Eleonora  domande di Psicologia e dintorni  |  Inserita il 30/09/2018

Firenze

Relazione con un bipolare: dubbi, paure e speranze

Buonasera,
vi scrivo per chiedervi gentilmente un confronto e dei consigli, a proposito della mia relazione con un uomo bipolare.
Premetto che io sono giovane, ho 26 anni, mentre lui ne ha 12 in più di me, e inizio raccontandovi brevemente la nostra storia: stiamo insieme da 5 mesi, ma ci siamo conosciuti un anno e mezzo fa. Io gli sono piaciuta fin dalle prime volte che ci siamo incontrati (per motivi di lavoro: lavoriamo nello stesso settore) ma io, nonostante ricambiassi, mi tenevo a distanza e frenavo, perché spaventata dalla sua malattia, di cui mi ha parlato dopo le prime uscite.
Così siamo stati solo amici per circa un anno, fino a che io mi sono resa conto di volergli davvero tanto bene e che volevo stare con lui… o almeno provarci e vedere se poteva funzionare!
Ed eccoci qui, sono passati 5 mesi da quando stiamo insieme, e io sono innamorata di lui, che è una persona dolcissima, premurosa ed estremamente sensibile. Mi fa sentire importante e amata come mai prima d’ora e io desidero più di tutto riuscire a stargli vicino e dargli tutto il mio amore e il mio supporto.
Per il momento la sua malattia ci ha dato soprattutto qualche problema di natura sessuale (calo del desiderio da parte sua), al momento superato. Per il resto stiamo bene.
E’ malato da circa 14 anni, all’inizio le diagnosi erano di disturbo schizoaffettivo e manie di persecuzione, poi sono state modificate in disturbo bipolare (non so di quale tipo).
Si cura giornalmente con Litio e antipsicotico, ha un lavoro, amici... Insomma, nonostante la sua malattia, che gli ha fatto passare dei momenti molto difficili e ricoveri in ospedale, si è costruito una sua vita.
Ora il mio problema principale è che io… ho paura.
Intanto ho paura del nostro futuro: che speranza può avere una relazione con una persona bipolare? Attualmente la nostra situazione sembra molto buona, ma leggendo in giro sui vari forum i racconti di esperienze simili alle mie, leggo descrizioni poco confortanti. Una costante sembra essere il ricorrere di periodi in cui il partner bipolare si allontana, respinge l’altro fino a rinnegare i sentimenti provati, in un tira e molla continuo intervallato da momenti di grande amore.
Chiaramente non si può generalizzare, perché ogni persona è unica e ha la sua storia.
Ma sono comunque preoccupata e mi chiedo se, con una persona che ha questa malattia, pur curata stabilmente, sia possibile avere una relazione amorosa appagante.
L’altro grosso scoglio è rappresentato dal far accettare alla mia famiglia il fatto che io stia con una persona che ha questo problema (mia madre ne è a conoscenza).
Mi sono resa conto che c’è un forte stigma sociale nei confronti dei malati psichiatrici ed è difficile guardare al di là dell’etichetta, della diagnosi.
Io stessa ce ne ho messo di tempo, per andare oltre il pregiudizio, e vederlo semplicemente come una persona, con i suoi pregi e difetti.
Figuriamoci chi ci sta intorno, ad esempio appunto i miei genitori o gli amici.
Invece di sostenermi, quasi tutti mi mettono paura e cercano di convincermi a lasciare perdere.
Vorrei insomma, se possibile, il parere di un esperto, che mi spiegasse a cosa posso andare incontro e mi rassicurasse sulla possibilità di vivermi questa storia d’amore, che al momento mi sta dando tanta gioia.
Spero che possiate aiutarmi, grazie mille di cuore in anticipo.
Buona serata e un cordiale saluto.

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Anna Marcella Pisani Inserita il 01/10/2018 - 10:03

Roma - Cassia, Flaminia, Tor di Quinto, Cesano, Fo
|

Buongiorno Eleonora,
concordo con molte delle cose che ha scritto ("stigma sociale", "pregiudizi", "non si può generalizzare" ecc.), contenuti che mi inducono a supporre come lei sua una persona molto analitica e sensibile verso le problematiche psicologiche.

Ciò che ha letto sui forum in parte può essere corrispondente alla realtà e potrei descriverle qui un quadro diagnostico specifico del disturbo bipolare (a patto che sia effettivamente la diagnosi corrispondente ai disturbi del suo compagno), ma credo che lei non stia chiedendo un parere eminentemente tecnico, perchè sa già che "non si può generalizzare".
Quindi, è importante ora per lei chiedersi cosa teme in particolare intraprendendo questa relazione. Consideri che, al di là della diagnosi specifica, la patologia può manifestarsi in fome diverse che dipendono molto anche dalla reazione delle persone più vicine affettivamente, lei in questo caso. Quindi, se è motivata a sentirsi ancora "importante ed amata" è essenziale che comprenda l'origine profonda delle sue paure, altrimenti non si sentirà mai libera e tranquilla nello stare con lui e questa sua condizione potrebbe influire negativamente anche sulla condizione emotiva del suo compagno.

Pertanto, a cosa andrà incontro continuando la storia, dipende molto dalle vostre risorse personali e dalla gravità della patologia di cui soffre il suo compagno, questione su cui non posso pronunciarmi avendo a disposizione elementi esigui.

Come mai non riesce a godersi la "gioia" che sta vivendo in questo momento? Cosa le fa pensare che questa condizione di "gioia" non possa perdurare e che sia una situazione al di fuori del suo/vostro controllo? Dalle sue parole, mi sembra di percepire, infatti, un sentimento di insicurezza rispetto alla possibilità di fronteggiare la malattia mentale.

Se è motivata ad approfondire la situazione e acquisire strategie efficaci per affrontarla, le consiglio di richiedere una consultazione psicologica che la aiuti a compredere meglio la questione e a valutare cosa sia più opportuno fare.

Un caro saluto.

Dott.ssa Anna Marcella Pisani (Roma)