur siamo sempre riusciti a comunicare più che bene alle volte facciamo ancora fatica), afferma sia una malattia incurabile, così gli hanno detto i medici, legata a problemi di attenzione creatisi quando lui era più piccolo. Ad oggi si manifestano sotto forma di attacchi di panico, se ho capito bene nascono dopo aver letto o visto immagini che lo possono turbare a tal punto da continuare a rimuginarci fino a scatenare l'attacco di panico. Mi spiego meglio, legge un articolo nel quale il ragazzo accoltella la ragazza e mi chiede di non avere in casa coltelli appuntiti perchè questo gli potrebbe far scatenare l'attacco di panico, immaginando di poterlo fare a me. A me la richiesta è sembrata così assurda che alla fine non l'ho assecondata, è un ragazzo buonissimo e so che mi vuole bene e non farebbe male ad una mosca, ma in parte questa cosa mi ha inquietata. Eccetto questo unico episodio non ha mai più voluto toccare l'argomento, ho scoperto che in questi sei mesi ha avuto diversi attacchi di panico ma non mi ha detto nulla, e non vuole parlarmene perchè non mi vuole spaventare... io la vedo come una mancanza di fiducia, non lo obbligo a confidarsi con me se non vuole ma, vorrei per lo meno essere informata su cos'ha in modo tale da capire come comportarmi. Lui vorrei che io facessi finta di niente.
In questi mesi poi ci sono stati problemi lavorativi e da quando ha cambiato lavoro sono iniziate le notti insonnie e l'ansia, lo trovo spesso a casa con il muso lungo a oziare davanti al pc o sul divano senza alcuno stimolo, nonostante il lavoro vada benissimo e siamo tutti contenti di lui.
Questo alla lunga ha creato un clima irrespirabile tra noi, perchè io al contrario sono una molto attiva che non ama perdere tempo, è bello ogni tanto fermarsi a rilassarsi ma lasciarsi “ trascinare dalla corrente” è un'altra cosa. Ho provato ad aiutarlo ma ho fatto solo danni, alla fine io mi sento rifiutata e inadatta, vorrebbe che me ne stessi da parte in silenzio aspettando che questo periodo per lui passi. Alla fine per fortuna ha acconsentito ad andare da una specialista, che gli ha prescritto psicofarmaci, spero solamente ci sia anche un percorso psicologico, cosa alla quale lui è contrario... Credo che i suoi problemi siamo molto più radicati, legati a una situazione infantile davvero pesante. Ma io non posso dire nulla perchè non ho alcun titolo per farlo, parole sue... Durante la mia vita sono entrata a stretto contatto con persone a me care depresse che hanno tentato il suicidio, so cosa significa e credo, senza alcuna arroganza, di poter sopportare qualsiasi cosa abbia, ma lui non me ne da la possibilità. E in tutto questo mi confessa di non volere avere figli e di non volersi sposare. E a me crolla tutto, perchè seppur non gli voglia ora mi piacerebbe tra qualche anno averli. Mi rendo così conto di avere molte più aspettative di quanto pensassi di averne, sto dando forma al mio/nostro futuro con l'obbiettivo un giorno di creare una famiglia, mi sarebbe piaciuto con lui perchè nonostante il suo problema e la sua fragilità a tante qualità che mi hanno fatto innamorare di lui. Ma ora è come se realmente parlassimo due lingue diverse perchè i concenti sono diversi, anche la dimostrazione dell'affetto che uno prova per l'altro, lui non è affatto empatico in questo e non capisce il mio dolore. Ci vogliamo moltissimo bene, io so di amarlo mentre lui mi dice di volermi tanto bene ma di non amarmi perchè nella sua vita non ha mai provato questa emozione.. non so cosa pensare neanche rispetto questa cosa. So che vorrei trovare la strada giusta da percorrere per ritrovarci ma razionalmente mi chiedo cosa mi possa dare...
Scusi per il lungo papiro ma se può mi piacerebbe tanto avere il parere di un esperto.
Le auguro una buona serata.
Elisa

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Arcangela AnnaRita Savino Inserita il 28/10/2018 - 16:47

GENT. LE Elisa una relazione, su cui si impianta una futura famiglia, si deve basare sul Noi. Innanzitutto si deve comprendere e capire quanto voi siete l'uno nell'altro perché altrimenti si è davanti a solo buone intenzioni e buone idee che da sole non costituiscono le basi di una relazione.
Allora il mio consiglio è esplori e indaghi quanto lui è dentro di lei e quanto lei è dentro di lui e questo vi permetterà di aprirvi e accettare il limite della sofferenza del partner. Il Noi è una ricerca spontanea e allo stesso tempo intenzionale. E solo questa esplorazione le potrà indicare la strada da seguire.

Cordialmente, dott.ssa Arcangela AnnaRita Savino