edoardo domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 25/11/2016

Milano

Stress lavorativo e ricadute su coppia

Gentili psicologi, mi rivolgo a lei trovandomi ad affrontare una difficile, faticosa e complicata spirale di stress prolungato che mi ostacola nell'affrontare varie situazioni di crisi attuali con lucidità ed energia.
Insonnia frequente, umore depresso, ansia somatizzata che si traduce in disturbi intestinali o nella forma di emicrania durante ore, insofferenza, irritabilità e apatia mi accompagnano abitualmente da un paio di anni.
Sul fronte lavoro vivo anzi sopravvivo in ambiente nel quale mi scontro quotidianamente con un fenomeno di mobbing anomalo dato che in apparenza si tratta di una sorta di “stalking” attuato da parte di una banda di giovani molestatori ossessivi i quali mi circondano fisicamente “assediandomi” sotto le finestre di ufficio e urlando a scopo di disturbo/provocazione (anche il mio nome talvolta posso udire!) mentre compiono intrusione informatica nei miei strumenti di lavoro grazie ad alcuni elementi qualificabili come hacker.
In pratica ad ogni azione mia sul computer segue un feedback immediato e ripetuto a scopo provocatorio. La dinamica del fenomeno è a conoscenza di molta gente (ambiente settore educazione nel quale interagiscono centinaia di elementi) ed è verificabile, direi palpabile, anche se non facilmente dimostrabile tecnicamente ipotizzando di sporgere una formale denuncia alla magistratura, come qualcuno dei funzionari di mia conoscenza mi suggerirebbe a livello confidenziale.
Questo fatto snervante e mortificante accade, secondo me, con la complicità di dirigenti nell'ente pubblico ove io lavoro. Non posso non pensarlo. Mi trovo isolato e vessato. Proteste e lamentele non hanno avuto seguito e sono stato costretto a chiedere una fuga fisica dal luogo ove mi trovo nel tentativo di ritrovare calma e serenità per lavorare e sottrarmi alla tentazione di reagire in modo scomposto, se così si puo' dire.
Sul fronte domestico vivo una relazione matrimoniale da circa dieci anni con una donna divorziata di 51 anni molto lontana da me per interessi, cultura e mentalità ma intelligente e dotata di notevoli abilità pratiche con la quale ho avuto per molto tempo ottimi rapporti, dedicandomi a lei con sentimento e autentico e dedizione, forse sottraendo a me medesimo gli spazi di libertà che avrei dovuto mantenere.
Insomma mi sono molto rinchiuso nel rapporto di coppia in senso esclusivo e ora mi sento quasi soffocato e tormentato dalla crisi che avverto anche in questo ambito.
Lei è sempre piu' possessiva e insicura, mostrando numerosi segni di sofferenza anche sotto forma di esplosioni repentine di collera che io subisco cercando di portarla al dialogo. Dialogo che lei sembra incapace di affrontare in modo normale e sano, fuggendo anche fisicamente se non psicologicamente, estraniandosi salvo poi pentirsi e ripresentarsi nell'abituale veste.
Gli sbalzi di umore in un periodo che corrisponde all'inizio del climaterio sono iniziati quando alcuni mesi fa le è giunta la notizia di decisioni importanti compiute da sua figlia maggiorenne che viveva all'estero. Decisioni non condivise. Costei è ora tornata a vivere, dopo la conclusione di una lunghissima, proficua ma anche ostacolata convivenza con una ragazzo molto positivo e serio, nella stessa casa ove la madre ha vissuto con l'ex marito dal quale ha divorziato a suo tempo.
Credo che sul progetto di matrimonio della figlia adesso laureata, la mia donna avesse investito molte speranze e proiezioni che sono andate distrutte momentaneamente.
