Anita domande di Psicologia e dintorni  |  Inserita il 19/03/2017

Parma

Supporto in assenza di terapia psicologica

Buongiorno, scrivo circa una problematica legata al mio compagno: stiamo insieme da 2 anni. Io ho 38 anni e lui 43. E' una persona da un passato estremamente difficile e costellato di episodi estremi di varia natura, a iniziare dall'infanzia dove è stato vittima (insieme ai suoi fratelli) di violenze prolungate in famiglia. E' una persona che non ha mai esternato i suoi problemi con nessuno (neppure ex moglie da cui si è separato due anni fa). durante il nostro rapporto ha iniziato a parlare un po' delle cose successe e subite (in modo frammentario, ma sufficientemente chiaro per aprire un piccolo varco nel muro). contemporaneamente sono emersi dei disturbi comportamentali: incapacità di controllare la rabbia che manifesta inveendo e alzando la voce (negli anni precedenti si sfogava con autolesionismo grave, gli episodi si sono fermati tre anni fa) incapacità di sostenere argomentando discussioni che prevedono scontri e confronti diretti impegnativi, incapacità di mantenere impegno nelle relazioni con le altre persone, tende a respingere le persone he gli vogliono bene e cercano di aiutarlo.
in passato ha avuto anche elevata promiscuità sessuale, molte bugie, vizio del gioco, abuso di alcol. In me ha visto una sorta di possibilità di riscatto, e ha iniziato a modificare i suoi comportamenti. Stop all' alcol, al gioco, cerca di controllare gli stati d'animo ed è più incline al dialogo.
Ripone in me la fiducia più totale e molto rispetto, il problema è che lo fa soltanto con me, ecludendo o allontanando il resto delle persone che lo circondano. Gli ho posto di fronte i suoi problemi comportamentali e in qualche modo, anche se a fatica, tende a riconoscerli. Il problema è questo: non intende, in nessun modo, affrontare una terapia con uno psicoterapeuta. CI sono cose che non vuole e altre che per loro natura, non può dire.
L'unica cosa che è disposto a fare è parlare con me. Di fatto, ci mette fatica e coraggio, ma ha già iniziato a farlo. Dice che è tutto quello che può fare ma che lo farà dall'inizio alla fine dicendo tutto quello che non ha mai detto a nessuno. Io penso sia già un bel passo, e sono disposta ad ascoltare tutto senza pregiudizi. Mi reputo una persona intelligente e affidabile, e in passato ho vissuto molti trascorsi difficili che ho superato bene, il che penso possa permettermi un atteggiamento neutro a molte rivelazioni.
Ma non sono una stupida e so benissimo che per ragioni ovvie questo tipo di sfogo non può sostituire una terapia vera e propria. D'altro canto, vorrei fare il meglio che posso con quello che ho. La mia domanda è se esiste o potete consigliarmi in qualche modo una linea guida anche solo generica su come gestire questa opportunità nel modo migliore. Faccio un esempio tra i mille he potrei scegliere: mentre mi ha raccontato alcuni fatti, io ho colto al volo gli aspetti più dolorosi per lui. Lo vedo da come ne parla o da come si muove mentre lo fa. Se li tratta in modo vago ci devo tornare su o meglio lasciare fare una panoramica generica e tornarci in un secondo momento? Data la relzione il componente distacco è naturalemnte compromesso: temo che storpierà o ometterà determinati dettagli, non tanto perchè se ne vergogni quanto più perchè forse avrà timore di ferirmi. c'è un modo per documentarmi su che atteggiamento tenere? lo sfogo in sè è già un'ottima cosa, ma se potessi avere qualche strumento in più mi sarebbe molto utile. Sarei disposta anche a farmi seguire io da uno psicologo per gestire al meglio questa situazione, non avrei problemi, ma non potrei riportare i contenuti delle nostre conversazioni quindi non so quanto potrebbe essere utile.
Grazie per la vostra attenzione.

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