Stefania domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 07/11/2016

Latina

Non voglio essere così

Buonasera (anche se sono ancora le undici di mattina)
Non so bene da dove iniziare in realtà…
Faccio l’università, sono bisessuale e ho una ragazza, ma questo in realtà è l’ultimo dei miei problemi quindi adesso non ne parliamo.
Sin da piccola ho avuto qualche problemino con la paura di sbagliare: a detta di mia madre quando avevo circa un anno smisi di parlare quasi del tutto fino ai quattro compiuti dopo aver notato che il modo in cui pronunciavo la parola “acqua” non era uguale a come la pronunciavano tutti gli adulti, ho ricominciato solo perché dovevo assolutamente sapere cos’è “‘sta cosa che i bambini crescono nella pancia della mamma e poi escono da sotto”.
Mia madre pensa che io sia particolarmente intelligente, sempre a sua detta avrei imparato a leggere da sola usando le lettere magnetiche attaccate al frigorifero. Nonostante ciò, mi sono sempre sentita indietro, socialmente parlando, rispetto ai miei coetanei, cose che per loro erano ovvie io le ho capite solo dopo: perché le bugie bianche fossero più valide di quelle nere, perché non si dovesse abbracciare il prete, perché loro dicessero le parolacce mentre la mia mamma aveva detto che non si fa quindi non si fa punto e basta, cosa significasse la domanda “di che squadra sei?”, perché la maestra di scienze dicesse una cosa e il maestro di religione un’altra opposta…
Stupidaggini del genere, insomma.
La cosa frustrante è che questo faceva quasi pensare tutti che i miei genitori fossero dei frigi conservatori doc e non mi informassero su niente, ma questo non è vero. Ero io che non ascoltavo, o ascoltavo solo a metà essendo immersa in un mio mondo personale. Non propriamente una cosa da bambina intelligente.
Sin da piccolissima ho avuto problemi di rinotillexomania, il che è imbarazzante, poi ho iniziato a raggruppare la pasta che mangiavo in quattro pezzi alla volta, ho cominciato ad arrotolare tutti i pezzi di carte/cartine/cartacce/scontrini/ciuffi di capelli che avevo fra le mani, dopodiché durante l’adolescenza mi si è infilata in testa l’idea base: “Io ho un problema nel cervello”. Quindi è iniziato l’incubo di tutti gli ossessivo compulsivi: le ricerche su internet. Ho dato un’occhiata a tutti i sintomi di sindrome da stress post traumatico, disturbo schizofrenico, disturbo schizoide, ADHD, depressione, distimia, pedofilia, disturbo relazionale, disturbo borderline e infine autismo. Ero convinta di avere la disprassia il mese scorso, quando per verificare sono andata da un neurologo, il quale invece mi ha detto che quelle che sono “caratteristiche di una personalità perfezionista” stanno prendendo talmente tanto il sopravvento da impedirmi di vivere una vita normale, quindi anche volendo lui darmi un aiuto farmacologico (su cui è stato mooooolto leggero: al giorno d’oggi nemmeno ai bambini di quattro anni vengono prescritte una compressa di Anafranil 10 mg giornaliera con 5 gocce di Xanax in caso di effetti collaterali) in ogni caso dovrei supportare con uno psicologo.
Roba genetica, per farla breve…
Oserei quasi dire che la verità sia una: non riesco ad accettarmi per quello che sono.
Sono sempre con la testa fra le nuvole, non riesco a concentrarmi per più di cinque minuti consecutivi, non sono sportiva, mi stanco facilmente e inciampo praticamente dovunque, soffro di ansia e di pensieri intrusivi, mi dimentico le cose che mi vengono dette, metto in ordine le cose altrui ma la mia stanza mai, mi preoccupo per tutto, non riesco ad accettare risposte negative di ogni sorta, tanto che non riesco più a fare domande agli sconosciuti anche solo per chiedere informazioni, mi attacco agli altri e dipendo da loro, ogni esperienza negativa su quello che sto facendo mi convince a lasciar perdere piuttosto che a riprovarci.
Per potermi permettere un terapeuta dovrei lavorare e per poter lavorare dovrei accettare il fatto che qualcuno possa lamentarsi di me, cosa che non riesco a fare in nessun modo.
Preferisco cercare dappertutto un capro espiatorio, dare la colpa per tutto questo a “qualcosa” piuttosto che dirmi “sei fatta così e basta” perché questo è un tipo di personalità che non sopporto, che ho sempre criticato e giudicato male, tanto che con le persone troppo simili a me non ci vado per niente d’accordo, le odio, mi ricordano ogni giorno quanto sono… mediocre…
Vorrei essere del tutto diversa da quello che sono, ma non so da che parte cominciare…

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Federica Capelletto Inserita il 08/11/2016 - 12:51

Bergamo
|

Buongiorno Stefania,
leggo le sue parole che mi trasmettono ansia, inquietudine, profondo disagio; tutto tenuto sotto controllo da una spiccata razionalità. Ha ragione sua madre a dirle che è intelligente. Ha esposto il suo problema in maniera molto chiara e mi pare abbia una buona capacità di autoanalisi. Si è osservata negli anni ed è giunta alla conclusione di "non riuscire ad accettarsi per quella che è". Ma lei chi è? Dove sono le sue emozioni, Stefania? Riesce a viverle? Perché da ciò che scrive io percepisco l'ansia di un controllo su di sé e sull'emotivo che le serve per essere sempre perfetta. Ma perfetta per chi? Per cosa?
Un lavoro psicologico la potrebbe aiutare e sostenere nel viaggio di ricerca di se stessa, della vera Stefania. Anche il fatto di non riuscire ad avere un lavoro per pagarsi la terapia è un discorso da affrontare durante il percorso con lo psicologo. Si trova sempre una soluzione. Ci provi, Stefania.
Cordiali saluti,
Dr.ssa Federica Capelletto