Guglielmo domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 16/04/2016

Lettera a se stesso

Per le persone che attraversano i miei stessi travagli penso che scrivere sia un atto purificatorio .
Sono passati quasi sei mesi da quando ho scritto una lettera con l'intento di pubblicarla, il ché credo sia un male perché scrivere diventa sempre più difficile , vorrei scaricare tutto e finisco col non dire niente. Se avessi alternative non scriverei perché per me è sempre un'esperienza devastante .
Non so nemmeno da dove cominciare , vorrei solo uscire da questo immobilismo e so solo che questa lettera non basterà e che non ho nemmeno le energie per poter cambiare. Credere che una lettera possa cambiarti la vita è qualcosa di eccessivamente pretenzioso ma è pur sempre qualcosa. Il punto è che non riuscirò mai a suicidarmi e che per quanto cado in basso ,per quanto posso essere determinato finisco dopo ogni paranoia per cadere in uno stato oblioso come quello di adesso , simile allo stato di dormiveglia , tremendo e confuso. È vero che in questo modo vengono annichilite le paranoie suicidiarie ma si entra in un ciclo interminabile di ripetizioni continue.
Forse se fossi capace di esprimermi non sarebbe nemmeno così difficile uscire dal mio problema , forse se fossi in grado di riordinare i miei pensieri invece di soffocare dentro di essi potrei anche reagire a tutto questo. Non sapersi esprimere , questo è il primo passo per un isolamento totale ed io se ancora ho la lucidità di potermi relazionare con gli altri devo evitarlo ad ogni modo. Non mi sorprenderei affatto se mi si dicesse di essere psicotico o trans psicotico anche perché ho perso la capacità di distinguere pensieri psicotici da pensieri "normali" . Un tempo avrei respinto un accusa simile , motivando con ogni mezzo a mia disposizione , affinché mi fosse tutelata la mia capacità di giudicare . Ora sono arrivato ad un punto invece in cui mi sento scettico di ogni cosa .. Non credo più alla giustezza dei miei ideali , non credo ad una morale , ho smesso di credere ai miei rapporti affettivi , non credo in niente , niente di niente e soprattutto non credo più nella mia capacità di ragionare , di giungere a delle conclusioni vere.
Lasciando stare questa matassa di pensieri che ho scritto fino ad adesso : Perché sono qui?
Non ho scelta , in questi ultimi tempi mi sento come un Dublinese di Joyce . Sento di dover andarmene ad ovest , di dover cambiare e di non avere altra soluzione . Ma non posso , non esiste nessun tentativo di cambiamento , non si tratta di accettazione a soffrire piuttosto un limbo collocato tra la morte * (Sono l'ultimo delle persone che morirebbe per mano sua , io condivido , anzi mi sembrano ragionamenti più che razionali quasi ovvi quelli di chi incoraggia
un suicida a non mollare la vita . Aggiungo che sarei il primo a fermare una persona da questo folle gesto . Ma queste paranoie accompagno la mia vita da almeno 7 anni , da quando frequentavo ancora le medie. Ammetto che non è una situazione proprio priva di incoerenze: Non esiste che io mi uccida ne sono assolutamente consapevole. Per me la scelta di vivere è ovvia come lo è per voi , 5 anni fa feci dei tentativi ma non li ripeterei mai più , eppure ,costantemente ,ogni giorno della mia vita , testardamente , irrazionalmente compio il mio rito di morte ripetendo quei pensieri come una stupida pellicola rotta) dicevo un limbo collocato tra la morte e l'impossibilità di rivoluzionare la mia vita . Non so cosa mi impedisca questo cambiamento (che immagino dovrà essere esplosivo come una dinamite) forse un po' tutto : Come la nauseante putrefazione che circonda la mia famiglia , l'ambiente in cui vivo e quello che non vivo della televiosione e della mediocrità , anche se pure il mio corpo è in continua necrosi . Probabilmente non reagisco perché sono timido fino al midollo (Addirittura... Una persona che si dica timida non è mai timida) . Forse perché è come se non fossi né vivo né morto . Molto più probabile invece ( e credo sia questo il cuore del mio problema ) io non riesco a rivoltarmi alla mia paralisi perché ho due coscienze: Una è quella che esiste esclusivamente come pensiero ed è quella che con grandissimo sforzo vi sta parlando , quella che vorrei portare alla luce. L'altra è la sua negazione , nel mondo vero non sò veramente chi sono .. Nel senso che ,credo per una serie di traumi , (Rise and Fall emotivi, che non scrivo in questa lettera ) mi sono creato una personalità per sopravvivere . Una persona spenta amorfa , non una vera personalità Non ho idea di quello che devo apparire agli altri .. Penso che mi vedano come qualcosa di impercettibile ed immateriale (ormai .. Forse in passato non fu così , vi dico che due anni fa vi fu una parentesi che adesso sta, nel mio passato, come un bellissimo macigno di cui non mi giustifico l'esistenza) . Non esiste nessun collegamento tra quello che penso e quello che sono.
Lo so .. Lo so che mi direte di andare da uno psicologo .. Ma non posso , non ci riuscirei , non ne avrei il coraggio . Capitemi per favore ... Questa è la mia Thule .. Spero solo di trovare qualcosa che mi aiuti a sbloccare questa situazione.
Grazie infinitamente

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott. Antonio Amatulli Inserita il 19/04/2016 - 14:41

caro Guglielmo, non vuole andare da uno psicologo, ma ha scritto comunque a molti psicologi. mi pare una persona che ben conosce la letteratura, cita Joyce, individuo un "viaggio a ovest", parla di thule. La thule, se ricordo bene è una zona sacra, ma sono reminiscenze di molti anni fa, quindi mi perdoni se non sono esatto.

una semplice domanda: come sarebbe la sua vita al di fuori di questo problema da cosa capirebbe che ha appena vissuto il cambiamento, cosa farebbe di diverso? E di cosa ha bisogno per farlo?

Se il cambiamento e' una meta, ha bisogno di una bussola per raggiungerlo.

Prego, Guglielmo