Maria domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 24/03/2017

Pisa

Il mostro dentro di me

Buonasera, sono una ragazza di 33 anni e mi trovo in una situazione di profonda disperazione. Non sto bene da alcuni anni, in particolare la situazione è precipitata nell'ultimo anno. Sono ossessionata dalla paura della solitudine e dell'abbandono. Piango spesso, mi sento angosciata, irascibile, spesso triste, sotto terra. Vedo il caos al di fuori e dentro di me e sento la mia anima come sbriciolata. E la testa vuota. In più ho delle oscillazioni dell'umore violente, dei momenti di rabbia intensa ed in cui non riesco a controllarmi a momenti in cui mi sento sotto terra. Ho dei litigi feroci con familiari o amici stretti, anche se sono sempre stata una persona tranquilla e pacifica. Spesso manco addirittura di lucidità. Dal punto di vista funzionale l'unica cosa che riesco a fare è lavorare perchè mi fa essere distaccata e razionale. Ho azzerato tutti gli hobbies perchè non riesco a distrarmi e annullato la vita sociale perchè non riesco a mantenere gli impegni, faccio una immensa fatica a lavarmi, vestirmi e non riesco ad avere cura di me stessa.Non riesco più ad avere a che fare con niente di organizzato nella mia vita: ho difficoltà a rispettare orari, scadenze, regole, formalità. Spesso ho paura ed ho bisogno di qualcuno accanto che mi tenga la mano mentre svolgo attività semplici come...il pagare una bolletta ad esempio.... Questa condizione mi si è scatenata dopo gravi problemi familari che sto affrontando(i principali: la morte di un genitore 2 anni fa e l'altro genitore si è ammalato gravemente l'anno scorso), sommata allo stress lavorativo. Amicizie strette: ne ho, ma non sanno come aiutarmi, si sentono impotenti, e mi dispiace. Relazioni affettive: tutte persone che non possono darmi niente e con le quali non posso costruire nulla. Sessualità: completamente disregolata. Sono stata da una psicologa e da due psichiatri e la situazione non è migliorata. Sono molto scettica e diffidente, non voglio assumere farmaci, ma allo stesso tempo sento di aver bisogno di una qualche forma di aiuto. Credo di avere una predisposizione ad avere questo "qualcosa che non so cos'è"..e che lo stress me lo abbia tirato fuori. La mente umana è un mondo oscuro e di difficile comprensione e da sola non riesco a darmi tutte le risposte che cerco. Quello che mi chiedo è...come faccio a capire che cosa ho e di conseguenza cosa devo fare per aiutarmi a migliorare la mia condizione? Ha un nome questo "mostro"? Mi ritrovo in questa nebbia fitta fitta e non vedo oltre il mio naso. Non è mia intenzione darmi un'etichetta, un bollino, una diagnosi, vorrei solo capire contro che cosa devo lottare, che cosa è che si deve staccare da me per farmi vivere. Cosa mi impedisce di avere un mio equilibrio interiore? Se non capisco cosa mi sta succedendo come faccio ad affrontarlo? Essere un medico non mi basta a rispondere da sola a certe domande e soprattutto quando si tratta di se stessi ci sono dei casi in cui si rende necessario comportarsi da "pazienti".

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Alessia Ferraroni Inserita il 25/03/2017 - 12:59

Carissima anima inquieta, complicato e a volte inutile, come ha ben evidenziato Lei, cercare di dare una catergoria o un nome predefinito ai cambiamnti che ci accadono nella vita.
Sicuramente la perdita di un genitore è un'evento estremamente traumatico e doloroso che non può essere elaborato in poco tempo; due anni sono nulla rispetto ad una vita insieme, al grande disorientamento e alla grande instabilità che può accompagnare una perdita di questo genere.
"Il grande abbandono", la persona che ci ha dato la vita, che ci ha amato in modo incondizionato anche se a volte non ci si è mai soffermati su questo, il grande vuoto che lascia in noi una figura di riferimento così importante. La malattia del secondo genitore richiama immediatamente alla mente quella paura dell'abbandono che è alla base dei nostri rapporti personali.
Il momento che stà passando è estremamente doloroso e stressante e le energie che richiede per poter affrontare ogni singola giornata possono svuotare una persona fino a sentirsi immobile, stanca, non interessata più a nulla.
Credo ci siano altre componeneti che potrebbere essere aggiunte a questi grandi eventi, ( personalità di base, esperienze del passato, rapporto con i genitori e con gli altri), ma solamente lei con le sue riflessioni e la ricerca della sua strada interiore potrà conoscerli; se desidera accompagnata da qualcuno che la saprà ascoltare, capire e contenere, soprattutto in questo momento di grande stanchezza.
La strada esiste, è dura e a volte oscura, richiede impegno, forza, pazienza e desiderio, ma l'oscurità che vede intorno può essere affrontata e farà meno paura.
I rapporti affettivi in questo momento potrebbero sembrarle una via di uscita dal dolore, almeno un lenimento di questo, ma sono molto confusi e complicati perchè ora Lei è fragile e vulnerabile, provi ad affrontare ciò che è in grado di affrontare, faccia quello che ritiene più coerente con la sua persona, cerchi di non utilizzarli come valvola di sfogo e come riempitivo di una solitudine che in questo momento sentirà profonda.
Immagino benissimo la sua stanchezza, ma non abbandoni le Sue passioni, i suoi obiettivi, tutto ciò che nella Sua vita le creava passionalità. Cerchi la bellezza, in Lei prima di tutto e in tutto quello che ha intorno, sarà complicato e sicuramente saranno cose molto piccole, ma ci sono, le ha amate, le ha vissute e le hanno dato forza. Sarà difficile all'inizio seguirle e cercarle e mantenerle per se, ma scoprire che dal "fango" possono nascere dei bellissimi fiori, come ci ricorda Fabrizio De Andrè, è un grande regalo che ci è stato donato.
Vorrei poterle scrivere tanto, ma non la conosco abbastanza per poterle dare un ulteriore sostegno; posso solo dirle che sono qui, con Lei, quando ne sentirà il bisogno e nella modalità che sentirà più vicna a se stessa.

Le augura una giornata sera.

Dott.ssa Alessia Ferraroni