Francesca domande di Psicologia e dintorni  |  Inserita il 05/01/2017

Non riesco a provare emozioni

Salve. Sono giunta su questo sito grazie alla disperazione, perchè non so proprio come comportarmi.
Ho 23 anni e una vita impossibile alle spalle, quindi, direi che ho 23 anni solo sulla carta, ma molti di più sulle spalle. Cresciuta con una madre alcolista e un padre violento, all'età di 14 anni ho deciso di andarmene via di casa, a seguito della separazione dei miei genitori e dal continuo peggiorare delle condizioni di mia madre, alla quale non importava più nulla ne di me ne di mia sorella, ma solo di mio fratello e del suo nuovo compagno, molto più giovane di lei (mia madre ha il terrore di invecchiare). Mi sono trasferita dai nonni paterni, lasciando i miei fratelli con mia madre, nella speranza che il mio gesto potesse rimetterle la testa sulle spalle. Così è stato per circa due anni. Lei sembrava migliorata e il rapporto con mio padre stava prendendo una buona piega. Purtroppo dopo due anni di quasi calma, mia madre ripiomba di nuovo peggio di prima nell'alcolismo, rendendo un inferno la vita di mia sorella minore, costretta a fare da madre a nostro fratello, unico figlio da sempre voluto da nostra madre per il solo fatto che fosse maschio, anche se non ho mai capito il perche. Circa due anni fa, mia sorella venne cacciata di casa, andando a vivere con mio padre, che, anche se non è più violento fisicamente, rimane comunque violento dal punto di vista psicologico (anche se c'è stato un notevole miglioramento caratteriale). Mia madre da quel momento ci ha impedito, e ci impedisce tutt'ora di vedere o sentire nostro fratello e ad oggi sono quasi due anni che non lo vedo e non lo sento. Sono partita da questa premessa perche so che in un modo o nell'altro questa storia c'entra con il mio problema.
Il problema di cui parlo è che non riesco a provare sentimenti o emozioni. Non mi riesco ad affezionare a nessuno, non so cosa voglia dire sentire la mancanza di qualcuno,come può essere un fidanzato o un parente morto. Non sono mai "felice" o "triste" nel vero senso della parola. Non ho mai avuto vere emozioni. Ho avuto qualche fidanzato, ma passati i primi mesi di novità e "innamoramento" tutto svanisce e ho solo voglia di liberarmene e restare sola. Il sesso o comunque il contatto fisico non mi interessano e non mi danno alcun piacere ne dolore, semplicemente non mi interessano. Mi infastidisce essere toccata, abbracciata, baciata a volte anche solo stare vicino alla gente. Odio e detesto gli ambienti caotici, il disordine, la gente in generale. Ho un vero e proprio rifiuto per la gente, li vedo tutti come un branco di capre che pensano, si comportano e agiscono come la massa, per il piacere della massa e del conformismo e questo mi disgusta. Non ho nemmeno un amico o amica. Si potrebbe dire che ho un vero e proprio odio e disgusto nonchè rabbia nei confronti di tutto il mondo. Le uniche cose che amo sono i libri, la cultura, la musica (la vera musica, non quelle stupidaggini dei ragazzini di oggi) e il paranormale, che mi ha sempre affascinato. Per farla breve, potrei restare tutta la vita sul letto, senza mai uscire di casa o vedere nè sentire gente, in compagnia dei miei libri e di un computer.
Sono sbagliata o malata?
Non sento il bisogno di guarire, ma vorrei capire almeno di che problema si tratta. Specialmente quello riguardante il sesso opposto. Non so neanche cosa voglia dire "amore" e non provo nessuna voglia del sesso.
Posso aggiungere solo di aver un forte senso della giustizia, della libertà, dei valori e sono femminista e non credo in nessuna religione di quelle esistenti, ma non sono atea.
Spero in una vostra risposta, grazie.

