Passeranno le mie paure?
Salve
Sono un ragazzo di 27 anni.
Ho tutto: E quando dico che ho tutto intendo la cosa più importante che un uomo possa avere: Una famiglia che mi ama, amici sinceri, salute.
Sono gay, ne ho parlato solo con mio fratello, anni fa, mi supporta, ma non mi incentiva, anzi, il contrario, sostiene che io debba essere riservato e molto cauto, onde evitare disastri familiari. Ce l'ho a morte con lui per questo modo di fare.
Che poi non mi ritengo nemmeno esclusivamente gay, nonostante i miei rapporti fino ad ora siano stati solo in quel senso.
Veniamo al dunque: Sono un universitario, ho scelto io cosa studiare e dove, con grande gioia e pienezza. Sono andato fuori corso, talmente tanto che me ne vergogno a scriverlo. Non so come, perchè, ma il tempo mi è sfuggito dalle mani, pensando di averne a disposizione un'infinità, mi sono reso conto che invece è poco e fugge via.
Questo per me è causa di vergogna, ansia, addirittura attacchi di panico. A causa di ciò, o almeno credo, non riesco ad instaurare relazioni durature, poichè nascondendo questo mio grande motivo di insicurezza, non sono mai del tutto sincero e spontaneo, compromettendo ogni relazione.
Non esco da mesi, non rido con il cuore ormai da anni. A causa di ciò ho perso amicizie, trascurato e abbandonato persone valide. Ho perso la fiducia da parte della mia famiglia, che sottilmente mi considera un cretino o un bambino. Mi sento un uomo che nel 2016 è intrappolato negli anni '90.
Nonostante tutto sono agli sgoccioli, ho quasi finito. Mi Laureerò. Otterrò il "brevetto" per essere socialmente accettato. Ma ogni esame è un calvario, lo sforzo per superarlo è sovrumano, lo stress si somma al mio malessere, alla mia insicurezza cronica, al mio disagio, l'idea di aver perso tutto questo tempo, mi rende fuorioso, insonne, perennemente scocciato e insoddisfatto.
Dal disagio nasce la paranoia, per ogni cosa. Mi sento malvoluto, giudicato.
La cosa più strana? Sono ancora molto fortunato, la mia famiglia mi sostiene, mi incentiva, i miei amici, i miei punti di riferimento, sono delicati nel trattare l'argomento, sono gentili, comprensivi, di aiuto profondo.
La cosa più strana ancora? Credo di non meritare tutto questo.
Ho paura: Ho paura di perdere altri treni, di perdere le ultime persone che mi sono rimaste accanto e di non farcela.
Ho un continuo bisogno di parole confortanti, di approvazione, di affetto. L'ho cercato parecchio soprattutto nei ragazzi che ho conosciuto in questi anni. Non l'ho ancora trovato. Le mie relazioni non durano più di un mese, finiscono nel peggiore dei modi. Naturalmente attribuisco la causa al mio malessere, che riesce a fuoriuscire e inquinare tutto, nonostante lo mascheri molto bene. Una delusione amorosa si trasforma in una sofferenza atroce, intima, vissuta in silenzio tra me e me. Quando poi una delusione diventa una seconda, e una terza, quarta, quinta...allora lascio immaginare!
Non so su cosa concentrarmi, tra i mille problemi che mi attanagliano. Ho iniziato a puntare sulla fine degli studi, per me, per la mia famiglia. Faccio bene? Faccio male? Non lo so.
E finito quello, passeranno le mie paure?
E se poi la causa di tutto fosse più intima, più profonda, questo mi fa ancora più paura.
"Non sono niente.
Non sarò mai niente.
Non posso voler essere niente.
A parte questo, ho dentro me tutti i sogni del mondo"
Fernando Pessoa
Quello che ho chiaro in mente, è che io amo la vita, la vita vissuta, consumata, urlata, non quella dei misantropi alla continua ricerca di approvazione. Mi piacerebbe riappropriarmene.
Vorrei essere come Alexander Supertramp, correre, scappare, ridere e urlare in totale libertà, senza più paure, insicurezze, senza disagi e ipocrisie.