Mi pare di intuire che il ritorno della figlia nella casa dell'ex marito sia stato traumatico nell'inconscio di mia moglie al punto che dopo le frequenti e secondo me dannose telefonate e contatti che le due donne intrattengono in questo periodo, io noto immediate puntuali esplosioni intollerabili di rabbia della moglie che si scaricano su di me con pretesti vari, investendomi emotivamente e causandomi profonda frustrazione, nonchè sensi di colpa e di inutilità che fatico a respingere, ritenendole piu' fisiologiche che logiche..
Nel corso del matrimonio ho sempre cercato di aiutare psicologicamente la moglie a risolvere crisi e stati di preoccupazione. Credo di essere anche riuscito ad ottenere molti risultati. Lei stessa mi ha riconosciuto meriti nella ricomposizione della sua esistenza dopo il divorzio rendendola una donna praticamente “felice”. Ho speso con entusiasmo tempo ed energie. Ora avverto che la situazione rischia di sfuggirmi di mano e non so come procedere per risolvere.
Aggiungo in sintesi che sia io che la moglie abbiamo vissuto lo scorso anno la scomparsa carica di sofferenze dei nostri padri e di altri parenti di lei. Eventi che mi hanno molto coinvolto emotivamente direttamente e indirettamente, dato che mio padre si è ammalato ad oltre novant'anni di una demenza senile con complicanze che ha causato in me aggiuntivo stress e tensioni, trovandomi a dover ogni tanto intervenire da milano per situazioni di emergenza.
Per la cronaca mia madre vedova ottantesettenne vive da parkinsoniana godendo, finora, della lucidità mentale ma è relegata in casa con l'aiuto di una badante nella provincia di savona.
Alcuni quesiti.
Quale dei due fronti dovrei affrontare come principale per poter influire positivamente sull'altro? Quello domestico o quello lavorativo? La moglie mi accusa di portare malumori in casa mentre io attribuisco alla sua incapacità non colpevole di comprendere le mie situazioni di stress la attuale difficoltà nei rapporti.
Come dovrei cercare di convincere la moglie a dialogare sulle sue sofferenze che si scaricano su di me, sempre disponibile all'ascolto ma sempre piu' logorato nel gestire il fronte lavorativo aperto?
Sarebbe utile che entrambi in coppia potessimo dialogare con uno psicologo? Come potrei fare a smuovere il diniego che lei mostra a riguardo?
Ho l'impressione che trovandomi lontano anche per breve tempo dal fronte di sofferenza lavorativa il mio organismo reagisca positivamente, allontanandosi da una fonte di inquinamento insostenibile fatta di noia e veleni psicologici contro la quale sente di non riuscire a combattere.
Pensa che mi converrebbe decidere di richiedere un periodo di aspettativa lavorativa anche rinunciando al denaro che perderei in nome della salute?
Mi scuso per essermi dilungato nella lettera e attendo un parere ringraziando molto per l'attenzione.
edoardo, milano

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Claudia CAMPISI Inserita il 26/11/2016 - 10:05

Buongiorno Edoardo,
La ringrazio per aver scelto di condividere con questa comunità le sue emozioni e i vissuti che l'hanno spinta ad una prima richiesta d'aiuto.
Ho riletto più volte quanto ci scrive e ci sono alcuni passaggi più di altri che mi fanno pensare che lei si pronto per intraprendere un percorso per ritrovare un po di serenità, lei ha raggiunto una consapevolezza molto importante.
Credo che abbia le risorse giuste per riprendere in mano la sua vita. Ammiro la sua spinta e la motivazione che mette nella relazione con sua moglie ed il desiderio di coinvolgerla in questo suo bisogno di cambiamento che valuto assolutamente positivo.
Di elementi su cui lavorare ce ne sono tanti sia sul fronte lavorativo che nella sfera delle relazioni familiari.
Continui con il suo proposito e non abbondani il suo progetto di cambiamento.
Se le va di scrivermi in privato non esiti a farlo.
Grazie
Dr.ssa Claudia Campisi