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Federica Capelletto Inserita il 06/01/2017 - 10:45

Bergamo
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Gentile Francesca,
hai esposto in modo lucido e chiaro il tuo problema ed hai ragione nel credere che quanto hai vissuto in famiglia abbia influenzato il tuo attuale modo di viviere, pensare, sentire.
Forse hai imparato a difenderti dalle persone, perchè le relazioni richiedono un certo impegno e le cose non vanno sempre bene. Forse non sei mai stata abbracciata dai tuoi genitori e l'unico contatto fisico che ti hanno proposto era quello violento, ipotizzo quindi che ti difendi anche da questo. Hai preso une decisione molto matura alla tenera età di 14 anni, sei dovuta maturare molto prima dei tuoi coetanei. Mentre gli altri pensavano ad uscire con gli amici, alla moda, ai primi fidanzati tu avevi ben altri problemi cui pensare e da gestire per non soccombere. Chi ti ha aiutata in quel momento? Con chi potevi sfogarti della situazione famigliare? Con chi hai potuto condividere le tue emozioni? Forse anche in questo caso hai imparato a difenderti dalle emozioni usando la ragione che ti ha "salvata".
Sono solo ipotesi, Francesca. Spero ti diano spunti di pensiero.
Ad ogni modo, visto quanto hai vissuto e vivi tuttora, ti consiglio di rivolgerti ad un collega delle tue zone che ti dedichi le attenzioni ed il tempo necessario per dare spazio alle tue intense esperienze di vita, per poter elaborarne insieme il dolore.
Sei una donna in gamba, Francesca.
Cordialmente,
dr.ssa Federica Capelletto

Dott.ssa Alessia Biggio Inserita il 06/01/2017 - 19:32

Cara Francesca,
sento nelle tue parole la disperazione con cui apri la tua richiesta di aiuto.
La vita che descrivi è davvero molto densa di esperienze e relazioni dolorose e trovo comprensibile che tu abbia dovuto difenderti da tutto questo. Sai, come esseri umani abbiamo una naturale tendenza alla sopravvivenza e facciamo tutto ciò che è in nostro potere per cercare di difenderci da ciò che potrebbe configurarsi come una minaccia di disintegrazione. Cerchiamo in tutti i modi, consapevolmente e inconsapevolmente, di non andare in mille pezzi e fare del nostro meglio per reagire. Quando fin da piccoli, nel periodo di vita in cui siamo per nostra natura fragili, vulnerabili e innocenti e in cui dovremmo essere protetti, accolti, consolati, ascoltati, viviamo intense emozioni di paura, terrore, dolore, rifiuto eccetera, una delle cose più intelligenti che possiamo fare per difenderci da tutto quell'orrore e andare avanti, è proprio allontanare il contatto con la "causa" di tutto quel dolore e con tutto ciò che può risvegliarlo, come ad esempio evitare di entrare in relazione con l'altro, finendo piano piano per non sentirne nemmeno più il desiderio perchè quello che inizialmente facciamo, più o meno consapevolmente, diventa piano piano automatico e talvolta pervasivo. Dici di non sapere cosa voglia dire "amare" probabilmente perchè non hai fatto esperienza di cosa voglia dire "essere amati" (questo per rispondere al fatto che non si tratta di essere sbagliati o malati). Parli di odio e disgusto verso il mondo e lo credo bene: se il tuo mondo ti ha ferita così tanto come potresti non provarlo? Nonostante tutto questo però tu oggi sei qui, chiedi aiuto, hai reagito nel tuo modo migliore a quanto sei stata costretta a subire, il che significa che hai trovato delle risorse e chissà quante altre puoi trovarne dentro di te. In più aggiungo: se sei riuscita a fare tutto questo da sola pensa a quanta ricchezza potrebbe rappresentare per te trovare un "alleato" come può essere un terapeuta, che ti offra uno spazio protetto in cui poter sperimentare una relazione accogliente e sicura e in cui poter esplorare piano piano il tuo mondo interno e trovare nuovi significati e nuove risorse. I tuoi vissuti Francesca meritano di essere ascoltati con grande attenzione e accoglienza, meritano tutto lo spazio e il tempo necessario così come meritano di essere trattati con molta cura.
Un caro abbraccio e un grande in bocca al lupo!
Dott.ssa Alessia Biggio