Alessandra domande di Psicologia e dintorni  |  Inserita il 05/07/2016

Milano

Ha bisogno d'aiuto la mia amica o io?

Salve,
la mia non è tanto una domanda ma più che altro una necessità di mettere per iscritto nel modo più chiaro possibile una situazione che ha bisogno di essere analizzata da persone con adeguate competenze. Provo a spiegarvi meglio: si tratta di una mia cara amica, negli ultimi mesi però ci siamo molto allontanate per non dire completamente distaccate. A giugno dell'anno scorso nel giro di un mese muore sua mamma per un tumore al cervello, io come tutte le altre amiche le siamo state vicino com'era possibile perchè il dolore è molto personale e lei ha un modo di viverlo (Ad oggi sono convinta che non lo viva affatto ma che cerchi solo di rimandarlo) tutto suo e la volontà di non condividerlo. Nei mesi successivi non ha mai avuto i segni di cedimento che tutti noi ci aspettavamo, io in primis ero pronta a grandi crisi e non invece a piccoli mutamenti del suo carattere e del vivere i normali rapporti con gli altri. Questo infatti ci ha portato ad avere delle discussioni in cui però le sono sempre andata in contro perchè obbiettivamente in quel momento stavo vivendo un periodo della mia vita completamente diverso dal suo. Dopo quei piccoli litigi in poi incominciammo ad essere molto più vicine e in sintonia, anche all'interno del nostro gruppo di amiche spesso e volentieri ci capivamo solo noi, eravamo molto presenti l'una nella vita dell'altra. Nel frattempo però a casa i rapporti con il padre si facevano sempre più tesi, non riuscivano a comunicare e incominciarono le pesanti da ascoltare lamentele nei confronti di questo papà che da un punto di vista esterno non faceva niente di male per giustificare tutta quella rabbia.
Accade poi che a gennaio 2016 il padre finisce in ospedale e quello che si pensava un ricovero di pochi giorni si trasforma in lui che se ne va nel giro di due settimane. Così una ragazza di 20 anni si ritrova in brevissimo tempo senza entrambi i genitori. Immediatamente dopo la morte del padre mi sorprende nuovamente il modo di reagire, il giorno stesso va dal parrucchiere per cambiare colore di capelli e la sera viene con me ad una festa comportandosi come se niente fosse anche se era palese che quel modo frivolo di comportarsi non le apparteneva, mi sembrava alienata.
Mi sono detta ok ancora la "botta" non è arrivata, del resto non arriva subito e da amica posso solo rispettare il naturale e personale corso delle emozioni e aiutarla a distrarsi nei giorni successivi.
In poche settimane è tutto tornato ad una strana e apparente normalità, fino a quando non c'è stata una piccola incomprensione tra di noi che poteva essere risolta in due minuti ma che lasciata lì si è trasformata per me in una grande questione di principio.
A distanza di mesi ed essendo emotivamente più lontana da lei posso dire che avevo bisogno di un distacco, stavo dando di più di quello che stavo ricevendo. Per come vedo le cose credo che tutti i rapporti siano basati sullo scambio e quando questo viene a mancare la corda si spezza. Non me la sentivo più di andarle incontro, di spiegargli le cose, di fargli sconti e di trattarla come una bambina perchè bambina non è, in un qualche modo mi sembrava di tradire me stessa.
Ho lasciato che una piccola discussione ci allontanasse, lei non ha mosso un dito per recuperarmi e io credo di essere arrivata grazie a un processo di maturazione alla conclusione che non voglio più rincorrere nessuno, non che l'abbia mai fatto a dire il vero, ho 21 anni ma ho troncato un sacco di rapporti e le cicatrici le porto tutte con me.
Il tempo e la routine ti fa chiudere la porta delle emozioni buone o cattive che siano ed ad oggi per questa persona non credo di provare più affetto.
L'ho rivista pochi giorni fa, ho chiesto io l'incontro dopo aver parlato con un'amica comune che mi ha riferito che anche con lei il rapporto è radicalmente cambiato. Mi chiedo perchè sia venuto in mente a me e non a questa persona, sarebbe stato più normale!
Abbiamo parlato o meglio analizzato la sua trasformazione, il suo essere passiva e distante da tutti ma non c'era niente che la toccasse davvero, non era presente, mi ha guardato sempre negli occhi ma erano freddi. Mi sono detta non posso farci niente, non ho i mezzi se non le parole e ne ho usate anche di forti, ora sono molto distante pure io e un qualsiasi mio gesto risulterebbe non veritiero. Mi chiedo però possibile che sento che non mi importa niente ma mi innervosisce il fatto che nessuno stia facendo qualcosa per recuperarla?
Le ho suggerito di andare in terapia (cosa che avevo fatto anche in passato) ma sembra che non ne abbia nessuna necessità e di certo non si può obbligare nessuno.
Cosa dovrei fare? Penso che mi sento morire al solo pensiero che se capitasse a me le persone a cui voglio bene mi lasciassero in balia di me stessa e rinunciassero a me. Lei sta bene così sembra, non ha nessuna intenzione di essere salvata e allora mi chiedo è un problema suo o mio?
Mi risuona questa frase in testa che ho pronunciato il giorno del funerale del padre: "Adesso siamo noi la tua famiglia" e lei come famiglia ha scelto di non volermi.
Grazie a chiunque di voi si prenderà la briga di prestare attenzione a tutto questo sproloquio.
Alessandra

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